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Cronaca sovversiva. (Barre, Vt.) 1903-1920, August 22, 1903, Image 1

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Ebdomadario anarchico di propaganda: rivoluzionaria.
Ut rtdest miscris abeat fortuna, superbis!
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RéaMt tf AanmmlttrarioN, P. O. Box , Barra
8ATURDAT, AUGUST 22 1903.
BARRE, VERMONT-
SABATO, AGOSTO 1903.
CRONACA SOVVERSIVA"
Aogust 82 lfi03. N. 18
Pnblisbeb every Satarday, 3rre Vt. Bubseription
One yearfl; Bix monihs0,50; Threemónths 0,25
Cents. Single copy 2 Cents. F.Mariani, Publisher.
Da Dio alle leggi
dalle leggi alla natura
Diciannove secoli or sono, a milioni
di derelitti, che abbrutiti dalla miseria,
dall'ignoranza e dalla schiavitù, inva
no Spartaco risorto avrebbe spinti
alla ribellione, una voce fieramente
umana gridò: Tutti uguali dinanzi a
Dio! E sulle rovine della vecchia mo
rale pagana rifulse la nuova fede in
fiammando i cuori, sollevando gli spi
riti degli oppressi; la società fu rinno
vellata. Ma ciò non bastava.
Il cristianesimo obliò la sua missio
ne civile per divenir) religione; nel le
gnaiuolo si disconobbe l'uomo, per
non vedervi che un Dio; la schiavitù
era cessata, ma una nuova forma di
servaggio sorse a mantenere la mag
gioranza degli uomini sottomessa a
capriccio di pochi padroni. Al patrizie
era subentrato ir feudatario, allo schia
vo il servo della gleba, al Cesare dei
pretoriani il re del diritto divino.
Il dispotismo che aveva ottenuto dai
sacerdoti di Cristo una nuova più so
lenne consacrazione, continuò per
molti secoli ancora a spargere di lagri
me e di sangue il cammino dell'uma
nità. Un giorno però il rumoreggiare
sórdo delle masse popolari, annunciò
ai potenti che la pazienza cominciava
a mancare, e una voce terribilmente
vibrante fra i colpi delle piccozze che
demolivano la Bastiglia, proclamò alle
genti: Tutti uguali dinanzi alla legge!
Ma ciò non basta ancora. La bor
ghesia aveva iniziato il movimento ri
voluzionario che, per quella. tendenza
; a migliorare istintiva nell'uomo, attirò
e sedusse le classi diseredàte, e la
borghesia sola ne raccolse i frutti.
Il dispotismo aristocratico e teocra
tico passo', per lasciare il posto al di
spotismo berghese, più crudele degli
altri, perché velato da una parvenza
di libertà politica. L'idolo Dio aveva
perduto l'antico valore, ma rimaneva,
colosso tirannico all' adorazione dei
popoli, lo Stato, idealizzato nella pa
tria. 11 proletariato resto' quello che
era. Lo schiavo antico, da servo della
gleba nel medio evo, si cambio' nel
salariato d'oggi.
L'uguaglianza dinanzi a Dio non
aveva recato alcun miglioramento,
dacché Dio legittimava ogni sorta di
privilegio: l'uguaglianza dinanzi alla
legge non emancipava affatto il lavo
ratore, dacché la leggs consacrava la
proprietà.
I tempi 'pero' maturano, e l'umanità
conscia de' propri diritti, rigenerata
dal sacrifizio secolare dei migliori suoi
figli, più non accetta queste due for
mólcelJa tirannide antica e moder
na, ma svincolandosi dalle pastoie d'un
passato doloroso, tuona ai pochi sa
trapi che ancora la dilaniano: Tutti
uguali dinanzi alla naturai
Aspirazione comune: vivere! Ne-,
cessila comune lavorare!
BONHÒmtE.
Sorgi e Cammina ! j
Sotto il sole d'agosto, fecondatore
ardente, piegano i tralci, balenano ali
tando gravi le messi pingui biondeg
.giando; tra le foglie rosse come di ra
me brunito occhieggiano le pesche
mature, le giovenche all'ombra dei
vecchi noci fropzuti sonnecchiano sa
zie, pigre, lente.
Non è ingrata né avara la terra ai
figli che, le offrono e le infondono col
le sementi profumate il vigore, delle
braccia, della vita, gagliardo.
Perché la guardi iroso, figlio della
gleba?
- Perché? Non isventrammo noi la
scorsa primavera i solchi coll'aratro
dei nostri padri semplici, non falciere
mo noi al plenilunio le messi d'oro,
non trebbieremo noi nel tardo autunno
i covoni, non porteranno i nostri bovi
quest'anno al mercato tra le nebbie
del novembre i frutti della terra che
da generazioni sa la carezza delle no
stre braccia nodose, le cure d'ogni
ora della nostra giornata.
Un nuovo nemico, terribile, s'é cac
ciato tra la terra madre e noi rubando
alle nostre braccia il lavoro, ai nostri
bimbi il pane; un nemico che stride
contro di noi il bando dai solchi tra"
cui siamo nati, dalle capanne che vi
dero la nostra libera adolescenza e
l'ultima ora dei nostri padri; un nemi
co che non potremo affrontare né
sconfiggere giammai! Esso ha un ci
clopico petto di ferro, polmoni di ra
me, muscoli d'acciaio, ruggiti di chi
mera e passa come un castigo di dio
sulla terra radendola in un attimo co
me mille delle nostre braccia non sa
prebbero in un giorno e passa cantan
tando un inno misterioso, trionfale
di rivolte dannate, non lasciando per
noi, dovè passi, né lavoro, né pane.
. La macchina?
- La chiamano cosi e corre sulla
terra scabra come un mostro fremente
di sussulti spaventosi e la squarcia di
solchi immani in cui le nostre vanghe
si perdono e torna fremendo sulla terra
bionda di spighe e le miete: con una
febbre di furore le trebbia in un batter
dì ciglio e porta lontano, lontano, ver
tiginosamente i sacchi pingui che i
nostii bovi lenti portavano lo scorso
autunno al mercato ridente di gaiezza,
d'abbondanza e di clamori.
La macchina? essa ci caccia dai cam
pi che salutarono tra le gramigne tra
i nidi d'allodole la nostra fauciullezza,
dai prati che ebbero ghirlande pei no-
stri amori, dal nido che accolse tièpi
' do, carezzevole i nostri parvoli.
Noi periremo tutti, lontano... lon
tano di qui sotto un sole che non è il
nostro, di là dal mare, dove la terra
ha altri fiori, gli uomini altro linguag
gio, altri idoli, altre tradizioni, donde
sospireremo indarno il. lembo di cielo
che ci sorrise nascendo, il lembo di
terra in cui dormono, indimenticati,
gli avi.
La macchina è il nostro nemico, bi
sogna distruggerla sotto pena d'esser
ne dispersi.
. Non hai tu detto che essa miete
cantando in un'ora quel che voi non
mietereste, mille, in un mese? Non
hai tu detto che ha l'anima di bronzo,
i 'muscoli d'acciaio? che .non geme,
non soffre, non suda?
Essa è dunque la grande liberatrice!
E vorresti distruggerla? Barbaro, tu
chiuderesti al progresso le vie dell'av
venire. . " ' -,
Un progresso di desolazione
verso un avvenire di miseria e di mor
te ! meglio' sbarrarlo ai primi passi,
meglio soffocarlo alle prime minacele.
. E' utopia la tua. C'é un iddio
che sorriderà superstite alla rovina di
tutti gli dei: insommergibile egli trae
dalle sue rovìuoMMizz la J aljufe
de e la vittoria e.... cammina; tu non
metterai i ceppi al pensiero mai! La
macchina fu tra le sue fiamme fucina-
. s-. ...
ta, la macchina che è la prima e più
sicura vittoria del progresso umaniz
zato. -,
Lo sa il tuo padrone che l'aggiogo'
Passe-ivì e l'armo contro le tue brac
cia, contro il tuo pane, contro la tua
incoscienza disperata.
Distruggerla? Ma essa é forza e vi
ta, essa è sollievo ed ausilio, vuol dir
lavoro breve e lieve, riposi umani,
ozii fecondi a vivere, a riflettere, a co
conoscere: non é essa dunque la gran
de liberatrice?
: Essa libera i padroni dalle no
stre querimonie, dalle nostre proteste,
dalle nostre minaccie.
Essa libererà te dal giogo della
miseria, dell'ignoranza e della schia
vitù ove tu cerchi e veda. La macchi
na in potere del padrone ti é nemica,
nelle tue mani.... .
Oh! nelle mie mani!...
Nelle tue mani, docile al tuo
polso, agile sotto la guida amica essa
direbbe cantando nel ritmo che ti fa
oggi tanta paura come il lavoro non
possa essere né castigo, né pena, né
espiazione, ma pensiero che assurge
a divine temerità ma azione che ne
asseconda le audacie ne edisciplina le
scoperte meravigliose; the la libertà è
in quest'armonia fatidica, irrestibile
delle forze umane e delle forze natu
rali consociate senza di cui l'umanità
si perde sommresa dalle sterili com
petizioni d'interessi, di pregiudizi e di
supestizioni condannate.
Non distruggere la macchina, non
odiarla, essa non è oggi nelle tue mani,
come te stessa è schiava del padrone,
come come tutti gli schiavi essa ti ama
e ti invoca.
Nemico mortale ti é il padrone: at
terralo dei tuoi odii e delle tue colle
re, la macchina ti porterà, sorella, ter
ra, pane e libertà.
Sorgi e cammina!
H.M t l M:l:i:iiiiilii)tiitiiiitiiiiMti!iiiitiiiiiiiiiiitiiiiiiiiiiiiiiittt
SOIiiDflIETil' E JjESPOflSflBlIirrar
NELLA LOTTA OPERAIA
La mia seconda eresia riflette la respon
sabilità dei lavoratori rispetto al lavoro
che essi fanno, responsabilità che rimano
fino ad ora sconosciuta. E' abitudine in
veterata di considerare ouesto qualunque
operaio che lavori per un salario senza
alcuna considerazione pel genere di lavo
ro" a cui è adibito. V'è forse un'occupa
zione che sia effettivamente ripudiata ed
esecrata? Por infame e ripugnante che sia
una professione è difficile che si consideri
svergognato colui che laesercita. Lascian
do da parte l'esempio ed il numero sto
machevole dei cacciatori d'impieghi non
è forse il colmo dell'ambizione dei pift
l' ossere guardia di città, poliziotto o sol
dato, ambizione p irticolarmente solleti
cata dalle stupide donne del volgo, dalle
serve e dalle cuoche.
Eppnre i soldati che s'arruolano in In
ghilterra volontari sanno che loro preci
pia t,l3nèi.e non sarà di difendere la pa
tria, "sicura da ogui minaccia, ma di reprì
mere l'una dopo l'altra le rivolte dei pò
veri indigeni male armati, di reprimerle
con ferocia implacabile sì da soffocarle ai
loro primi sussulti ed impedire cosi eh-.
esse si estendano o si ripetono.
Non hanno duna ue vercrocrna notasti
o r .
giovani di ai molarsi per questa turpe bi
sogna di manigoldo e di boia, come non
ha vergogna la gran massa del popolo di.
fraternizzare coli' esercito! Allo stesso mo
do non abbiamo mai carestia nè di sensali,,
nè di collettori di rendite, nè di agenti
dell'imposta, nè di fattori, nè di campieri;,
la sedicente opinione pubblica cheosten
ta volontieri i più nobili sentimenti di i
umanità e di civiltà non mostra d'accor
gersi di questi nemici intimi e non se ne
occupa che per iscusarli: tanto non è col
pa loro.
Vado dììi in là e dico che mentrA umLi
schiuma dell'umanità gode d'una popola
rità problematica è infinito invece il inu
merò delle industrie e delle profesM'onti
ignobili od atroci a cui nessuno troia &
ridire. -
Lavoratori che erigono abitazioni fal
sane, che confezionano abiti di pessina
qualità, alimenti corrotti e via, via, the
pare si siano assunto il compito di deo
dare l'esistenza, d'abbrutire la menteo
l'animo dei loro compagni di wiserif.
quanti ve ne sono!
Chi ha rizzato le catapecchie e le sof-
fitte, chi quel che è ben paggio le-,
mantiene in uno stato di continua rovina,
rabberciandole d'effimere, d'apparenti ri
parazioni? chi tesse, chi cuce gli abiti tha
al primo sforzo, al primo giorno scoppia
no e si fanno cenci e brandelli? chi pastic
cia gli alimenti abbominevoli, le bevande
avvelenate che i poveri, soltanto i poveri
comprano? chi infine le spaccia al pubbli
co, ai poveri, fraudolentemente, tra una
finzione ed una menzogna sotto l'etichetta,
pomposa che ne cela le magagne?
I capitalisti che sono i soli a profittarne
danno l'ispirazione, è vero: ma tutto que
sto enorme inganno è organizzato da in
dustrie solide, potenti, rispettate, indu
strie edilizie, tessili alimentari, da tutti
gli impiegati di commercio.

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