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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, August 11, 1906, Image 2

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Un Assassinio
.... Deibler finalmente, un po' Jjjzoppican
do, si dirige verso la porta della Roquette.
Va a cercarlo; ci appare un poco imbaraz
zato, dall'andatura pesante. vSi ferma, .rac
coglie la scopa, scalpiccia un istante.' Poi,
insieme con lui, quattro o cinque persone,
vanno a cercar l' upmo. Al disopra della por
ta, da cui, durante venti minuti, i nostri
sguardi non si distaccano più, sono scritte
le parole: Libertà, Èguaglianza, Fra
tellanza. Ed ecco che ad un tratto, le porte, della
Roquette si schiudono. Un brivido, come
un leggero colpo di vento sulle foglie spin
ge innanzi tutte le teste. Più vicino, sotto
un loggiato, sono- sedute cinque fanciul
late. '
Il cappellano, gli aiutanti, Emilio Heniy
sbucano dalla grande porta.
Da quel momento il mio sguardo non do
veva più distaccarsi da quel viso, nel quale
io pensavo sorprendere i movimenti supre
mi della sua anima che mi assorbiva tutto.
Intorno al ricordo nitidissimo che io ho con
servato del turbamento di quel fanciullo,
della scena formata dalia piazza, dalle trup
pe, dal pubblico e dalla ghigliottina, non
mi resta altra impressione che quella di una
nube incerta e bassa, alla quale egli appor
tava la bellezza tragica dellasua ribellione
e del suo petto bianco ampiamente scoperto
Quando il triste corteo, a passi affrettati
trascinò sulla piazza gelida Emilio Henry, io
riconobbi un intellettuale. Sotto quel freddo
innanzi a quell'orrore, il suo corpo, così
flebile malgrado i legnini, accusava, contro
il suo volere, uno sconcerto mescolato a fu
rore ed alla fretta di compiere la sua deci
sione Il viso del condannato a venti passi
della ghigliottina si copre di un pallore che
non ha niuua tinta pallida conosciuta, ma
il bianco morto dei suppliziati.
E eli aiutanti che lo trascinano dicono
pure di sentirlo sempre inghiottir la saliva
con un rumor delle labbra. Nondimeno E-
- 1 tt .,.t-i.z i : f. :
Iiiiiiu xiemy uj uncini, a va iuui i suui aiuii
per riflettere dalla sua persona e imporre a
tutti l'immagine nobilitata ch'egli si faceva
di sè stesso quando commetteva i suoi at
tentati. Egli erasi promesso di morir come
l'eroe di un'idea. E pervenne ad impor
re il suo orgoglio fiero alle sue membra
di povero fanciullo. I suoi occhi, mossi da
destra a sinistra pareva che ballassero. Lo
trascinavano a passi troppo lunghi per le
sue gambe impacciate dai legami, e in quel
vacillare qualcosa commoveva che ora, ri
flettendoci, meglio distinguo: era il vacillar
d'itti bimbo cui si apprenda a camminare.
Niun dubbio ch'ei avesse preparato il suo
grido. E lo gettò senza gran forza, ma che
non mancava d'autorità: "Coraggio, com
pagni! Viva l'anarchia!" Coraggio compa
gni! era un'ultima speranza, un ultimo ap
pello? O volle egli solamente confessar la
sua fede, affermarsi al termine sanguinoso
del suo cammino? E ripetè: "Viva l'anar
chia!" ' -
Quel parcorsó non durò più di un minu
to; ma in ogni epoca e in tutte le civiltà,
colui che si ostina innanzi alla morte ha
costringe l'ammirazione a venire a lui, im
perocché gli uomini sono sopratutto amanti
'dell'energia.
Fra i presenti, pochissimi guardarono
cacfer.il coltello. Molti fuggivano già quan
do se ne intese il sordo rumore. Sessanta
chili tutto un sistema sociale cadeva
no, intaccandogli il mento sul collo di quel
l'adolescente che, si dice, sia. morto ver
gine. ; Sovraeccitati da quel terribile alcool che è
la morte, uomini che io so moderati si di
menavano come;forsennati. Il grido di "Vi
va l'anarchia!" era su molte labbra. Il san
gue e l'energia suscitano nel più profondo
dell'essere, strane emulazioni.
Quell'orrenda macchina-gingillo, quelle
spugne, quel recchio sudicio, quegli aiu
tanti ignobili, non spaventavano che i pol
troni, non lasciavano freddi che i bruti, an
gosciavano il pensatore e met' evano fuori di
è l'esaltato. Molte persone dovettero esser
arrestate sulla piazza della Roquette. Ma
come non si può. ghigliottinare, un'idea,
neppur si può arrestare una scossa nervosa
che, determinata da tali tragedie sociali, si
ripercuote nelle oscure latebre dell'uomo,
animale carnivoro idealista.
Fu una colpa psicologica l'aver giusti
ziato Emilio Henry.
Voi stessi gli avete composto il destino
cui aspirava. Egli aveva ucciso per le sue
idee. Coll'atto della Roquette, voi date alla
sua memoria un'imperiosità ch'essa non
aveva certamente assunto coi soliti atti del
la avenue dell'Opera e del caffè Terminus.
Quando la vettura che mi conduceva via
da quella scena vergognosa fu raggiunta
dal carrozzone che, fuggendo di galoppo,
trasportava il cadavere al cimitero d'Ivry,
io vidi la folla salutar colui ch'essa aveva
già voluto fare in pezzi sul marciapiede del
caffè Terminus.
La mattina del 21 fu reso un utile servi
zio alla ribellione ed uno pessimo alla so
cietà. La lotta contro le idee si conduce con
mezzi psichici, non cogli accessori del. car
nefice Deibler. In una crisi in cui necessi
terebbero alte intelligenze e uomini di cuo
re, il politicante ed il carnefice non appor
tano che espedienti.
M. Barres,
Questo pubblicava il borghese Journal di
Parigi all'indomani dell'assassinio di Emi
lio Henry. .
E l'Autorità'?..
Fy indecadenza. L'epoca in cui viviamo
non ha più rispetto, ne per gli idoli, uè per
i principii. Ciò che fa la disperazione degli
uomini dell'ordine, delle cariatidi della so
cietà borghese! Gli dèi, i re, sono posti
continuamente in ridicolo, in un coi grandi
principii sacrati dalla tradizione; gli dèi, i
re, l'autorità, la legge, la morale, ecc. , per
dono ogni giorno una parte di questa in
fluenza che conferì loro l'ignoranza degli
uomini del passato, -
E il crollo della barracca borghese che si
opera! Il conservatorismo, multicolore, ne
faccia il suo cordoglio
I giornali, ci rapportarono recentemente,
che, nel quartiere militare di Pistoia, fu
trovato il grande quadro rappresentante il
re Vittorio e la regina Elena, perforato da
colpi di coltello. Il caso cagionò una gran
de emoz:one nelle alte sfere del comando
militare. Avvertito il ministro della guerra,
un ufficiale fu incaricato di una speciale
nchiesta onde scoprire l'autore o gli autori
del grave spregio. Il generale, è Jsuperfluo
dirlo, condusse l' inchiesta col massimo
rigore e scoperse,... niente, o, meglio, sco
perse la bugia pietosa! che molti altri
quadri e fotografie esposte nello stesso quar
tiere erano state esse pure, dalla mano igno
ta, deteriorate.
Secondo l'intendimento dell'alto funzio
nario militare, allargare il male dovrebbe
significare diminuirlo. Gli uomini d'ami,
se mancano di logica, non mancano di ori
ginalità nelle trovate!
Ma, poco c'importano l'inchiesta ed i ri
sultati di essa. Noi vediamo il fatto, nudo
e crudo, vediamo lo sfregio arrecato all'ini--magine
dei sovrani d'Italia da un soldato,
vediamo un idolo infranto, un principio ol
traggiato. Ed ancora: se lo sfregio e l'ol
traggio fossero stati praticati da un sem
plice civile rammentiamo che, nel lin
guaggio di caserma, civile, vuol significare
colui che non porta la divisa militare
la cosa sarebbe ancora di un'importanza
media; ma provenendo esso da un soldato,
da uno di coloro che sono addetti al mante
nimento dell'autorità monarchica, valen
dosi magari della forza, la gravità del fatto
diventa maggiore.
Quando, ki un esercito, l'autorità del ca
po supremo viene così posta in non cale,
quando viene recato oltraggio al capo dello
Stato, vuol dire che tutta l'organizzazione
militare si trova minata dalla corrente sov
versiva.
Non si dica che il fatto della caserma di
Pistoia è l'opera di uno squilibrato, di un
isolato; il fiasco dell'inchiesta del colon-
ttello Pascale . è sintomatico, vuol dire
che il malcontento e l'avversione per il re
gime militare ha radici assai profonde. E
noi lo crediamo. Il popolo non è sempre la
pecora che pazientemente si lascia tosare;
qualche volta si cambia in leone, allarga le
fauci, allunga la zampa pronto a ghermire
l'avversario. Segni precursori, inquietanti
per gli uomini di governo, si vanno mani
festando, diventano frequenti. Possiamo
rallegrarcene e in pari tempo.jraddoppk re i
nostri sforzi, onde assestare il solido colpo
finaie alla barracca borghese.
Cadono gli idoli, dileguano i principii: è
la rivoluzione che s'avanza. Ben venga! noi
la salutiamo redentrice dei popoli!
Lo Zio Virgilio.
Ad una giovane borghese
Non scorgi, giovane borghese, per le vie
fiancheggiate da palazzi, quei visi abbron
zati dal sole, quelle figure' scarne, macilen
ti, che vagano curve, affrante dal dolore,
dilaniate dalla fame, che tendono la mano
magra e stanca ai tuoi pingui genitori ed
ai tuoi pretensiosi cavalieri?
È l'orrido spettacolo della miseria, nega
zione di ogni sentimento di dignità umana;
è la bassezza e la tracotanza di due opposte
classi sociali: la sfruttata e la sfruttatrice.
Mentre tu, giovane borghese, nel tuo ele
gante stanzino, spensierata, ti 4diverti a sfo
gliar le pagine artistiche del libro che vien
DE paraitre, pregustando le dolci sensa
zioni trasfuse dallo scrittore di moda nei
periodi impeccabili o nelle strofe alate, tu
non pensi che fuori, nella deserta via not
turna, degli uomini, delle donne, dei fan
ciulli, dei miseri privi di casa e di giaciglio,
vagano tristi, in cerca di un tugurio che li
ripari la notata.
Forse, a te non giunge l'eco di tante
sventure, di tante sofferenze, di pianti e di
gemiti forse la scena della miseria corrut
trice non colpisce i tuoi occhi, avezzi or
mai a mirare solo il lato bello della vita. -
Le danze, le ricchezze, la gioia, che re
gnano sotto il tuo tetto, non ti lasciano
scorgere le angosce e le disperazioni degli
affamati: i dolori che sortono dalle stam
berghe ed il mercato infame che nelle viuz
ze recondite, protetto dalla semioscuritàsi
oper.?.
Tu non conosci gli spasimi di uno sto
maco digiuno e gli strazii di un cuore che,
assillato dalle privazioni, deve rendersi in
sensibile ad ogni sentimento d'amore per
darsi al miglior offerente, per darsi al pri
mo venuto,
Ah, no! Tu non osservi tutto questo spet
tacolo di miseria, tu non pensi un sol mo
mento alla vita fatta a coloro che sono i
creatori della ricchezza di cui godi, tu non
sai che i produttori di tanto benessere vivo
no sovente una vita di tristezza e di dolore.
Al tuo cuore -non giunge l'onda triste
delle sofferenze umane; la nota lugubre de
gli spasimi e dei dolori altrui non fa vibrare
il tuo cuore ignaro, non fa versare una lagri
ma ai tuoi occhi ridentiTu non senti quan
to sia dura la la vita e quanto sia feroce la
società in cui viviamo. Non comprendi la
grandezza del nostro ideale, apportatore di
giustizia, di pace e d'amore.
Giovane borghese, squarcia un istante il
velo d'ipocrisia che ti circonda e guarda ol
tre gli orpelli della ricchezza, ascolta le pa
role di vendetta che vengono presso di te
ed indagane il senso; le troverai certo vol
gari nell'espressione, effimere al tuo sentire
sdolcinatoma quanto sincere e grandi esse
sono! Ascolta le parole untuose che ti ven
gono dalla chiesa, dalla reggia, dal preto
rio", analizzane il significato; non ti offende
ranno, saranno corrette nell' espressione,
ma suoneranno falso e significheranno: odio
e viltà. Odio e viltà propagati in nome di dio,
della legge e dell'autorità. Confronta queste
voci e, se atrofizzato non è il tuo cervello
ed insensibile il tuo cuore, comprenderai
che il benessere è un privilegio, che la ric
chezza è un furto, là fede un'assurdità, e la
legge un inganuo.
Tutto è menzogna nella società borghese.
Quando avrai capito ciò, potrai svincolarti
decisamente dalla superstizione e dalla mol
lezza che attualmente ti seducono; e potrai
schierarti dalla parte di quelli che stanno a
difesa degli affamati, degli oppressi.
Sì, vieni con noi a propagare fra i popoli
la verità; e vedrai che la tua vita sicambie
rà da un momento all'altro, e vivrai felice
coi sacri nomi di Uguaglianza, Amore,
Liberta fra le labbra.
. Serpentina.
Pagate il vostro abbona
mento al giornale che e9 in
deficit!
IV?
Echi del Primo Maggio
e del 4 Luglio in Italia
Trapani (Sicilia 1906).
Imponentissima passeggiata delle Leghe
dei contadini con bandiere rosse e rosj-e e
nere. Socialisti ed anarchici vi parteciparo
no. Girarono le strade principali del paese,
sciogliendosi sotto la statua di Garibaldi in
Piazza Marina, non prima però d'aver de
posto una corona di fiori freschi sul capo
del leone di bronzo che giace ai piedi della
superba statua.
Dopo aver parlato socialisti ed anarchici
. tra i quali ebbero parole sentite il socialista
avv. Gaspare Nicotri ed il compagno An
tonio Casubolo, fu degno di nota l'afferma
zione dell'operaio nostro compagno Giu
seppe Messina, il quale, alla fine del discor
so fatto dal socialista avv. Ricevuto, scattò
per rimbeccare l'oratore, il quale voleva
impedire che altri dopo di lui parlasseio.
Fu dagli astanti applaudito.
"In mezzo a- noi lavoratori disse il"
Messina nessuno ha diritto di chiudere
la discussione, tanto meno gli avvocati, che
nulla sanno di ciò che significano pesanti
lavori di braccia, di ciò che significa conti
nuo sfruttamento, fame, miseria, nostri
patrimoni. Perciò, bando alle, chiacfciere,
compagni di lavoro, intèndiamoci tra di noi1,
ed una buona volta comprendiamo che la
terra, madre comune, deve ritornare patri
monio comune e che occorre espropriarla
colla forza a quelli che colla forza se ne so
no impadroniti".
Nessun disturbo sin qui si era verificato;
perchè la forza pubblica non si era fatta ve
dere. . Il corteo si sciolse al grido di: Evviva
l'anarchia! Evviva il socialismo!
I contadini a gruppi sè ne andavano indi
per i fatti loro, e mentre un gruppo di la
voratori con una bandiera spiegata usciva
fuori del paese, alcuni fanatici monarchici
si permisero di sbarrare la strada, imponen
do loro di gridare: viva il loro idolo.
I contadini offesi conciarono per le feste
i borghesi disturbatori.,
II commissario, un delegato ed altri agen
ti di pubblica sicurezza, s'ebbero pure la lo
ro parte. La truppa dovette intervenire.
La sera del 2 Maggio, cioè l'indomani,
Giannitrapani Alberto e Casubolo Antonio,
dopo una visita domiciliare, con grande ap
parato di forza, vennero arrestati e portati
alla caserma dei R.. R. C. C, non potendo
la forza andare avanti, causa il popolo che
l'impacciava e minacciava con grida di "la
sciali! lasciali !"-
Ad ora tarda furono condotti alle carceri
Centrali; e là ancora il popolo agglomera
tosi rumoreggiava. Fatti entrare gli arre
stati, la benemerita e le guardie di P. S.
inveirono condro la massa dei dimostranti
con le sciabole ed i revolver, arrestando al
tri compagni nostri.
Oggi, 4 luglio, gli arrestati comparvero
in tribunale correzionale, per rispondere di
oltraggio alla forza pubblica, spaccio di ma
nifesti sovversivi e grida sediziose allo sco
po di far insorgere il popolo: Antonio Ca
subolo, Salvatore Renda, Vito Giannola,
Leonardo Sammartano e certo Incardia
(Alberto Giannitrapani era stato prosciolto
dopo 20 giorni di carcere).
La difesa sollevato un incidente, fece no
tare alla corte che i reati imputati agli
arrestati, sonò di competenza della Corte
d'Assise. Il tribunale accolse l'incidente e
rimandò gli imputati ad un'altra udienza.
Il 26 Maggio fu fatto la causa di Sam
martano Francesco e di Michele Dibella
tutti e due nostri compagni, assieme ad al
tri. Essi erano imputati di violenza contro
le persone, devastamento di tabelle dei bot
teghini del lotto, rottura di fanali pubblici,
gettito di un carro postale in mare, brucia
mento dei ritratti dei sovrani nel palazzo
municipale, ecc., ecc.
Furono difesi dai valentissimi avvocati
Gian Vito Grignani, Enrico Giantrapani,
Capra Mariano, Giacomo Landicina, Sta
bile Stefano ed altri. Tutti gli imputati fu
rono assolti.
Il giorno 30 Maggio i compagni Michele
Palermo, Andrea Milazzo, Filippo Piazza,
Figliuoli Domenico, Anna Martinez e Gio
vanni Batt. Russo comparvero in tribunale
imputati di resistenza ed oltraggio alla for
za pubblica e di grida sovversive emesse il
13 Maggio. Tutti furono assolti per inesi
stenza di reato.
Posa Piano.

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