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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, February 20, 1909, Image 1

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ANNO VII.
Entered
UN BEL CESTO
-OC
Ad iVinilcare Cipriani ne capita
no da parecchio tempo in quà di
tutti i colori : i malandrini dei sob
borghi, scambiando per un ren
tier questo povero paria del gior
nalismo sovversivo, l'assaltano di
notte per levargli i quattrini che
non ha, che non ha mai avuto, e
pèr poco non lo strozzano; la con
sorteria pseudo-socialista della Pe-
te
y
UT
tite Republique dopo di averlo
ferocemente sfruttato durante ven
tanni lo butta sul lastrico, come un
limone spremuto, per la sua apolo-
già del regicidio di Lisbona, la Fe- f
tite Republique che pur gli ave
va lasciato difendere e celebrare il
regicidio di Monza;- l'ultima che
gli capita è anche più curiosa
muore ad Auteuil una vecchia si
gnora e gli lega per testamento sei
cento franchi all'anno di rendita.
Non è ancora nulla.
Cipriani, per debito di coerenza
ad un principio che ha affermato e
proclamato durante quarantanni,
Cipriani che è povero in canna ed
è vecchio e non. ha il becco di un
quattrino, 'rifiuta il legato ; ed i
pratici, i modernissimi gli gridano
in coro che è una vecchia giberna,
che è un ciondolone.
ho confessa egli stesso in questa
lettera che stralciamo dalPHuma
nìte :
"Or sono quarantaquattro anni , che è
quanto dire dopo la fondazione Bell'In
ternazionale nel 1864 al Saint Martin
Hall, a Londra), la misera dozzina di so
cialisti che noi eravamo allora propugna
va nei pubblici comuzii, è nei rari gior
nali di propaganda l'abolizione della pro
prietà privata cominciando col chiedere
l'abolizione del diritto di successione.
Era anzi questo il cavallo di battaglia
dei propagandisti di quel tempo ; era, al
lora, il principio essenziale del sociali
smo, la sua pietra di paragone; non si
era socialisti se non si proclamava l'abo
lizione del diritto di successione.
"E con questa aspirazione si svegliava
no le folle, si raccoglievano applausi, si
mietevano simpatie, si ascrivevano ade
renti al nostro grande ideale.
"Dal canto mio, è facile immaginarlo,
ro dei più ardenti abolizionisti del di
ritto d'eredità, e confesso a mio otcr
dì essere stato le mille volte sonoramente
fischiato e preso a mele fracide dai . pro
letari incoscienti," docili ai padroni dui le
nostre eresie facevano inorridire
"Poi il vento è mutato, i fischi si sono
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cambiati in battimani, e, tornato al mio
posto dopo ver t quattro anni di prigione,
sono stato amabilmente sorpreso di ve
dermi portato in trionfo laddove per po
co non ero stato lapidato.
"Di nebulosa l'idea strafatta astro, e
della sua luce benefica irradiava il mon
do; aveva superato le frontiere, varcato i
mari, traversato i continenti più lontani;
i quattro ripugnanti malfattori degi
, -del bagno e della forca, eravamo diventati
milioni, eravamo penetrati un pò per tut--to,
non facevamo più ridere, facevamo
paura.
"Erano Vavvenire,la vittoria certa. Ma
a mio avviso qualche cosa era cambiato
anche in noi : nelle nostre riunioni, nei
nostri giornali non si parlava più o quasi
dell'abolizione del diritto di successione.
Ne ebbi come una punta di meraviglia, e
timidamente volli chiederne spiegazione.
Mi rispose con -molto sussiego qualche
compagno: "bisogna essere del proprio
.. tempo, amico mio. Tutto ciò era buono
"una ventina d'anni addietro; oggi l'a
"bolizione della proprietà sottintende l a-
bohzioue della eredita . Edame che-
I
eli chiedevo con una certa esitazione che
cosa avrebbe f atto tse qualcuno morendo
gli avesse lasciato un'eredità, questo
compagno moderno, e progredito rispon
deva : "Guarda mo' che discorsi ! ma
l'accetterei, diamine!"
w Ho fatto un giro sui tacchi ed andan
domene non mi sono trattenuto dal mor
morare tra me : "galantuomo mio, tu
non sei socialista". , ,
' ' Mi sono, ahimè ! dovuto col tempo
persuadere che l'amicone era "dalla parte
del progresso, che io ero rimasto il so-
gnatore incorreggibile d'ùnaSroltpquel
che al giorno d'oggi gli avanzatissimi
chiamano una zucca. Ma sentivo in fondo
al cuore una voce cne mi diceva : cam
mina, vecchio, che la verità è' ancora
dalla tua...:.."
"Il 3 Dicembre 1908 è morta ad Au
teuil la vedova Carruette.uua signora in
tegra ed onest vncomparabilmente t u na
presso la quale andavo di quando in
quando a passare qualche ora. "
"Il 22 gennaio ultimo dal notaio Du
tertre, 183 Boulevard Saint-Germain, 1 o
ricevuto il seguente bigtietto :
"Signor Cipriani,
'Vi prego di passare nel mio studio venerdì
prossimo verso le cinque di sera dovendovi fare
qualche comunicazione intorno al decesso della
siarnora Carruette". '
"Vi sono andato per una semplice cu
riosità, e, per farla breve, vi appresi che
la signora Carruette mi lasciava una ren
dita annua di seicento franchi. Non mi
venne alle labbra che una parola : rifiu-
-tó ! e me ne sono tornato a casa. -
'Se racconto l'istoria gli è che mi pare
va d'aver fatto una sciocchezza. Per aver
ne la coscienza tranquilla ne ho scritto a
qualche amico, ne ho interpellato verbal
mente qualche altro e, cosa meraviglio-
sa! mi hanno risposto tutti che ho avuto
torto a rifiutare. ,
"Proudhon essendo rappresentante del
popolo, proponendo non so ora più quale
legge.e la sua proposta messa ai voti, non
ebbe che il suo voto e quello eli Greppo :
"Senza quell'imbecille di Greppo s?rei
stato solo a votar la mia legge" aveva
esclamato Proudhon. -
"Io non ho trovato neanche un Greppo
che approvi il mio rifiuto.- -1 -
"Malgrado questa unanimità io conti
nuo a credere, è ne ho la convinzione più
ferma, che ho agito bene, che ho fatto
bene.' " ,
"è, vero che ventimila franchi sono un
magro capitale e chea rifiutarli v' è poco
merito.
"Ma per me che non ho un soldo, po
tevano essere qualche cosa e, senza aver
nè aria nè gusto a posare, mi sento feli-
ce di quello che ho fatto, perchè ho la
BARRE VERMONT, SABATO 20 FEBBRAIO 15C9
post - 'otfice -ti lUrru.1 Vermont ualer Act o' Conress
ferma Convinzione d'aver agito da buon
socialista.
Amilcare Cipriani.
avveduto dei pratici non diremo
che ha fatto male Amilcare Cipria
ni il quale ad una rendita annua
di seicento franchi preferisce l'es
sere in pace colla sua coscienza.
Praticamente, certo, può essere
parso a piùtì di uno tra gli amici
consultati dal Gipnani che quei
ventimila franchi sottratti agli ere
di legittimi, che potrebbero far
ne un cespite odioso di sfrutta
mento e d'usura, e devoluti a
mo' d'esempio -, ai rivoluzionarli
russi che ne hanno bisogno e san
no farne buon uso, avrebbero me-
glio giovato alla causa della rivo-
lU2i0ne cui ha dedicato e dedica
a ri, rwiir,; 'u fa - 1io
- . - M .r .
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lonuaii&ucu cu iuLraut,igcuLc.
Ma.... v'e pure un ma che ha il
suo peso. ciliando la propria vita col proprio
Quando sulla china della prati- pensiero egli non ha attinto soltan
ca si sostituiscono i compromessi tanto la 'più alta forma di felicità
e le transazioni al rigorismo, ed al- che ai pionieri sia consentita, ma il
l'intransigenza incomoda non si va diritto anche di disprezzare, di colli
di ruzzolone in ruzzolone ad aflon- patire le mezze anime, i mezzi cer
darsi nella gora marcia ed infetta velli, i mezzi cuori, le mezze fedi, a
del mondo moderno che pur si vor-
rebbe risanare e rinnovare?
Si sa tutti dove s'incomincia; ma
chi sa dire dove bisogni arrestarsi,
dove sia il limite oltre il quale la -
pratica diventa rinunzia, abiura,
tradimento, viltà ?
Per essere pratici, un quarto di
secolo addietro i migliori compagni
riostri, esausti dall'inutile gesto
astensionista, hanno '.disertato la
piazza per la tribuna parlamentare.
Era più pratico : bisognava squilla
re in Parlamento in faccia alla.bor-
ghesia indifferente e cinica la pro
testa dei miseri e degli schiavi ; la
tribuna era più autorevole, l'aposto
lato meno tormentoso, la propagan
da più diffusa, più sicura, più effi
cace. Poi ? ;
Poi quelle voci si affievolirono,
quelle proteste tacquero, quelle
energie si anchilosarono, quei ri-;
belli sono divenuti .bueni figliuoli.
E quando sui lupi ammansati la
borghesia ghignò l'ironia del suo
cinismo sanguinoso, i pratici, vol-
lero dominarla, aa più aito vertice ;
scalarono le ultime-vette del pote-
re e di la in luogo di tuonare alle
genti il nuovo diritto umano, sen
za pur accorgersi che a ritroso ave-,
vano rifatto il cammino di tutta la
loro vita, i nostri fratelli di ieri ci
hanno regalato, in omaggio alla
pratica, bavaglio e manette, piom
bo e galera, è la vergogna della
ghigliottina proietta la sua ombra
cupa sulla civiltà del ventesimo
secolo pronubi due compagni d'ieri:
Briand e Viviani.
Gli atti di rigida intransigenza
sono il miglior antidoto contro sif
fatte catastrofi. Per questo appunto
che si ispirano all'ideale, voce e
luce del domani, essi non rispon-
of Marcherà, 1879.-- S. BOTTELLI Publisher.
dono mai, o quasi mai, alla pratica
rlif è ti orma ed interesse dell'odi.
; 00;
da cui aborrono; ma lungi dall'es
sere inutili e sterili essi sono i pro
pulsori più energici della rivolu
zione, i più attivi fattori dell'eman
cipazione. .
Che se si iutessono della loro ine
sorabilità intrattabile ed arcigna
le resistenze e gli impeti che, nel
l'antagonismo sempre più vivo che
il passato e l'avvenire, tra la barba
rie e la civiltà, tra la schiavitù e la il frate perchè la sua spaventosa descri-
libertà, hanno a noi designato il zione non mira a commuovere, ma a ren-
i. a: c Jv. dere più convincente la terribile dimo-
nostro posto di battaglia, e se m
. 1 . Vi 1 , . stradone che sta per fare,
noi e coscienza del nostro compito perchè egU nou pensa alIe vitlime .
e della nortra, mèta, e questa attin- -egj uon piange coloro che pentirono,
geremó tanto più presto è più SÌCtt l'ultima voce dei cari perduti "tra le mi
ramente quanto più dimetteremo cerie elevate e pesanti senza potervi nul
della zavorra dei piccoli calcoli e la" ; no, egli non pensa che all' "uomo
della pitocca morale borghese, noi moderno come pensatore" per chiedergli
. . , . . . . . . , freddamente che cosa la scienza abbia da
possiamo ben dire al vecchio Cipria- ,. , . . ,
r dire e da contrapporre alla risposta della
ni, all'incorreggibile sognatore, che fede anzi ala sua vittoria perchè il frate
egli si, e semplicemente e heramen-
te tenuto sulla buona via,- che con-
cui la pratica è sagace e comodo
rifugio ai calcoli sordidi ed alla
compassionevole miseria intelletua
le emorale.
Anima.
La sferza di dio
La sferza di dio, o, per essere più esat
tala sferza della quale ultimamente dio si
si è servito per abbattere e convertire
questo ribelle genere umano è il terre
moto. "Sì, dio in un terremoto ha fatto cen
tomila vittime ; dio ha lasciato sul lastri
co ventimila famiglie ; lui ha provocato
labrime e dolori che si trasmetteranno
per la vita e per più generazioni ; lui ha
gettato la desolazione e la morte in due
città che erano il giardino d'Italia ; oso
dire che egli avrebhe potuto fare di
più
Chi pronuncia l'inumana parola non è
ome sembrerebbe naturale di credere
un bestemmiatore di dio : è un suo
ministro che ha per ufficio di predicarlo
e di esaltarlo : è il cappuccino Roberto da
Nove che il 10 gennaio u. s. tenne nella
chiesa dei Cappuccini in Roma un solen
ne discorso commemorativo "Per le yit
timedi Calabria e di Sicilia" , discor
so che è ora pubblicato iu opuscolo dal
Comitato Centrale di soccorso . dalla Gio
ventù Cattolica Italiana.
Padre Roberto da Nove non è un pre
dicatore da strappàzzo e la sua parola,,
anche se ampollosa, sa essere efficace e
colorita nel rappresentare l'immensa sver
tiira, e con l'accorta insistenza, con la
scelta delle immagini più crudeli e terri
ficanti sa far balzare di orrore e di pietà
il cuore di chi regge.
'È bastato un momento -egli dice
per fare di Reggio e di Messina un cimi
tero : ma nel cimitero starino coloro che
sono veramente morti ; i Tnorti sono po
chi : morranno, non dubitate ; ma è un
cimitero di sepolti vivi ; vivi nella lotta
efferata e straziante fra la vita e la
morte. E quella lotta durò tante ore
tanti -giorni, tanti nòtte, e il primo che
Num. a
morì, meri dissanguato, e l'ultimo (orri-
bl'e a di dirsi) mori di fame".
Orbene queste cose atroci il frate (e
quando le pronunciava l'ultimo non era
-certo ancora morto di fame ! e forse non
è morto ancora, ed io lo scrivo fremen
do !) queste cose atroci il frate dice s;nza
un accento di vera commozione : egli
traccia, quasi con un senso di compiaci
mento artistico, l'orribile quadro obbe
dendo forse all'abitudine retorica con
tratta nel descrivere gli orrori dell'infer
no nel quale tra fiamme e geli soffrono i
peccatori. Non può sentire umana pietà
afferma che "dal trionfo crudele delie
forze cieche, sulle forze vive animate ;
dalle ceneri e dalle macerie, dai cadaveri
e dagli agonizzanti dal!a crudeltà ,del
suolo e delàà.pietà umana sorge la vitto
ria dello spirito sulla materia, dell'ideale
sul fatto, della fede sulla scienza".
Pensate, lettori: da quando l'annuncio
tremendo della catastrofe diffuse uel
mondo dolore ineffabile ed infinita pietà
ognuno ha voluro dimenticare differenza
di parte, di patria, di razza, per sentirsi
soltanto, e prima di ogni altra cos", no
mo, per rivolgere, come uomo, il soccor
so fraterno, la parola di conforto, il ge
sto del compianto ai fratelli sofferenti e
gemeuti, ai fratelli motti e morituri sotto
le mecerie ; ed ognuno ha sentito come
davvero il fragore della nostra guerra
umana sia il ronzio dì un'ape contro il
bugi:o vuoto, ed ha sentito il bisogno di
tendere le braccia in atto di amore, 1
trovare compagni nel proprio timore : ed
ognuno ha compreso che dalla sventura
sorgeva il graflde ammonimento della
necessità della solidarietà-umanY per di-"
fendere la vita e le .civili conquiste degli
uomini dalla oscura e furiosa potenza
della natura. , .
Il frate no : nemmeno nella sventura"
si è sentito uomo ; egli è rimasto unica
mente frate, ed ha pensato che si presen
tava una bella occasione per procurare
nuovi clienti alla sua bottega od, almeno,
per invischiare meglio quelli che mostra
vanopoca voglia di continuare ad acqui
stare la merce di parole e di promesse
che vi si vende. V
E come l'onesto "operatore" di borsa
ha gridato ai quattro venti l'immensità
della sventura e del disastro perchè la
rovina economica, esagerandola per quan
to fosse già grande, facesse affluire l'oro
maltolto nei suoi forzieri, così il frate ha
dipinto coi: più foschi colori la immane
realtà per fare, onestamente, gli interessi
della sua chiesa, Eppure se qualcuno,
dal punto di vista ideale, avrebbe potuto
profittare della sciagura come di un esem
pio e di un insegnamento sarebbero stati
proprio i suoi 'avversari:, o frate : essi
che dalli cieca furia degli elementi avreb
bero potuto trar motivo di affermare che
non è lecito credere in un ente omuisceu
te, simbola di somma bontà e di somma
giustizia, quando avvengono sulla terra
orrori senza nome come questi che hanno
fatto fremere di commozione non solo
tutti i buoni del mondo ma perfino i se
polti vivi delle galere.
Dio, dunque, dice il frate è l'autore
del terremoto ed avrebbe potuto fare di
l più 1

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