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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, July 22, 1911, Image 2

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'
CRONACA SOVVERSIVA
che garrotta in pieno sole a Madrid o
ghigliottina all'alba a Parigi o in Russia,
provocando le risa sguaiate dei degradati
sociali ; il generale che massacra a Bacleh
o a Fez, o il corrispondente di giornale
che si accinge a coprire di gloria gli as
sassini; il padrone che avvelena i suoi
operai con la biacca, perchè risponde
egli "costerebbe assai più caro il sosti
tuirvi il bianco di zinco' ' ; il sedicente
geografo inglese che uccide una vecchia
perchè non risvegli un villaggio nemico
coi suoi pianti, e il geografo germanico
che fa impiccare come infedele, la giova
ne negra che aveva preso per concubina;
il consiglio di guerra che si accontenta
di quindici giorni d'arresto per il guar
daciurma di Biribì conviHto d' assassì
nio... tutto, tutto, nella società attuale
insegua il disprezzo assoluto della vita
umana di questa carne tanto deprezza
ta sul mercato! Ed essi che garrottano,
che assassinano, che uccidono la merce
umana deprezzata, essi, che hanno fatto
una religione della massima: per la sal
vezza pubblica bisogna garrottare, fuci
lare, uccidere, si lamentano perchè
poco si rispetta la vita umana !
No, fino a quando la società reclamerà
la legge del taglione, finché la religione
e la legge, la caserma e la corte di giu
stizia, la prigione ed il bagno industriale,
la stampa e la scuola continueranno ad
insegnare il disprezzo supremo della vita
dell'individuo, non chiedete ai ribelli il
rispetto di questa società! Sarebbe esige
re da essi una dolcezza ed una magnani
mità un grado infinitamente superiore a
quello di tutta la società.
Se volete, come noi, che la libertà in
. tera dell'individuo, e per conseguenza la
sua vita, sia rispettata, siete forzatamen
te condotti a ripudiare il governo del
l'uomo sull'uomo, qualunque sia la for
ma che prende; siete costretti di accet
tire i piincipii dell'Anarchia, per tanto
tempo maledetti e beffeggiati e persegui
rti nella persona dei suoi adepti. Dove
te cercise, con noi, le forme sociali .che
possono in meglio realizzare questo ide
ale, e mettere fine a tutte le violenze che
vi ripugnano.
Manca alla nostra collezione del
la Protesta Umana già edita dal
rimpianto compagno Ciancabilla, il
N. 34, Anno II.
Chi potesse favorircelo senza
guastare la sua collezione ci fareb
be cosa gratissima e ne avrebbe
adeguato compenso in opuscoli di
nostra edizione.
La Guerra
......Oh, non è tutta rose una campa
gna in dicembre! ed era ciò che faceva
spesso dire al colonnello Canzio che una
guerra d'inverno è un'altissima immora
lità... Morire pazienza! Pazienza gemere
feriti in un ospitale! Non a tutti tocca
simile sventura. Ma al freddo, per quan
tosiate coperti, nessuno può sfuggire, e
soltanto coloro cui toccò passare una not
te alla neve stesi al suolo feriti, possono
ridire le orribili torture patite.
Quel cuore d'acciaio, non mai sensibi
le alla pietà, che fu Napoleone I, se una
sola lagrima ammesso che anche quel
lai non fosse menzogna sparse nella vi
ta, fu sull'orribile campo di Eylan, ov
giacerano sepolti nella . neve nove mila
feriti.
Lagrima bentosto asciugata dai corti
giani adulatori col lémbo d'una,-bandiera
presa al nemico.
Perdonatemi il non troppo pio deside
rio, ma mi piacerebbe, che tutti questi
beccai che si chiamano eroi, perchè i lo
ro troni cementano col sangue della por
ca plebe, mi piacerebbe, dico, che una
volta nella loro vita provassero la volut
tà d'essere stest morenti con due piedi di
neve per letto, o con un cielo per soffitto
a diciotto gradi sotto zero... Vedreste
se i fumi della gloria li ubriacherebbero
tanto !
Ma fate il calcolo di quanti conquista
tori caddero sui campi di battaglia; fate
la proporzione delle vittime che i loro
capricci, la loro ambizione costarono al
l'umanità, e vedrete se non amano me
glio vtder morire, che morire a loro
volta.
Fossero gonzi !
Achille Bizzoni
Che cosa andiamo
V ' -.
a fare al Marocco ?
(Dialogo tra due francesi)
Incontrai l'altro giorno, sui gradini
della Borsa, una vecchia conoscenza, il
mio amico Jean Requin, il finanziere. La
sua grossa faccia rotonda si rischiarava
in un largo sorriso di soddisfatto, ed i
suoi piccoli occhi verdastri scintillavano
di gioia. ' ;
Ebbene ! mi disse, eterno pessimi
sta, questa volta siete vinto: eccoci a
Fez ; il generale Moinier vi si è installato
con tutte le sue truppe ; il Marocco è no
stro. ...
Ho intéso dire, replicai, ' che gli
indigeni fanno qualche difficoltà.
Sì, delle piccole scaramuccie, degli
attacchi ai convogli, delle sorprese... Oh!
lo so, non sono troppo comodi. Per do
marli, occorrerà del tempo, molti soldati,
e sopratutto del denaro, molto denaro.
Ma li ridurremo alla ragione : non abbia
mo noi conquistata l'Algeria?
Pare j ci abbia costato 40 anni di
guerra, 50 mila uomini e quasi 500 mi
lioni di franchi. y;
- Bah ! la Francia è ricca ! ribattè
Jean Requin con indifferenza.
Una semplice domanda, feci io ti
midamente : quando avrete preso il Ma
rocco, che cosa ne farete?
- Lo civilizzeremo (e siccome io sorri
devo); voglio dire che lo sfrutteremo, ri
prese ; ciò che è la stessa cosa. Prima di
tutto costruiremo delle ferrovie ; abbia
mo in progetto una grande ferrovia da
Casabanca a Fez per sostener',: e vetto
vagliare le nostre truppe. Il lavoro è già
su buona via, il Parlamento ha votato Ì
crediti per la ferrovia della Chaouia.
Che cosa c'entra il Parlamento?
Ci assicura una garanzia d'interessi.
Rifletti, caro amico, che codesta ferrovia
è sopratutto strategica ; non riporterà
mai nulla ; ma pensate voi che vogliamo
farlo a nostre spese ?
Evidentemente ! Sono i contribuen
ti quelli che pagheranno: vi debbono
certo questo sacrificio. Infine, ciò vorrà
dire un po' di lavoro ài nostri metallur
gici ! "'i.-
Oh ! non esageriamo, riprese Jean
Requin. Voi sapete che ai termini del
l'atto di Algesiras tutti i lavori pubblici
debbono essere aggiudicati. L'accordo
franco germanico del 9 febbraio 1909
porta che i due governi di Parigi e di
Berlino dovranno associare i loro conna
zionali in tutte le imprese del Marocco.
Siccome i germanici sono meglio forniti
di noi, lavorano a miglior conto, la mag
gior parte delle domande anderanno a lo
ro. Del resto, lo Stato francese medesi
mo non compra esso una parte delle sue
locomotive a Munich ?
Allora, dissi, che cosa andiamo a
fare laggiù ?
Sfrutteremo le miniere. E la gran
de ricchezza del Marocco. Il ferro vi è
abbondante e la metallurgia eufopea ne
ha un grande bisogno. S'è già costituito
un Sindacato sotto il nome di Unione
delle Miniere Marocchine ; vi ha parteci
pato òcnneiaer aei tjreusot, 1 germanici
Krupp e Thyssen, John Cocherill di Lie
gi, ecc. .
Ma se sono quasi tutti degli stra
nieri !
Eh sì? Cosa volete? Noi francesi
abbiamo più ferro di quello che cioè
corre. Siamo i soli in Europa a trovarci
in un simile caso, con la Svezia. Abbia
mo dovuto cedere ai germanici la metà
delle nostre miniere della Lorena ; biso
gna bene che gli abbandoniamo una par
te di quelle del Marocco.
- Perbacco, feci, è seccante! Ci reste
rà almeno il commercio?
Senza dubbio, rispose Jean Requin.
Solo, non dimeutic te che l'Atto di Al
gesiras e tutti i trattati hanno stabilito il
principio della "porta aperta". Il com
mercio è libero al Marocco per tutte le
nazioni sotto le condizioni della1 più per
fetta eguaglianza. E siccome sventurata
mente i nostri industriali non sono trop
po bene forniti, nè i nostri esportatori
troppo furbi, sono sopratutto i cotoni in
glesi e le chincaglierie germaniche che
penetrano al Marocco, anche dalla fron
tiera algerina e sotto il copertodi case
francesi. Non vi sono che i zuccheri dei
quali siamo i padroni. ì$ un buon affare
per Say, Sommer e Lebaudy; così Peytel
il presidente della raffineria Say, è alla
testa del nostro sindacato marocchino.
Vi ha ancora l'agricoltura?
Avete ragione; il paese è ricco; mol
te regioni sono fertili e bene irrigate. Il
grano, l'orzo, le uova, il bestiame, il
cuoio, vi sono a buon prezzò. Ah.'jci so
no là delle buone operazioni da fare. Ci
si associa con due, quattro, dieci maroc
chini; si assicura loro davanti al console
francese, o germanico, o spagnuolo, che
si mettono al coperto dalle esazioni dei
caids, e si ripartiscono con loro le raccol
te.' Sono questi degli affari eccellenti, ma
bisogna sorvegliarli. Per sfortuna i no
stri compatrioti non emigrano. Sono so
pratutto gli spagnuoli che ne approfitta
no. Guardate in Algeria, la nostra pro
vincia di Oran è quasi interamente spa-
guola. Sarà la stessa cosa al Marocco.. È
deplorevole, evidentemente, ma è così.
Ma, infine, esclamai', che cosa ci re
sterà dunque?
Eh! voi dimenticate l'essenziale, ri
battè ancora Requin. Ci sono... (e fece
schioccare la lingua come chi assapora'
qualche leccornia) ci sono i prestiti. Per
pagare le sue ferrovie, aprire i suoi por
ti, tracciare le strade, il sultano avrà bi
sogno di denaro. In questo terreno, noi
siamo i padroni. La Francia è il grande
mercato dei capitali. Siccome la sua in
dustria non si sviluppa, siccome il suo
commercio nicchia, non sa che cosa fare
del risparmio, e dei miliardi vanno ogni
anno ad ammucchiarsi nelle casse della
Banca ove attendono un impiego qual
siasi. Ebbene! noi presteremo delle cen
tinaia di milioni al Marocco. Ed è cos
che noi, i finanzieri, guadagneremo del
denaro. Ricordatevi il grande prestito
marocchino del 1904. Su ogni titolo di
500 franchi, le banche versarono 430 fr.
al sultano; noi alla Borsa, sottoscrivem
mo le obbligazioni al prezzo di emissio
ne, ossia 462 franchi e 50, le abbiamo
poi rivendute ai piccoli possidenti a 510,
520 e perfino a 535 franchi. Fu una bel
la operazione ! Cosi tutti, sotto il colon
nato della Borsa, gridavano: Viva Etien
ne, Peytel e Jaluzot!
Insomma, feci, se ho bene compre
so, noi siamo in via di conquistare il Ma
rocco per dei borsisti e dei zuccherieri,
per dei fermieri spignuoii, dei tessitori
inglesi e dei metallurgici germauìci e
belgi. È per essi che arrischiamo la vita
dei nostri soldati é che spendiamo dei
milioni...
Jean Requiu tirò dal suo prezioso ava
na una larga boccata di fumo che lanciò
al cielo con aria beata.
Invero, disse.
Non parlo, continuai guardingo, di
coloro che si fanno uccidere. Sono per la
maggior parte degli arruolati volontari,
dei legionari o dei negri; e se si fanno
bucare la pelle, è che l'hanno .voluto
ancora che credano forse di sacrificare la
vita per altro che non pei dividendi di
Schneider, Krupp e Peytel. Ma parliamo
un po' delle spese di guerra. Quanto ab
biamo speso per il Marocco?
Il conto non è facile da fare, dichia
rò Jean Requin. Officialmeute, secondo
il rapporto del signor Paul Dechanel,
dal io gennaio 1906 fino al 31 dicembre
19 10, sono stati presi dal tesolo 83 mi
lioni. Ma queste sono solo le spese "stra
ordinarie". Bisogna aggiungervi le ripa
razioni, il materiale, le provvigioni tolte
dagli arsenali e che bisognerà rimettere.
Solo per le riparazioni della squadra che
bombardò Casablanca, si contano almeno
100 milioni. La piccola spedizione del
generale Toutée su Moulouyà ne ha co
stato 10; mettiamo un'altra ventina per
la colonna Moinier, ciò fa, a tutt'oggi,
circa 200 milioni. E non dimenticate che
la campagna sta solo per incominciare:
prima che sia finita avremo speso il dop
pio. , E chi pagherà tutto questo, doman
dai. I contribuenti, evidentemente.
Questa volta, m'indignai.
Come! esclamai, riconoscete che la
conquista marocchina non approfitterà
che ai banchieri parigini,- ai coloni spa
gnuoli, ai metallurgici germanici o belgi
e non esitate a prelevare 200, 400 milio
ni sui magri salari degli operai francesi
per arricchire una piccola banda di capi
talisti internazionali ! Lesinate sulle pen
sioni degli operai, benché anche queste
ritornino a tutto vantaggio dei capitali
sti, non trovate 50 milioni per assicurare
loro il pane prima dei 65 anni, e togliete
loro il quadruplo per dare delle miniere
a Krupp e dei prestiti alla banca di Pari
gi e dei Paesi-Bassi! IO scandaloso tutto
"questo!
Che volete che io vi faccia? dichia
rò Requin freddamente.
1 Che cosa voglio si faccia! replicai.
Ma se ci tenete assolutamente a conqui
stare e sfruttare il Marocco, perchè non
lo fate a vostre spese?... Se il Marocco è
un così buono affare come dite, potrete
rifarvi del denaro speso!
Jean Requin scoppiò in una sonora risata.
Ah! questa è bella, ribattè. Siete
davvero straordinari voi "intellettuali!"
Ma, vediamo, o ideologo che non siete
altro, non sapete che i benefici non sa
ranno mai abbastanza grandi da permet
tere i rischi dell'impresa? V.'
? Allora, la messa in valore del Ma
rocco è un'impresa le cui spese d'impian
to sono sopportate dai contribuenti ed i
dividendi anderanno ai soli capitalisti?
Avete compreso finalmente; è la
definizione medesima delle spedizioni co
loniali! E precisamente per questo che
sono classificate tra le opere "patrioti
che" e di "civilizzazione".
Questa volta fui io a sorridere; mentre
il mio finanziere prese un tono serio...
Non bisogna mai, disse il banchiere,
scherzare i priucipii. Perchè senza di essi
nessun grande affare nazionale sarebbe
possibile. Quando si tratta di un'impresa
normale i cui profitti devono coprire le
spese, non viene all'idea di alcuno di fa
re appello allo Stato od ai contribuenti.
Ma quando le spese sono troppo elevate,
si pone l'affare nella categoria delle ope
re "patriottiche" e delle imprese di "ci
vilizzazione". Queste grandi parole co
prono tutto ; sono esse i motori eterni
dei grandi 'affari dei quali il popolo non
deve conoscere il movente.
Se ragionasse come noi, per dare e
avere, nessuna conquista, nessuua guer
ra sarebbe possibile, perchè costerebbero
sempre al popolo, anche vincitore ; e pro
fittano sempre ai capitalisti, anche vinti.
I grandi principii, per contro, distolgono
lo spirito della massa dai suoi interessi
immediati, reali e tangibili e gli permet
tono d'accettare dei sacrifici senza com
pensi. .
Poi piegandosi verso d me :
Voi siete un intellettuale, mi disse,
ricordatevi le lezioni della storia. -In
altri tempi, i re ed i papa prelevavano
dei milioni sui loro fedeli, in nome 'della
salute delle anime, e conquistavano al
tempo delle crociate, dei vasti domini,
prendendo come pretesto la difesa della
Fede. L'opera delle missioni fornisce
oggi ancora il più forte delle rendite 'del
Vaticano. Ma le folle odierne non pensa
no guari nè alla salute delle anime nè
alla cristianità; occorrono loro degli ideali
più odierni. Si è inventata la Patria e là
Civilizzazione. Inutile dire che non civi
lizzeremo più 1 marocchini di quello che
non abbiamo civilizzato i negri del Con
go, ai quali si taglia il naso e le mani
per ottenere una buona raccolta di caut
chouc. Ma grazie alle mani tagliate, alla
carestia, all'alcool ed alla sifilide di cui li
dotiamo, otteniamo a buon conto dei de
liziosi pneumatici che fasciano le ruote
dei nostri automobili. Senza la "civiliz
zazione",la teoria delle "razze superiori"
tutto questo sarebbe impossibile.
Nello stesso tempo, sempre in virtù
dei grandi principii, vi saranno delle
buone speculazione da fare prossimamen
te sui fondi marocchini. Non costeranno
che 200 o 300 milioni ai contribuenti
francesi......
Poco lontano da noi passava un opera
io disoccupato, pallido e sfatto, seguito
da una fanciulletta minata dalla tisi.
Eccoli dissi, i Marocchini che
sfruttate!
Oh! che siano quelli di Parigi o
quelli di Fez, che importa?
A questo momento una giovane donna
ci passò vicino, ballottando su alti tallo
ni delle amabili rotondità modellate da
una veste rivelatrice. Requin scambiò
con essa un segno impercettibile; poi mi
lasciò bruscamente:
Andiamo, disse, gli affari sono sta
ti buoni oggi; bisogna divertirsi un po'.
Sono i Marocchini che pagano!... (E par
tì in automobile) .
Quali? ?
F. Delaisi
Dicesi che Luigi Filippo offerse il co
mando militare di Parigi al marescial
lo Bugeand, il feroce esecutore del
massacro della via Transuonain, do
mandandogli : "Potete voi rispondermi
del successo?" a cui il maresciallo ri
spose : "Sire, tutto quello che posso
promettere è che vi saranno 20 mila
uomini uccisi."
L. Menard
(Prologo di una rivoluzione). !
;
L'uomo non è fatto nè per costrin
gere, nè per obbedire. A , queste due
pratiche contrarie. le razze si frustano
reciprocamente. Qui l' imbecillità, là
l' insolenza : la vera dignità umana, da
nessun lato.
CONSIDÈRANT
Del Cooperati vismo
Quante disillusioni, quanti agguati
per i proletari nelle meravigliose promes
se del cooperativismo !
Si vedranno sorgere .presto da ogni
parte, con raffinamenti progressivi, le
insegne alla moda : mutualità, credito
gratuito, ecc., vere botteghe a trappola,
dove i poveri uccelli sorpresi larderanno
le penne. Che cosa è diventata l'idea in
in mezzo a questo traboccare di specula
zioni ? Non si sente che il gergo della
banca, credito, smercio, scadenze, pro
fitto e-perdite, pegni, garanzie, biglietti,
sconto, ecc. Non vi ha traccia del cuore
nè del pensiero, niente altro che la ma
nipolazione materiale. Si direbbero degli
atomi di Vaucouson funzionanti sulla
terra colla macchina da contare. La giù
stizia e la morale non si mostrano che dì
tanto in tanto balbettando delle parole
vaghe, irte di formule algebriche, come
umili serve soggetterà sua maestà il Re
Cifra. Ora, si sa anche troppo che cosa
sia il regno delle cifre.... un capestro ! e
il popolo che non l'ignora, si guarda he
ne dal mtttere il piede in codesta foresta
di Bondy e rifiuta d'avventurarsi nel bo
sco, tanto e più colle blouses che colle re
dingotes.
Il popolo ha due nemici mortali,. l'i
gnoranza e la miseria, doppia causa di
servitù. Non può dunque essere liberato
che col benessere e l'istruzione.
Ora, ogni liberazione non può esstre
se non un sogno, una utopia in presenza
dell'imposta, dell' aggiotaggio niello sfrut
taniento capitalista il quale mantiene la
miseria, e davanti all'educazione clerica
le che perpetua l'ignoranza.
Questa fantasmagoria della liberazione
che si fa luccicare davanti agli occhi del
popolo nel cooperativo, non è che un
fuoco fatuo, destinato a perderlo fuori
della diritta via, in un sentiero senza al-,
tra usciia che la disillusione e lo scorag
giamento. Ceno du Parlement, citato dal Devoir
de Lfege. . .
Elogio delle società cooperative ed
esortazioni ad imitare gli operai di Fran
cia, d'Inghilterra, di Germanra, i quali
creano la panacea rivoluzionaria.'
Panegirici ardenti di tutte le massime
di sforzi individuali, al di fuori del go
vernò: Forwardl Self-help! Self-Res-pect!
Sbrigati come potrai, ma sopra
tutto non occuparti del governo e la
scialo funzionare in pace, a sua posta.
Tutti i giornali reazionari, senza di-,
stinzione, i fogli governativi sono una
nimi nel loro entusiasmo per il coopera
tivo e lo raccomandano al popolo. Sanno
bene quello che fanno e che si è infine
trovato in questa invenzione il migliore,
il più sicuro mezzo per soffocare le ten
denze rivoluzionarie delle masse.
Il cooperativo nel pensiero del governo
aveva lo stesso scopo che la cassa di ri
sparmio, disarmare e addormentare il
proletariato col miraggio del benessere....
Non si trattava infatti di una storta bru
tale all'econamià politica, bensì di un'ap
plicazione rigorosa delle sue dottrine.
Non costava più allo Stato uè un soldo,
nè un gesto. Il risparmio come mezzo,
la capitàlizzazionè come scopo, consacra
zione del vecchio ordine e rinnegazione
del socialismo, tale era il programma.
'
Se è un credito morale, l'assicurazioue
di un appoggio mutuo, di una solidarietà
fraterna nella difesa degli interessi co
muni, niente di meglio. Ma un credito
nel significato bancario della parola, un
credito di denaro a prezzo di denaro, un
prestito a usura di un tasso qualunque, sa
rebbe, per la quasi totalità dei lavoratori,
una via fatale che li condurrebbe alla ro
vina. Sc'opero e cooperazione. Lo sciope
ro è intelligibile a tutti ; è l'idea sempli
ce, la resistenza all'oppressione. Tutti vi
si aggruppano.
La cooperazione, nelle sue diverse for
me, società di credito, società di produ
zione, è una complicazione che può se
durre le intelligenze già sviluppate, ma
che spaventa le menti incolte e le sempli
ci. Troverà dieci aderenti appena e lo
sciopero diecimila.
A l'una la generalità, all' altra delle
rare eccezioni. Il vessillo che raccoglie
la massa non è esso preferibile a quello
che raggruppa pochi individui?
Lo sciopero, malgrado i suoi inconve-

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