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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, December 23, 1911, Image 2

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CRONACA SOVVERSIVA
Nel luglio scorso, nelle giornale afose
in cui si temeva che le due nazioni sa
rebbero state lanciate l' una contro l'altra
in, una guerra feroce, sordida, mi trova
vo a Berlino. Potei coj-ì assistere a var.'i.
meeting organizzati contro la guerra che
pareva imminente ; udire le p role pro
nunciate dalle molteplici tribune di ora
tori. Vidi dozzine di migliaia di popola
ni, fermi, risoluti, decisi ad opporsi con
ogni mezzo alle velleità criminali dei go
vernanti ; Ì discorsi che arrivavate fino
a me erano semplici, spesso disadorni
dell'eloquenza veibosa e superficiale de
gli oratori francesi, erano rudi ma 'posi "
vi, energici. L'anima teutonica mi stava
davanti cou tutta la sua semplicità direi
quasi primitiva, ma non meno franca di
volontà matura e di calco'ata decisione.
Passai qualche giorno dopo in Francia.
A Parigi seguii lo stesso movimento anti
bellico ; presenziai ancora a parecchie
riunioni. Non era più la stessa cosa. Il
pubblico accordo era molto limitato al
confronto dell'importanza delle riunioni,
benché si mostrasse attento e faci!e ai
trasporti. Gli oratori, più eleganti xnella
forma, più violenti nelle espressioni, più
dediti alle volate retoriche.
Se dovessi riassumere la mia impres
sione in merito, direi : ho visto un tor
rente mugghiante sordamente contro la
diga che ne ostacola il corso, pronto ad
irrompere con furia sulla città.ho visto il
ruscello scendere di balza in balza la
. china per andarsi a confondere lontano
nel fiume che scorre libero al nvre ; ho
udito una pagina di musica wagneriana
fremente di rivolte contenute da un'ar
monia poderosa, odo una pagina commos
sa, saltellante, melodica di Saiut-Saens.
I governi sono più omogenei nell'ope
ra repressiva. Nell'impero germanico co
me nella repubblica francese, si perse
guita con eguale accanimento la stampa,
il pensiero, ai arrestano gli agitatori spre
giudicati, si condannano i ribelli all'or
dine costituito. In Germania si trova un
giudice per condannare i metodi brutali
della polizia nel processo per i fatti di
Moabit, mentre che in Francia si trova
no dodici giurati pronti a condannare ad
anni di galera Gustavo Hervé colpevole
di aver stigmatizzato sul suo 'giornale la
condotta bestiale degli agenti; la prima
ha da un pezzo abrogato le sue leggi ec
cezionali, la seconda mantiene ed applica
ancora le leggi scellerate per delitti di
stampa, di parola, di riunione.
La borghesia e la finauza, sia da una
parte che dall'altra del Reno, avide di
sempre nuove ricchezze, di nuovi campi
da sfruttare, non ristanno dall' intrigare al
coperto della diplomazia e dei governi pur
di conquistare mercati ancora aperti, co
lonie vergini, ed impiantarvi le loro in
dustrie fruttifere, non curanti se le com
" petizioni commerciali, se i rapporti so
verchiamente tesi psssono ad un dato
momento scatenare le furie irose della
guerra. Che cosa importa ad essi se il ri
sultato finale si sommerà poi in molte
T migliaia di cadaveri di lavoratori ?
Dunque, nulla avrebbe da perdere oggi
la Francia ad essere governata da un Ki
derleu piuttosto che da un Caillaux. Tut
to invece avrebbero da guadagnare i due
popoli da un'insurrezione che rovesciasse
e la repubblica e l'impero.
Per questo io credo che Kropotkine e
Bakoanine (dato che questi vivesse an
cora), il caso aiutando, si butterebbero
all' insurrezione popolare , liberatrice,
non mai alla guerra oppressiva od anche
difensiva ; per questo anche ritengo che
il richiamo fatto dal novatoriano Tan
credi, onde giustificare la sua tendenza
tripolina e nazionalista, non ha alcun se
rio valore polemico, il farlo solo significa
ignoranza o malafede.
Il sostenere poi che la conquista della
Tripolitania da parte dell'Italia militare
è opera di progresso e rivoluzionaria per
giunta, è una di quelle -anomalie che
possono supporare solo nei: cervello d'in"
tellettuali M.u illidi o di borghesi impeni
tenti.
Ch. Maidanoff.
In difesa di Francisco Ferrer
arringa pronunciata davanti al Tribunale
di Barcellona dal Capitano
F. GALCERAN FERRER
in difesa del fondatore della Scuola Mo
derna. in elegante opuscoletto, che sarà
messe in vendita al prezzo di
centesimi B la copia
Ie richieste si devono dirigere alla
Cronaca Sovversiva, Box 678 Lynn, Aìass.
FACCIA A FACCIA COL NEMICO
- . v- "
Come i minatori di Decazeviils giustiziarono
La tragedia spaventosa che queste mo -
deste cronache nostre rievocamo oggi
nelle sue grandi linee ebbe a suo tempo,
venticinque anni sono, una violenta ri
percussione in tutti i templi dell'ordine
in Parlamento dove si baratta la li
bertà, nelle Corti in cui si baratta la giu
stizia, nelle -chiese in cui si baratta la fe
de levarono, sotto lo scrosciare inesc n t
di un torb'do e sanguinoso uragano so-
sociale, l'eco d'insolite premure e di cle
menze miracolose.
Anche oggi, dopo tanti baleni di ribel-.
lioni individuali e d' insurrezioni collet
tive, la rivolta degli oscuri minatori del
l' Aveyron rimane documento inoppugna
bile che dove insorge consapevole del
proprio diritto e della propria forza, sde
gnoso di tutele oblique. di compromessi
bastardi, di nazarene remissioni, il prò-.
letariato impone ai nenr'ci vittoriosamen
te il rispetto dovuto alle sue aspirazioni,
alla sua vita, al suo destino (i). -
li governo della terza5. repubblica che
ai lamenti ed ai rt clami dei minatori di
Decazevillé non si era commosso mai,
che aveva fatto strame sempre dei loro
reclami contro l'esosa, spietata rapacità
delle Compagnie.dovette dopo la somma
ria esecuzione del . Watrin intervenire,
iniziare l'inchiesta e pubblicarne i risul
tati : le resposabilita della Compagnia cu
Decazevillé nell'orrenda tragedia erano
'così evidenti che il ricercarle all' infuo
ri delle sue vessazioni, delle sue brutalità
recidive sarebbe stato contrario ad ogni
verità e ad ogni giustizia. '
La Compagnia stessa che dalla miseria
dei servi duramente inasprita dagli ecce
zionali rigori della stagione poteva spe
rare nella resa incondizionata degli scio
peranti la riconsacrazione della sua or
gogliosa onnipotenza, si affrettò, dopo
l'esecuzione del Watrin1 alle concessioni
le mille volte sdegnosamente negate, e
pose fine allo sciopero.
Le autorità municipali che in tutti i
grandi centri industriali e minerarii sono
vassalle ai baroni del capital e a Deca
zevillé ne erano le-mezzaue sfacciate, din
nanzi alla bufera pregna d'odii implacati
licenziarono i gendarmi, non vollero le
truppe nel bacino, assistettero all'esecu
zione del Watrin con tanta impassibilità
che per poco alle assise di Rode'z il , sin
daco Cayrade non fu fatto passare dal
banco dei testimoni a quello degli accu
sati. Lo salvò soltanto l'accento di since
rità che vibrava nelle sue giustificazioni :
"la. vista dei gendarmi, l'apparir in quel
turbine dei nostri soldati, sarebbe stato il
seguale di un macello inaudito.
La magistratura non iscampò alla ' ter
rifica suggestione. Non parlava più dal
suo scanno il Piesidente delle assise agli
imputati nel gergo d'ironie e di scherni
che è della professione. Ogni tracotanza
era esulata, contumace ogni orgoglio ;
era una paternità tutta bonaria, tutto
compatimento, l'interrogatorio dei molti
accusati chiusi nella gabbia di ferro, e se
il Pubblico Ministero dovette in osse-
quenza dell'ufficio ed alla consuetudine
requisire la pena severa preveduta dalle
responsabilità materiali accertate, sdegnò
tuttavia pér l'occasione la rettorica tru
culenta che veste d'ordinario le frementi
rivendicazioni dell'ordine vilipeso e della
società oltraggiata.
Ed il verdetto fu di taut'inattesa ed
ingiustificata clemenza che il Figaro non
esitò un istante a qualificarlo di vigliac
cheria : "11 giurì si è rivelato indegno
"della sua missione, ed il suo verdetto,
"dimostra quanto sia urgente la riforma
"che noi abbiamo le mille volte reclama
"ta di questa magistratura d'azzardo.
"Quando scenderà il Grande Crepuscolo
"e saranno spogliali ed arsì.i nostri buoni
'borghesi non avranno ragione di doler
cene. Il Grande Crepuscolo l'affrettano
"essi stessi colla loro incoscienza, colla
"loro vigliaccheria".
Ma i lavoratori debbon fare tesoro del-.
l'esperienza : imperversa tracotante, sfre
nata, irresistibile su di essi proni, le ma-,
ni tese, l'occhio supplice, la brutalità de
gli sfruttatori ; ma dove essi sj ergano la
fronte irradiata dalla fede, le reni cinte
del loro diritto, le mani levate a rivendi
carlo, intorno non sono più che ombre
di nani.e di eunucchi sospiranti la pietà
e l'oblio. -
Se ne ricordino !
- - ,
L'Ambiente-
La ruggine era antica ed il dissidio
profondo tra le migliaia di minatori dei
- . -
il 26 Gennaio 1886 f ingegnere Watrin
diversi bacini dell' Aveyron ed i satrapi
della Compagnia Mineraria di Decaze
villé ; e della tensione violenta di questi
rapporti, sintomo ammonitore,- testimo
niava una lunga serie di scioperi e di
tentativi dj sciopero, tra i quali gravissi
mo quello del 1878.
Sbaglierebbe tuttavia chi avesse a cre
dere che la Compagnia di Decazevillé
contenesse il sistema di sfruttamento nel-.
- . t --
le forine feudali, superate, che rimango
no l'appannaggio disastroso del vecchio
padronato cieco e sordo a tutte le esigen
ze, a tutti gli impeti, a tutte le febbri
del mondo industriale moderno e del
proletariato travolto dallo scetticismo li
beratore a tutte le temerità.
No. Conservatori illuminati e sagraci i
patròni della Compagnia Mineraria di
Decazevillé sapevano che è ben fragile il
vincolo nella dipendenza del servo al pa
drone dove questi rimanga estraneo, in
differente alla vita ed alla sorte dei sud
diti la cui fedeltà, la cui devozione sono
condizione necessaria al regolare svilup
po dell'azienda, alla sua sicurezza, alla
sua prosperità, fate indifferenza sarebbe
tornata tanto più pericolosa ai buoni rap
porti di sudditanza che nel vecchio continente-
le zone minerarie non sono nè
frequenti nè prossime. I minatori dell' A
veyro.i non emigrano. I minatori che
scendono oggi nei pozzi di Paleyret, di
Combes, di Lavaysse e di Bourran sono
venuti a pigliar il posto dei loro padri
rapiti da una fiammata di grisou o se
polti nell'abisso da una frana, o morti di
tubercolosi sulla soglia dello squallido
tugurio, come i padri avevano pigliato il
posto dei nonni, così come alla loro volta
verrano i figli ed i nipoti.
Guai se nell'animo di questi-servi av
vinti da generazioni all'arsa gleba natia'
avessero trovato una breccia le scellerate
utopie di progresso, di libertà, di riscatto
che devastano tutte le devozioni e tutte
le rassegnazioni sobbillando l'odio al pa
drone, il disprezzo della legge, la distru
zione dell'ordine e la riconquista della
propria libertà. Istituti santi, certo, ma
sciaguratamente mal custoditi da un sa
cerdozio che dubita, da un governo che
transige, da una legge enigmatica, da
pretoriani malpagati e malfidi. Il capita
le deve vigilare, deve vigilare il padrone
e togliersi sulle spalle il caricò che ab
bandonava un dì al curato : quello di vi
gilare dalla culla alla tomba la progenie
dei servi, quello di viverne tutte le ore
della vita, giù in fondo alla mina, nella
casa diserta, nelle rare ore di ozio al so
le, nella scuola fugace, nella bettola
obliosa, nelle ore liete e nelle tristi ; es
sere insomma del servo la provvidenza
grata ai fidi, ai dubbiosi corrusca, ai pro
tervi inesorabile.
La Compagnia di Decazevillé aveva di
questo suo programma trovato l'inter
prete intelligente e'convintonell'ingegtie
re Watrin, in lui aveva trovato l'esecutore
sagace e disciplinato e, più che entusia
sta, duro, pertinace fino all'ostinazione
Le scuole dei piccoli villaggi del bacino
non ertno fiorite che setto l'iniziativa
previdente del Watrin ; contro la tacca
gneria dei piccoli bottegai Vatrin era in
sorto colle macellerie, le pizzicherie, le
drogherie, i forni, le cantine coopera
tive, le cucine popolari.
bi capisce cne quello cne appariva
ad un osservatore superficiale una gran
de opera di filantropia e diprotezione
non era se non un fitto ordito di ritorte
che avviluppava, stringeva da ogni parte,
indissolubilmente i minatori alla Compa-
gnia. Perchè sull'amministrazione di tut-
te queste cooperative era unico il con-
trollo del Vatrin, ed il più pallido tenta-
tivo di indisciplina si traduceva pel di
sgraziato minatore ribelle in una inter
dizione assoluta e spietata aen acqua e
del fuoco ; sbarrato il forno al reprobo,
sbarrata la cantina e la mina ; era il bando-,
era nell'ipotesi più benigna e più
frequente la necessità di umiliarsi, di ca
pitolare, d'arrendersi al Vatrin che la
resa voleva senza condizioni, e l'umilia
zione aggravava di tutte le brutalità del
suo' carattere aspro, intollerante, impe
rioso. " -
E dove il lavoro assicura, scarso il pa
ne e greve la fatica, gli urti tra chi sfrut
ta e chi è sfruttato essendo più frequenti
che non le ore di tregua, sotto le forche
del'Vatrin erano passati per turno un po'
tutti, i vecchi, le donne, i giovani.
E l'ingegnere Watrin se poteva dubi-
tare dell'esito conciliativo del suo prò-
gramma, di una cosa certo non dubitava :
convergevano sorde, implacabili sul suo
capo le maledizioni dei minatori di ogni
età e di ogni sesso in tutti i baciui della
Compagnia a venti o trenta miglia all'in-
giro.
Nello sciopero del 187S i giannizzeri
della Compagnia avevano dovuto strap
par dai muri molti proclami laconici ma
precisi : Vatrin ce la pagherà l ed anche
un anno avanti, nel marzo del 1885 molti
avvisi : Vatrin e' condannato, erano
stati da mani misteriose affissi di notte
sulle palizzate, sugli edifici, " sulla porta
stessa dell'abitazione del Vatrin, e se
nessuno in tempi normali dava alla mi
naccia anonima guari importanza, nes
suno -dubitava che alla prima procella
non sarebbe statò" travolto.
E la procella venne. -I
Fatti.
Albert Bataille, a cui attingeremo par
ticolarmente gli elementi della cronaca
giudiziaria che sarà del dramma l'ultima
pagina, rileva acutamente una coinciden
za strana, meravigliosa. Mentre nei ba
cini dell' Aveyron si levavano terribili i
minatori, e l'ingegnere Vatrin cadeva
travolto dalla loro collera sfrenata, usci-
vanoa Parigi le prime dispense del Ger
minai di Emilio Zola nella quale è un
riflesso così fedele del terribile dramma
che si svolgeva allora nel bacino dell' A-
veyron che il Bataille è costretto a vedervi
come una parafrasi dell'atto d'accusa ed I
"veggente incomparabile o se le puntate
"per tutta la Francia non abbiano tro
vato la via dei campi minerari e, lette
' (fTiAn nionf a 1 1 A r 1 n otiìro q11 'rct OT'i-a tinti
a V iua m ìu uumvuivu cai viJViia
"abbiano ispirato "allo scuro esercito
"vendicatore che germina lento nei sol
chi se non 1 idea, la messa in iscena
Coloro i quali conoscono la lenta, medita
ta preparazione con cui Emilio Zola ordiva
il suo maguifico lavoro d'osservazione e
d'acume respingono il sospetto che il mi
rabile autore del Germinai abbia potuto
sobbillare i minatori di Decazevillé all'e
secuzione di Vatrin, e dai rapporti che
sottoporremo all'esame dei lettori la coin
cidenza tra quanto egli scriveva e quanto
realmente nel contempo avveniva, non
apparirà così strana nè così misteriosa
come appare al Bataille. Apparirà sol
tanto che Emilio Zola studiava còiti tanta
sollecitudine, con tanto amore, con acu
me così sagace e con una potenza d'os
servazione così minuta e così fedele l'am
biente ed i personaggi dei suoi drammi,
le loro passioni ed i loro sentimenti, i lo
ro dolori, ì loro aneliti, la loro vita, le
loro speranze, i loro eroismi, da poter da
quello che fanno in determinate condi
zioni, dedurre quanto, mutate le condi
zioni, potrebbero fare. Spunta sull'acu
me dell'osservatore la sagacia del reg
gente ; e questa è davvero meravigliosa.
Y Mentana.
(Continuerà al prossimo numero).
ÌJ appunto la ragione "che nell'imminenza
dello sciopero della Pensilvania, il quale conferir
sce alla nostia rievocazione tanto carattere d'or
pcrtunità, ci ha fatto trasgredire l'ordine crono
logico di queste rubriche giudiziarie ed antepor
re la cronaca dello sciopero di Decazevillé, a
quella di avvenimenti che nella storia delle lot
te proletarie gli vanno innanzi. I lettori bene
voli ci perdoneranno l'eccezione in omaggio ai
criterii d'opportunità che ce l'hanno consigliata.
N. d. C
L'EROE
Recentemente, uno dei più noti dise-
gnatori che conti attualmente la Francia,
Steilen, volendo sintetizzare in un qua-
dro suggestivo la personalità dell'eroe,
del grande eroe cùe la patria onora nei
suoi monumenti e nella sua adorazione,
disegnò una testa di bruto che vista da
un lato può parere un Cesare e dall'altro
un galeotto; sotto vi ha posto la leggen
da : "Secondo, come, quando",
Nulla di più esatto per significare con
semplicità di mezzi la psicologia dell'E
roe." Di fatti, che cosa sono tutti questi
grandi eroi gallonati, se non grandi ban
diti ? Assistiti dalla fortuna, favoriti dai
tempi, sono stati posti sugli altari. Altri,
con la stessa mentalità, con eguale va-
lore morale, meno assistiti dalla fortnna,
meno favoriti dai tempi, sono finiti sulla
forca o in galera. Ecco tutto.
Se Steilen non fosse stato l'artista
noto che è, avrebbe certamente pagato la
sua audacia con qualche mese dicarcere
Sagristà, per molto meao, si è buscato
dodici anni di galera. Ebbene, 'avrebbe
egli meno significato il vero ? Risponda
no per noi gli eroi stessi, si leggano cioè
alcuni aneddoti scritti da ufficiali intorno
1 ad altri ufficiali
MARESCIALLO AUGERAEU
duca di Castiglione.
Il generale Augereau, tornato da Pa
rigi dove aveva portato le bandiere di
Mantova, arrivò a Verona per prendere
il comando che Laudrieux vi esercitava
per interim. Due giorni dopo (30 fiorile)
la signora Pellegrini, rimasta depositaria
delle collezioni del palazo Bevilacqua,
scriveva a Kilmaiue : "Siete stato assai
male accorto, mio caro generale, col non
far partire prima di voi il medagliere Be
vilacqua. Augereau è venuto a vedere le
statue; ha domandato che cosa c'è nel
cassettone del medagliere, e la guida
glielo ha aperto. Augereau ha riso con
gran fracasso, alla vista dei "vecchi
pezzi da un solio" inquadrati con tanta
cura. Ancora si fosse accontentato di ri
dere; ma ha messo tutte le monete d'oro
e d'argento nelle sue tasche, eccettuata
una di Rodolfo che pretende non essere
di vero oro, e che ha regalato al suo aiu-
taute di campo. Ha fatto prendere il
resto (le monete di rame argentato) da
un ufficiale che ne ha riempito due faz
zoletti, per distribuirle, come ha detto,
ai soldati, che le vogliano. (1)
MARESCIALLO BERTHIER,
principe di Wagram.
Al momeuio del matrimonio di Murat
Giuseppina sapeva che il celebre
gioielliere Foucier aveva presso di sè
una magnifica collezione di perle fine che
erano, diceva egli, appartenute a Maria
Antonietta; Giuseppina se le fece por
tare e giudicò che poteva farsene una
bellissima collana. Ma, per fame' l'ac
quisto occorrevano 250 mila franchi, e
come averli ? La signora Bouaparte ri
corse a Berthier, che era allora ministro
della guerra; Berthier , rosicchiandosi
le unghie secondo la sua abitudine, si
prestò a liquidare prontamente dei cre
diti per gli ospedali italiani, e siccome
a quel .tempo i fornitori avevano molta
riconoscenza verso i loro protettori, le
perle passarono dal negozio di Foncier
allo scrigno della signora Bonaparte.(2).
MARESCIALLO DE BOURM' NT.
Nel 1815 Bourmont s'è trascinato ai
piedi di Napoleone per ottenere un co
mando, e, al momento di esercitarlo, da
vanti al nemico , senza nessun motivo
confessabile, ha vigliaccamente o perfi
damente abbandonato il strb posto. Si era
evidentemente ingaggiato per inte resse,
e tradì per interesse.
Traditore davanti al netnico.tradì tutti
coloro che una solidarietà d'onore riunì
sotto le medesime bandiere. Si può dire
che giustificò questa frase, da lui stesso
inspirata : "Tra la faccia del Signore de
Bourmont e la spalla di un galeotto, non
v'ha alcuna differenza. (3)
MARESCIALLO DA VOUST
prinripe d'EkmuIe.
Davoust era il cortigiano il più assiduo
e il più basso incensatore
Davoust s'era istituito da sè stesso lo
spione dell'Imperatore (Napoleone I)
ed ogni giorno gli faceva rapporti. La
polizia d'affezione, secondo lui, è la sola
vera; snaturava le conversazioni più in
nocenti. Più di un uomo colpito nella
sua carrieta e nel suo avvenire non ha
conosciuto che molto tardi la causa della
propria perdita Fin? per tradire Na-,
poleòne stesso, denunciandolo a Fouchè,
quando, nel 1815, ebbe l'intenzione di
porsi alla testa del suo esercito ed attac
care i prussiani. DÌ un carattere feroce,
Davout, col più leggero pretesto e senza
la minima forma, faceva impiccare" gli
abitanti dei paesi conquistati. Ho visto
nei d'intorni di Vienna e di Presbourg,
le strade e gli alberi guarniti delle sue
vittime. (4)
MARESCIALLO MARMONT,
v
duca di Ragusa.
Nel momento in cui scoppiò la rivolta,
1805, .un soldato dell' 11. o reggimento ri
cevette un colpo di fucile a' bruciapelo,
nella strada di Castel Vecchio, all'angolo
di un vicolo che conduce al mare. Il so'
dato ferito, trasportato all'ospedale, pri
ma di morire, designa il luogo dove è
stato colpito e dà indicazioni sommarie
sul feritore : era vestito in tale e tale ma
niera ed aveva una cicatrice alla guancia
sinistra. D'altro lato, era stato arrestato
-nella stessa strada un giovane dalmata,
1 il quale rispondeva a tutte le indicazioni
date del soldato; di più aveva tra le ma
ni un fucile da poco scaricato. La coni
missione militare, per un capriccio m
spiegabile, condannò il colpevole alla
galera. Bisogna colpire di un terrore sa
lutare una popolazione insorta; bisogna
dare un esémpio ai veri colpevoli. Ora,
la condanna alla galera non poteva ser
I vite come esempio. Feci venire la com

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