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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, June 15, 1912, Image 1

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ANNO X
Per che é per chi li mandano a morire !
PREZUSE CONTEKIONI Bai'ON. DE FELICE GIUFFRIDA '
Quando alle prime sguaiataggini della
cagnara patriottarda insorgemmo, quasi
soli, a denunciar la frode immane che
colla consueta perfidia si tendeva dal
le consorterie ladre della patria alla buo
na fede proletaria ; e fronteggiammo,
.quasi soli, dov'era più sfrenato, più ma
landrinescamente provocatore, il promi
neutume criminale delle nostre colonie
che nella bandiera della patria e negli
entusiasmi della guerra voleva tagliarsi
e ritingersi una maschera pulita, gli scri
bivendoli bagascioni, i galoppini salaria
ti, i picciotti di sgarro delle camorre co
loniali invereconde non ci chiamarono
più che rinnegati della patria, che turchi
d'Italia.
Argomenti in prò' della guerra ne
avevano pochi, ci rifriggevano i luoghi
comuni pescati nei giornaloni greppaioli
d'Italia, ci mettevano alle calcagna, be
stiali e feroci i loro buli, e quando osa
vano affrontare la pubblica discussione
ci buttavano tra le gambe l'on. De Feli
ce autimilitarista di trent'auni che si
era dichiarato per la guerra, socialista
della prima ora che s'era dichiarato per
la spedizione tripolina."
E là róicamlinàTiactelle foro con
clusioni era questa : dal momento che
per la guerra v'è l'on. De Felice il quale
è un sovversivo, a non esser per la guer-.
ra voialtri che pur vi dite sovversivi,
vuol dire che... siete turchi, che "siete
sicari prezzolati dell'onore italiano",
ragliava anzi da Waterbury, Conn. un
avvocato somaro e senza pudore venuto
d'Italia a porre in servizio dei banchisti
obliqui la testa che non ha e l'impuden
za che ne tiene il posto.
Ora la verità in sei mesi ha fatto del
cammino e ci permette di regalare a loro,
nel groppone, quell'pnor. De Felice che
ad ogni parola ci buttavan tra le gambe
come il più robusto dei loro argomenti
guerrafondai e la rampogna più amara
del nostro sovversivismo irriduttibile.
Eugenio Guarino, inviato speciale del-
V Avanti! sul teatro della guerra cosi
riassume in un'intervista le impressioni
dell'on. De Felice che, in sei mesi, ha
fatto del cammino egli pure. Dall'entu
siasmo per la spedizione è arrivato alla
sfiducia disperata nel suo successo e nei
suoi fini, dall'ammirazione ingenua pei
nostri guerrieri di laggiù è venuto oggi,
al fuoco dell'esperimento, nel giudizio
che essi non sono se non i giannizzeri del
Banco di Roma.
Ed ecco le ragioni del suo divesro giu
dizio :
" In conclusione, credesti anche tu
alla passeggiata militare?
" Ci credetti in massima buona fede
come ritengo che ci credette anche il
Presidente del Consiglio. Chi poteva
mai sospettare, allora, che la facile im
presa poteva mutarsi m t questa guerra
che ci scarnifica da nove mesi ? E feci
anche io la "oasseèeiata" con l'animo
pieno di speranze e di illusioni con là vi
sione gioconda di nuovi campi di attività
e di lavoro che andavano a schiudersi al
proletariato italiano. E tanto più me ne
convinsi quando; durante il primo mese
di occupazione, si andava perfettamente
di accordo con gli arabi. j
" Poi venne Sciara-Sciat...
" Che fu come un colpo di mazza.
Ne restai come sbalordito. Ma non c'era
tempo nè modo, allora, di darsi ad inda
gare sulle cause della improvvisa ostili
tà araba. E poi perchè non dirlo?
la guerra è una brutta cosa e non rende
, facile l'esame sereno degli avvenimenti.
Al suo contatto ci si fa una psicologia
speciale. Si diventa tutti e non pe
Corrispondenze, lettere, money orders debbono essere esclusivamente indirizzati "Cronaca Sovversiva" P. O., Box 678 - Lynn,
propria colpa - un pò guerrieri, spe
cialmente chi ha temperamento batta
gliero. Di lontano è facile ed è logico
pensarla diversamente; ma qui, a fianco
del soldato che combatte, ci si sente bol
lire in cuore il nostro non sopito spirito
patriottico. Quindi, è facile comprender
lo, restai a fianco dei nostri soldati nel
momento in cui si combatteva. E augu
ravo di tutto cuore la vittoria, tanto più
che ritenevó di breve durata e fomentata
con la forza dai turchi la resistenza ara
ba. Credevo anche che la mia sorveglian
za sarebbe valsa ad evitare abusi e, d'al
tra parte, cominciai a nutrir la fiducia
chi sarebbe stata facile la persuasione
degli arabi. Ma ora, cessato il periodo
battagliero, cessata la febbre di entusia-
sm0) ho avuto tempo e modo di esami-
nare, di vagliare e sopra
prendere ed eccomi qui
tutto di ap
a dire : sba-
gliai.
'Sbagliai perche' mi prestai ad una
impresa che se nella sua finalità' si
prospettava quale io l'aveva sognata,
si conduceva invece e si conduce con
mezzi che ripugnano e che condur
ranno a risultati opposti a quelli che
essa potrebbe rendere.
QUALE E' LA REALTA'
"Il deputato di Catania è stato preso
oramai da quella sua . buona foga che
egli a stento riesce a trattenere e conti
nua a dire.
Mi accorsi che i lunghi anni di pre
parazione erano stati distrutti negli ulti
mi periodi di dominazione turca dall'o
pera nefasta del Banco di Roma il quale,
complici consoli inabili o troppo abili,
aveva saputo raccogliere odio ove era
stato seminato amore. Ed ebbi subito
gli elementi come li hai avuti anche
tu per accertarmi che l'impiiy, con
fu affrettata perche' la penéS&zione
era matura ma perche' gli affari e le
speculazioni di quell'Istituto lo esige
vano. E mi accorsi che si era detta la
menzogna all'Italia a proposito della
preparazione araba.
" E così per la sostanza. Quanto ai.
mezzi...
" Quanto ai mezzi. No, non voglio
dir niente. Lasciami tacere su questo
punto. E magari martellatemi ancora per
questa mia reticenza. Ma del modo come
è condotta la guerra voglio che siano re
sponsabili quelli che la conducono.
' ' Il nemico è a. pochi passi. Dopo se
ne parlerà perchè saprò parlare. Vedre
mo allora se sarà utile la mia presenza
sul teatro della guerra. Volevo tacere
ancorasti tutto il resto e hai visto che
ero riguardoso. Se ho avuto un torto è
stato quello di preoccuparmi troppo che
,un, mio atto potesse dar pretesto a que
sta gente di dire che lontanamente dan
neggiavo la causa. Ed ho inghiottito ve
leno per mesi intieri, ma ho saputo sem
pre reprimere il mio sdegno limitandomi
però a raccogliere materiali perchè
per dio ! dovevano pur essere sma
scherati, un giorno, i vibrioni, gli spe
culatori del sentimento patrio, i mer
canti, ì quali dopo di avere ingannato
l'Italia, si sono lanciati come orde fame
liche a mangiarla viva. Volevo parlar do
po di ciò, ma non ho potuto più resiste
re ai ironie aua legalizzazione ai uno
stato di cose vergognoso.
" Uno stato di cose che solo i eie
chi non vedono.
" bolo ì ciechi o ì traditori del pae
se. Hai visto in qual modo si viene or
ganizzando la colonia ? Qui solo alcuni
generali sono onnipotenti e onniscienti
Invece di lasciarli fare la guerra J li han
LYNN, MASS., 15 Ci I UGNO 1912
destinati a funzioni che essi non com
prendono e nelle quali portano uno spi
rito autoritario in contrasto con le fun
zioni stesse. Ne è nata una confusione
che è tutta a danno dei servizi e che si
ripercuote, naturalmente, sulla finanza
pubblica. I
Ciò non impedirà, credo, quella
opera di contatto cogli arabi alla quale
ti eri accinto ed alla cbi efficacia lo
sai non credo. J
" Ma lasciamo andare. Anche quel
la era diventata una tela di Penelope.
Noi si faceva ed altri disfaceva.
"Ci hanno messo ogni specie di ostacoli
fra le gambe perchè si aveva paura che
riuscissimo. Lò vuoi capire o no che
c'e' chi vuole che la guerra continni a
perpetuità ?
" Per conto mio lho capito da un
bel pezzo. La fine della guerra significa
la fine degli appalti è delle forniture.
CHI COM vNDA A TRIPOLI.
"Delle forniture disoneste, vuoi dire,
le quali riempiono i forzieri di pochi fac
cendieri mentre in Italia il pane aumen- -
ta di prezzo in modo così spaventoso.
Ma, come se non bastasse la frode, qui
si attenta anche alla salute pubblica e
nessuno se ne preoccupa. Ricordi che
feci quell'ira di dìo per le farine guaste?
Ne mandai un campione anche a Giolitti
e riuscii aa impedire . che esse rossero
state date ulteriormente ai soldati. Ma
dopo qualche mese fosti pioprio tu a no
tare che il pane di quelle stesse farine
era stato dato alle vedove e agli orfani
degli arabi. "E solo da qualche mese, lo
sai, si è provveduto al sequestro dei re
stanti sacchi.
"Del resto la piaga è generale perchè
ormai tutti gli affari si sono accentrati
in una piccola cricca alla quale ognuno
fa tanto di cappello. Tu li vedi e li co
nosci : son pochi uomini i quali, legati
da precedenti vincoli di affari in altra
terra coloniale, son venuti qui a mono
polizza? e ogni cosa in nome di un Istitu
to di Credito che ha un potere enorme
su tutto e su tutti.
"Guai non essere dei loro. Chi non
passa sotto quelle forche caudine può ri
prendere il piroscafo per l'Italia. Ed
ogni giorno passava a rassodare il do
minio di chi e alle spalle dell'impresa
Tripolina, di chi tira i fili, di chi e' vero
padrone di Tripoli, il Banco di Roma.
"Ora io non posso sopportare e
nessun italiano lo dovrebbe che si sia
sparso tanto sangue italiano solo per
accomodar gli affari di un istituto pri
vato. Ed, aggiungi, di un istituto che
non ha nessun diritto alla benemerenza
pubblica. E mi son sentito le vampe
dello sdegno al viso quando ho pensato
che io forse, con la mìa azione intesa al
miglioramento del proletariato, abbia
potuto lontanamente contribuire a que
sto predominio.
"Ma, ripeto, avrei parlato in seguito
se non fosse venuto il famoso decreto per
la Camera di Commercio. E come ?, non
siete contenti di dare al Banco tutti
gli appalti, le maggiori forniture, tutti i
privilegii? Gli create anche una Camera
di Commercio, un Ente pubblico fatto
in maggioranza di sue creature, un Ente
che per le sue funzioni, è destinato a
spazzar via per l'avvenire ogni concor
rente al Banco? E c'è poi un generale
dell'esercito che si maraviglia del mio
sdegno e che quasi ne, fa una questione
personale?"
(Avanti ! Anno XVI, 20-Marzo 1912).
Documenta così l'on. De Felice, testi
monio prezioso fino a ieri ai nostri pa
triotti.... latitanti, che non pel re, non
per la patria, non per l'onore e per le
fortune d'Italia, non pel suo prestigio
di grande potenza, non per l'equilibrio
del Mediterrano, non per la civiltà van
no a morir in Libia i nostri piccoli sol
dati. . . -
Sono mandati laggiù al macello per
l'incremento, la sicurezza e la fortuna
delle cattoliche usure del Banco di Roma
a cui montan la guardia i generali d'I
talia, a cui paga il popolo d'Italia il con
to salato della custodia.
Urlate, scribi vendoli latrinai, che i
turchf d'Italia siamo noj, che i sicari
prezzolati dell'onore italiano siamo noi,
urlatelo con voce che tenga luogo della
convinzione che non avete avuto mai ;
giacché avanti che la guerra abbia visto
il suo termine, la verità, la verità lenta
ed inesorabile sarà giunta ad altre men
ti, ad altri cuori e la muta squallida
d'incoscienti che avete aizzata contro di
roi, potrebbe ribellarvi e chiedervi
conto, colle mani alla gola, della frode
spudorata con cui avete irriso alla sua
semplicità e svaligiato il suo risparmio.
Urlate scribivendoli da fogna che i
turchi d'Italia ed i rinnegati della patria
siamo noi !
L'Eretico.
W ' w m
Ricordate
Ettor e (Movannitti
Ricordate ai lavoratori sopra
tutto che Kttor e Giovannitti sono
caduti in una lotta aspra, .contro la
più odiosa coalizione del capitale e
dell'ordine, rivendicando per quel
li che sudano il modesto diritto al
pane ed al riposo.
0 STATO
Lo Stato e' impotente a risolvere
certi problemi perche' urtano i suoi
interessi. '
Lo Spencer afferma che lo Stato as
sorbe l'individuo, ed io affermo e con
fermo, si licet parvula comparare ma
gnis (cioè se sia lecito comparare le co
se piccole colle grandi riprendendo l'e
same dei piccoli omCuni, che lo Stato
uccide tutte le iniziative libere indivi
duali e spegne le singole energie. Figu
riamoci prima l'individuo preso in se
stesso, poi i singoli gruppi che si molti
plicano, si ingrandiscono sotto l'impulso
volontario per soddisfare bisogni innati
e nascenti; consideriamo questi piccoli
gruppi liberamente associati fino all'ag
gregato che si chiama Comune, e questi
collegati in un' altra collettività più
vasta che si chiama Provincia fino al
l'aggregato gigantesco e mostruoso che
Stato si appella, e vediamo una grande
catena di ruote, i cui ingranaggi ricevo
no il moto dalla ruota Stato che comu
nica la sua scossa formidabile fino al
l'individuo.
Ciò premesso ci riesce facile rilevare
che quanto meno arrivano l'ingerenze
dello Stato nei rapporti sociali ed indivi
duali dei cittadini tanto più questi si ap
plicano con più sollecitudine, regolarità,
delle cose loro che sono fonte di pace, di
concordia e di profitto.
Ritorno nei comuni di alcune contra
de inesplorate del mezzogiorno, dove
prima del? unificazione d'Italia i contadi
ni che non avevano assaggiate le delizie
della civiltà piemontese e savoiarda gode
vano di un benessere relativo nella tran
quillità della loro ignoranza ed abbie
zione. Sapevano che la persona del prete era
sacra e che toccandola si incorreva alla
scomunica fino alla settima generazione,
e lo rispettavano e l'adoravano, affidan-
- dogli la custodia della moglie e L'educa
Num. 24
Mass.
zione delle prole; sapevano che se be
stemmiavano il vescovo della diocesi, che
faceva anche il funzionario di polizia
rapportando al governo.questo li metteva,
in prigione e non bestemmiavano.
Poi venne il governo liberale, la li
bertà del parlamentarismo, ed i contadi
ni del mezzogiorno respirarono, non an
davano più in prigione per le bestemmie,
ma come saggio della libertà politica
ebbero per prima la legge bieca che da
va facoltà a qualunque mascalzone e ruf
fiano che nella sua qualità di sindaco
poteva cingere la sciarpa tricolore.di man
dare in galera chiunque non si prostra
va alla sua prosopopea di villanzone ru
stico ed' ignorante, poi la legge dell'am
monizione e del domicilio coatto.
Comesi vede in ordine . a libertà po
litica si era caduti dalla padella alla
brace.
Tirata la somma duaque da questo
lato oggi non si stà nè peggio nè meglio.
Ma dal lato economico si stava certa
meglio in base all'autonomia ammini
strativa che godevano i comuni.
Vediamo :
Lo Stato che ha la pretesa di accen
trare tutti i pubblici servigii, di regola
re i diversi rami dell'economia nazio
nale, telegrafi, poste, ferrovie, lavori pub
blici, cacce? conservazione delle foreste,
ha portato un disastrò.
Per la conservazione dei boschi nel
comune borbonico il municipio aveva
la facoltà di nominare un guardaboschi
con lo stipendio di diciotto ducati al
mese. Egli era sempre un contadino, un
massaro agiato, che trovava rispetto tra
i contadini, in altri termini anche egli
era uomo che possedeva buoi, pecore e
capre come loro. Conosceva i tbisogni
del paese dei suoi concittadini, conosce
va l'arte di conservare i boschi ed alle
vare il bestiame. Il guardiaboschi del re
gime borbonico non viveva con quello
impiego, non perdeva il tempo a perlu
strare ogni giorno le foreste, ma atten
deva a coltivare il suo podere, ad alle
vare ed a governare il suo bestiame.
Egli quando sì e quando no perlustra
va i boschi sottoposti alla sua giurisdi
zione appena una volta al mese.
Al suo apparire i bifolchi ed i man
driani che recidevano i rami dei cerri e
degli elei non si davano alla fuga come al.
comparire di un nemico inesorabile e
feroce , ma l'attendevano tranquilla--mente,
badando a fare i loro lavori.
Il guardaboschi arrivava con tutta calma'
guarda vp osservava e diceva : Bravo, mi;
piace, rimonda più su i rami interni, essi?
non producono ghiande, sono soltanto
viei parassiti che impoveriscono la pian
ta. I mandriani ed i bifolchi terminato
il lavoro scendevano dalle piante, fuma
vano e discorrevano alla buona col guar
daboschi. Tutti costoro avevano l'interesse che
i boschi non fossero deteriorati, era nel
l'interesse di tutti che crescessero rigo
gliosi e si' fossero conservati pel benefi
cio comune.
Era roba di altri tempi !
Assurta al potere la democrazia stata
le nel suo orgoglio d'iunovatrice ipocrita
sentì vergogna di un guardaboschi con
tadino, e subito creò un corpo di guar
die forestali con tanto di divisa e d'uni
forme, e con lo stipendio annuo per le
semplici guardie di seicento lire ed otta
cento pel brigadiere.
Sono venute la corruzione e la vessa
zione incarnata. Sono gli espulsi perfino
dalla questura, gli artigiani che non
hanno voglia di lavorare che si arruola
no in questo corpo che è il terrore dei
mandriani, la distruzione dei boschi e
del bestiame : Formaggi, capretti trova
no sepoltura in quelle fauci spalancate,
ed una volta che manca il tributo, ver
bali, contravvenzioni, carcere, spese di

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