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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, September 14, 1912, Image 2

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' CROIS AC A S ) V V E RS ì V A
. . .
sino mefistofelico il linciaggio di Tampa,
Florida e gli eccidi del West Moreland.
Osiamo protestare contro l'arresto e
la condanna a dieci anni di Vincenzo
Buccafori? Ed il governo repubblicano
risponde con l'arresto di Ettor e Gio
vannino Intensifichiamo la lotta e l'agitazione
per la liberazione di Ettor e Giovannitti?
ed i capitalisti ancora una volta rispon
dono con l'arresto di Emerson, di Al
damas, con la tortura a Reitkman e con
l'ostracismo a San-Diego Cai., a Reitk
man, ad Emma Goldman e a tutti coloro
che la cervice e le reni non curvano ai
voleri della plutocrazia dominante.
Protestiamo contro il trattamento in
fame, primitivo ed asiatico che si usa ai
carcerati nelle prigioni ? Ed il governo
nord-americano ci risponde cinicamente
come al solito con Jackson.
Che più?
La fame e la reazione ci avvinghiano
da tutte le parti e noi.... tacciamo o tut
t'al più sottilizziamo o filosofiamo sui
metodi da usare.
In alto i cuori ! rivoluzionari di tutte le
tendenze ! Il nostro nemico comune cre
sce di baldanza e d'audacia e minaccia
stritolarci. '
Bando alle chiacchiere, ai rancori ed
alle conventicole ! Il tempo è maturo per
l'azione concorde e solidale,
Agitiamoci continuamente ; agitiamo
il popolo, per la liberazione immediata
dei nostti prigionieri ; per la rivoluzione
sociale e questa decrepita società borghe
se non sarà che un ricordo maledetto di
un tempo nefasto che fu.
Àteo Rivolta.
Lansing, Mieli., 4 Settembre 1912.
Marianna adora i re
Invecchiando. Marianna, la sanculotta,
ha perduto le grazie ed è diventata arci
gna, impudica. Puttaneggiando, si è
gettata in braccia ai re. Non è il suo pri
mo errore, e non sarà forse neppure l'ul
timo. '
Una volta quanto è lontano il 1 793 !
non aveva che una passione," scoraz-t
zare libera ber le piazze, aveva un solo
. A r
amore, ed era per il popolano dalla . ma-
Allora era sbarazzina nervi 2 Arna
Chi potrà più tenerla dalle future J ca
dute? Hervé, innamoratosi di essa, fa
sforzi sovrumani per ricondurla sulla
buona strada ; ma è facile presagire che
non vi riuscirà.
E troppo avariata ormai. La corruzio
ne le è penetrata per ,le ossa, le corro
de le viscere. Pasteur redivivo non sa
prebbe trovare un siero abbastanza po
lente per immunizzarla dalla cancrena.
Xa morte sola potrà salvarla dal disonore.
Marianna adora i re.
Giovane, si diede al popolo; matura,
trescò con Luigi Bonaparte; vecchia,
fornica con tutti i re dell'universo.
Ed il suo primo amante è tenuto a pa
garne le spese.
Sono orgie pazzesche, degne di una
Messalina o di una Cleopatra.
Non v'ha più pudore che l'arresti.
Porta i conti in piazza.
x uj-iviu, lucili uiiiiiu etnei letica e paga. :
La tua amante di un tempo Io vuole, lo
esige. Sei in bolletta? Svenati. Cosa im
porta a lei se crepi ? I tuoi stracci l'of
fendono. L'oro, l'oro solo l'inebria. Paga!
I tuoi mezzani ti presentano i conti
dell'ultimo decennio. Osservali !
Spesi per ricevere lo czar fr. 1,520,400
' il re d'I
talia " 320,000
" " il re di
Spagna " ""775, 000
" . il re del
Portogallo
" il re di
Norvegia
" il re di
Danimarca
219,000
318,000
301,107
" il re di
Svezia ' 280,000
Tira le somme ora, se ti resta fiato in
corpo. Sono 3.733,507 franchi che devi
pagare per gli amanti di Marianna. Ti
sembrano troppi? Chiudi presto il libro
dei conti, se non ne vuoi vedere di peg
gio. Loubet, Fallières, tutti i ministri
hanno viaggiato per conto di Marianna,
tutti Hanno riportato i conti da pagare.
Paga ! 1
Protesti ? Ricordati che non sono lon
tane le giornate di Narbona, di Draveil,
di Villeneuve-Saint-Goerg'e, ecc. Posso
no ancora ripetersi.
E poi, perchè ti lamenti, o popolo di
Francia? Non fosti tu a condurla alletto
del terzo Napoleone?. Marianna ha tro-
; vato la reggia più della piazza adatta ai
suoi lubrici amori. Non può più stac
carsene ora ; e ci resta.
Recita dunque il mea culpa !
Veramente, se proprio sei stanco di
sopportarla, una cosa puoi fare : affo
gala ! -
...
Gustavo Hervé, il don Giovanni no
vello, ne proverà forse una stretta al
cuore; ma, stai certo, se ne consolerà ben
presto, 'sopratutto se l'atto tuo sarà assai
LA DETENZIONE IL SUICIDIO
Era il 10 del mese di settembre 1898 ;
l'Imperatrice d'Austria aveva finito la
stagione nei cantone Vaud (Svizzera).
Prima di lasciare la patria di Guglielmo
Tèli, volle passare da Ginevra per salu
tare un'altra imperatrice, la baronessa
di Rothschild. Questa visita la gettò sulla
strada di Luigi Lucheni, il quale, pazzo
di giustizia sociale, roso dall'odio contro
gli opulenti, cercava, a caso, di vendica
re sopra un ricco il proletariato affamato.
' Sui quaìs di Ginevra approfittando
un istante della possibilità di avvicinare
i borghesi, immerse, senza pietà, una li
ma nel cuore della imperatrice Elisabetta.
Lucheni era di buoni antecedenti, da
pochi mesi aveva lasciata la cavalleria
dell'esercito italiano. Il comandante del
suo squadrone dichiarò, dopo l'attentato,
che considerava Lucheni come il suo mi
glior soldato. "
Ma non è qui che posso espor re in det-
taglio tutta la cronaca dell'affare. Voglio
invece occuparmi della detenzione e del
-suicidio del regicida.
Ginevra ha due prigioni. La casa di
prevenzione,' Saint-Antoine, e la prigio
ne dei Vescovado. Quest'ultimo stabili
mento penitenziario è un antico conven
to cattolico, trasformato fin dal 1842 in
casa d'arresto. ìù al Vescovado che, Lu
cheni entrò il 22 novembre 1898, all'età
di 24 anni, per uscirnej dodici anni do
po, rinchiuso in una cassa morturia.
Nulla, durante parecchi anni, nè nella
condotta nè nel lavoro il regicida,: aveva
dato occasione di applicargli delle puni
zioni gravi. Pertanto il regolamento del
Vescovado non è troppo remissivo., È
espressamente vietato al detenuto di can
tare, di fischiare, di fare il minimo ru
more, di parlare da solo ad alta voce. Il
silenzio deve essere assoluto, il lavoro è
obbligatorio ; il detenuto deve ringrazia
re il guardiano quando gli porta alimenti
e il lavoro ; deve scoprirsi il capo ed al
zarsi in piedi quando rivolge una doman
da ai carcerieri.
Lucheni si era rassegnato, aveva com
preso esser questo l'unico mezzo per non
aver soverchie noie. Fu impiegato alla
confezione delle pantofole, alla rilegatu
ra dei libri, ai lavori in cartone. Lavora
va con docilità e non senza abilità. Il suo
lavoro era anche molto lucrativo per
certi ginevrini. Degli stranieri comprava
no un paio di pantofole, un libro rilega
to, dei giuocattoli a prezzi elevati, quan
do sapevano essere manufatturati dal
l' uccisore dell' imperatrice Elisabetta.
Un pastore evangelico giunse perfino a
vendere ad un'americana, nel 1902, un
manoscritto d'una diecina di pagine in
cui Lucheni, in un francese passabilmen
te elegante invocava il nome di sua ma
dre con una reale tenerezza. Come è fa
cile comprendere, questi piccoli lucri
non hanno mai approfittato al detenuto.
Tutto andava pel meglio, Lucheni
purgava normalmente la pena inflittagli,
quando, un brutto giorno, un individuo,
un letterato di dubbia intelligenza, al
quale erasi rifiutatala comunicazione delle
memorie scritte dal regicida nelle ore ri
servate allo studio, si vendicò del rifiuto
scrivendo in certi giornali che Lucheni
conduceva al Vescovado una vita pacifi
ca, relativamente dolce, invidiabile per
molti proletari italiani.
Codesto individuo, tra le altre storie
inverosimile; giunse a propalare in certi
ambienti giornalistici, che l'uccisore del
l'imperatrice passava le sue giornate a
lavorare poca, a leggere e scrivere molto,
a fumare, a cantare delle canzoni accom
pagnato dall'organo della cappella del
carcere.
Queste esagerazioni, messe in giro,
commentate, gonfiate, pervennero a Vien
na. Ne risultarono alcune spiegazioni
diplomatiche. Poi, amalgamate con affari
più importanti, come punto d'appoggio
a domande di estradizione della Germa
rude.
Dopo tutto, egli pensa, è meglio ve
derla affogata per man di popolo, che
tollerare i suoi amori pei re. Affogata
Marianna, i sanculotti del '93 risorgeran
no a vita nuova,. più liberi, più audaci,
più.... uomini.
Le Bastiglie cadranno tutte, é sulle
loro rovine sorgerà la vera libertà.
Popolo di Francia, fa il gesto demoli
tore !
Arturo.
nia, della Russia ed infine di certe mi
nacoie a persone ricche che soggiornano
a Ginevra durante la bella stagione, que
ste spiegazioni incitarono i dirigenti gi
nevrini à prendere una grave decisione.
Senz'altro motivo, fu ordinato al signor
Alessandro Perrin, direttore della pri
gione del Vescovado, di far subire a Lu
cheni un rigore eccessivo.
. Simili severità ingiustificate risveglia
rono nell'animo del prigioniero la sua
sete di giustizia male estinta. Violò il
regolamento della prigione. Protestò a
più riprese, rifiutandosi di s&lutaree rin
graziare i guardiani ed il direttóre. Si
spinse fino a minacciare di morte il di
rettore stesso, perchè si rifiutò di accor
dargli una pagnotta di pane supplemen
tare.. Per questi fatti, si buscò la cella di
punizione. Fu r neh i uso per più settima
ne in una cella esigua, quasi priva di lu
ce. Senza letto, senza sgabello, senza oc
cupazione. Unica distrazione per il dete
nuto era passeggiare in su e in giù nel
breve spazio della cella, spiato sempre
dal guardiano di servizio.
Quando si vuol aggravare la punizio
ne, il. prigioniero è messo al regime del
pane secco e dell'acqua. Gli si sopprime
il trito pagliericcio la notte. Codesto re
gime, ve lo assicuro, è più che sufficien
te per spezzare i ribelli maggiormente
recalcitranti.
Accompagnato dai rispettivi direttori
visitai le due prigioni di Ginevra.
Chiesi al signor Luigi Greiler, diret
tore della prigione Saint-Antoine, se
aveva qualche cella per l'applicazione di
pene più severe. Mi guardò sorpreso.
"Ho, mi disse, una cella speciale, ma
non me ne servo mai. Eccezionalmente,
si può servirsene per spaventare il carce
rato, ma non si può tenervelo più di un
giorno. E vi assicuro, è il massimo.
Non è possibile tenerlo di più senza far
lo impazzire. Del resto ciò non lo am
menda, e poi saremmo costretti immobi
lizzare un guardiano per sorvegliarlo co
stantemente". Ho visitato quella cella. È una canti
na. Ha una tavola per letto. Un "giuda"
rettangolare di 50 centimetri per 25 è
alla disposizione del sorvegliante. Il de
tenuto non deve mai essere perduto di
vista. Non deve avere a sua disposizione
nè cintura nè lenzuola. Al minimo ru
more insolito, il guardiano deve osser
vare che il prigioniero non attenti a' suoi
giorni.
Riconducendomi, il signor Greiler, un
uomo del mestiere, se così posso espri
mermi, che non fa tanti discorsi, guar
dandomi fisso, mi disse :
"Non ho bisogno di cella per domare
i miei uomini. Non mi sono confidati
per essere uccisi".
Guardiani di carcere, detenuti liberati,
detenuti in corso di pena, tutti "coloro
che ho interrogato mi hanno confermato
le dichiarazioni di Greiler. Si possono
riassumere in due parole :, La cella è
l'anticamera della morte.
Si vedrà, ora che mai nessuna cella ha
( jf s
meritato d'essere chiamata l'anticamera
della morte, quanto quella del Vescovado.
Giovanni Fernèx, direttore del Vesco
vado, che successe a Perrin, nel 1908,
entrato in carica, si affrettò a dare sod
disfazione e come ! a' suoi superiori.
Senza alcuna scusa plausibile, pochi
giorni appena arrivato al Vescovado, inr
vase con quattro carcerieri la cella occu
pata allora da Luigi Lucheni.
"Sostituisco il signor Perrin, gli disse.
Non ho nè la sua pazienza, nè la sua
sensibilità. Fino ad -oggi voi siete stato
viziato. Ora è finita. Sono incaricato di
domarvi. Buona sera'.
Il terribile detenuto che aveva l'inca
rico di domare si accontentò di singhioz
zare. Non credo che mai direttore di peni
tenziario abbia tenuto simili propositi ad
un carcerato. Del resto, essi sono nocivi
alla mentalità dei prigionieri, possono esa
sperarli e spingerli ad attentati contro i
loro guardiani.
Due mesi dopo giunto al Vescovado,
il direttore Fernèx, punì Lucheni con
30 giorni di cella di punizione, perchè si
era permesso, con l'autorizzazione del
vecchio direttore, di costruirsi una spe
cie di almanacco servendosi d'un pezzo
di cartone.
Durante i 34 mesi che Lucheni visse
sotto la direzione di Giovanni Fernèx, le
punizioni successero alle punizioni. Il
nuovo carnefice sperava forse di far im
pazzire il prigioniero. Non vi riuscì.
Malgrado la sua lunga claustrazione, il
regicida non perdette un solo istante ìa
sua lucidità di mente. Questa solidità
mentale impressionava ed imponeva ri
spetto a' suoi condetenuti ed a' suoi
guardiani. Eppure la pena della cella,
non usata al Vescovado fino dalle guerre
religiose, tanto è inumana, il Fernèx
l'aggravò per Lucheni con torture degne
dell'epoca di Calvino.
Quando, accompagnato da Fernèx, vi
sitai la prigione e chiesi di vedere la cel
la di punizione, acconsentì al mio desi
derio. Che orrore ! Silvio Pellico mede
simo si sarebbe spaventato. Riceve luce
soltanto circa mezz'ora al giorno, verso
le dodici. I topi vi abbondano, striduli.
Nè sedile, nè letto. Si gettava al prigio
niero una pagnotta ed una scodella d'ac
qua. Il pane doveva disputarlo alla vora
cità dei topi.
Lotta angosciosa in cui un essere uma
no, indebolito da 12 anni di carcere, non
aveva scampo se non nella morte. Una
corda ed un uncino è quanto può fare la
gioia di un disgraziato colà rinchiuso.
Il direttore Fernèx lo sapeva ; sapeva
pure, il 16 ottobre 1910, che dopo aver
ivi rinchiuso Lucheni, spingendolo a pe
date ed a pugni, sfinito, lo avrebbe tro
vato tre giorni dopo impiccato con una
cintura di cuoio, messa compiacentemen
te a sua disposizione.
Il 19 ottobre, Giovanni Fernèx, di
scese nell'orribile cella. Aperse la porta.
I topi sorpresi fuggirono. Indietreggiò
spaventato, diede l'allarme. Lucheni si
era impiccato. Aveva gli abiti a bran
delli, le gambe contorte, la faccia defor
mata, gli occhi fuori dell'orbita. La sce
na doveva essere delle più macabre, poi
ché raccontandomela, nella cella stessa,
il carnefice non riusciva a nascondere il
tremito che lo scuoteva nervosamente.
Così, nella civilissima (!) e repubbli
cana (1!) Ginevra, Luigi Lucheni fu sui
cidato. E nessuno o pochi ancora ha osato le
vare la voce e protestare contro trn de
lito abbominevole quanto quello consu
mato al Vescovado sulla persona di un
povero detenuto.
Joussouf Fehmi.
Popolo e servitù9
Nel 1789, la borghesia, dopo aver di
strutto la nobiltà con l'aiuto del popolo,
ha rigettato il popolo sotto il giogo dal
quale erasi appena liberata essa mede
sima.
Il popolo non aveva fatto che cambia
re di padrone. Era sfuggito all'antica
servitù feudale, ma solo per ricadere in
un'altra servitù : il salariato. Non pa
ga più la decima al signore, ma arricchi
sce i Schneider e resta miserabile.
, Che "m'importa di sapere chi mi sfrut
ta? Ogni sfruttamento è egualmente o.
dioso.
Che importa il nome sotto il quale si
nasconde il privilegio se sono sempre
vittima del privilegio ?
A. Claris.
LO STATO
Conclusione.
Dalla rapida ed affrettata analisi che
abbiamo fatto dell'essenza e delle fun
zioni dello Stato, coloro che paziente
mente ci hanno seguito certo sì saranno
fatto un'idea e formato un concetto un
pò chiaro di questo mostruoso organi-
oujv un ovFiaiiciAnjuc, ui lerocia e ai vio
lenza. Esso, come gerente responsabile delia
classe che l'ha costituito, incarna l'am
bizione del potere, l'ingordigia, la cru
deltà e tutte le prave passioni che imbe
stialiscono e depravano la natura umana.
Esso vive nell'atmosfera del delitto,
ed attinge il suo alimento dai campi del
la rapina e delle stragi. Fucina barriere
tra popoli, semina l'odio, l'omicidio,
crea la prostituzione, raccoglie a piene
mani il fango che produce e lo scaraven
ta in faccia all'umanità che immiserisce
ed oltraggia.
Tenere il popolo affamato ed ignoran
te è il suo sistema ed il calcolo inconte
stabile. E questo popolo che soffre e si
abbrutisce, nello Stato crede di scorgere
la sua salvezza per la ragione che altri
suoi fratelli affamati vestono da carabi
nieri e questurini e posti alla salvaguar
dia delle persone e della proprietà che i
poveri non hanno.
Ma tanto è. Vi è qualche cosa di de
plorevolmente assurdo che per atavismo
o per abitudine contrassero le folle che
fa spavento.
Il tapino che appena ha un tugurio
che disdegnano di abitare i topi ed un
orticello attiguo incapace di contenere il
suo cadavere, per quel valore di affezio
ne che acquistano le cose minime nei
cervelli arretrati, ad esse si attaccano, e
grati rivolgono la mente al provvido
Stato che questi miseri immobili, sfug
giti al naufragio delle grandi rapine, ga
rentisce dall'ingordigia dei piccoli ladri.
Lo Stato garantisce l'ordine, gridano
gli uomini di governo.
Ordine significa armonia fra tutti i
membri della società, equilibrio d'inte
ressi, uguale partecipazione al banchetto
della vita, diritto di tutti al godimento
ed alla gioia., " . .
L'ordine che per essere mantenuto . ha
bisogno del carceriere, del giudice e del
carabiniere non è più ordine ma cao
che nessuna forza, nessuna violenza, po
trà mai ristabilire e fare nascere l'armo
nia, generata dall'amore fra gli esseri
umani.
Tra chi soffre e chi gode si è scavato
un abisso che lo Stato, anche volendo,
non può colmare.
Esso come tutore di tutti i suoi sog
getti dovrebbe intervenire e colmare
questo abisso con l'equilibrio degli inte
ressi di tutti.
Volando sulle ali della fantasia imma
giniamo per un momento che lo Stato.
spinto da uno slancio umanitario, si ac
cingesse a questa ardua bisogna, ristabi
lisse l'equilibrio giusto i bisogni di tutti.
noi vedremmo iniziata la tranquillità tra
il genere umano, vedremmo la candida
colomba della pace assidersi sul carro
trionfale della felicità universale.
Ma allora lo Stato tradirebbe él'inte-
ressi della sua classe e cesserebbe di es
sere Stato; il che soontaueamente non
sarà mai.
Se nella snriV th attuo!. A
uiv. v M UcLHUC
cosa di buono e di umano è fuori della
orbita statale.
Ci sono per e. s. gl'istituti di benefi
cenza, gli ospedali, gli asili infantili che
a coloro che ignorano gli intenti e le
funzioni dello Stato sembrano opere di
questo ente, mentre invece sono istitu
zioni filantropiche, sorte per lasciti cri-
vati.
K
So che per il loro mantenimento con
corrono provincie e municipi, ma non so
che una legge obblighi questi enti secon
dari a venire in aiuto dei sofferenti, men
tre so che vi sono tante leggi draconia
ne che costringono municipii e provincie
a contribuire pel mantenimento dei cara
binieri, per le spese di leva e assogget
tarli per forza a tutti gli oneri che ser
vono pel mantenimento dello Stato.
Lo spirito di solidarietà, il sentimento
socievole, gli affetti reciproci sono insiti
nella natura umana, si fortificano e di
vengono più saldi quando le intrusioni
di un potere nefasto e feroce non inter
viene per dissolverli.
Noi, nello svolgersi della vita Quoti
diana, possiamo osservare ed ammirare
il tesoro di affetti che si manifesta fra i
sofferenti di razze diverse.
Vi è un ammalato che non ha i mezzi
per potersi curare.il polacco, l'austriaco, il
russo, il nero, tutti spinti dal sentimento

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