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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, May 09, 1914, Image 3

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CRONACA SOVVERSIVA
LA DONN A
(Una conferenza) '
Nome di madre, benedetto alle fonti
della vita : nome di sorella invocato co
ffle ,, balsamo nelle ore d'angoscia : no
nie di amante, susurrato con ebrezza di
gioia tra i vivi palpiti della passione.
Donna ! A te sciolsero canzoni i
trovatori, a te ricamarono madrigali i
poeti, per te si svolse a traverso i secoli
il dramma della vita umana materiato di
lacrime e di sorrisi, di sangue e di fiori,
di umiliazione e di rivolte. Non oggi,
davanti al problema sociale che sospinge
alla meditazione e alla lotta, io ripeterò
la canzone o il madrigale al nome che
vedo elevato a simbolo di novelle batta
glie. La donna è il primo essere umano che
cadde in servitù, e fu schiava prima an
cora che lo schiavo esistesse i). Nella
brutale tormentosa lotta per, il predomi
nio, cui fu stimolo la proprietà privata,1
il maschio potè approfittare delle coudi
zioni fisiologiche speciali della femmina
in certi stadi della vita, per renderla sua
soggetta e schiava. Ed è per una lenta
degenerazione della 'donna nello stato
servile che potè scavarsi tra i due sessi
complementari l'abisso che la civiltà ten
de a colmare. In origine il divario tra
l'uomo e la donna era assai meno grave.
Risalendo colla indagine storica all'anti
chissima Gens, basata sulla comunità dei
beni, vediamo la donna, la mater familas
forte del diritto materno, compiere quasi
la funzione di guida : sacerdotessa, arbi
tra e giudice.
Solo più tardi sorge l'autorità del pa
dre: l'uomo impone alla donna la mono
gamia e la soggezione, necessità di una
famiglia creata sul piedestallo della pro
prietà privata . e dell'eredità. La. donna
diventa la schiava, la macchina, procrea
tiva, l'oggetto di lusso e di lussuria.
Il cristianesimo, sorto in un tempo
che non riconosceva alcun, diritto alla
donna, considerandola sotto uu falso
aspetto come l'orgine prima dei vizii do
minanti, insinuò il disprezzo alla donna
predicando il disprezzo della carne. La
donna stessa, allettata da frasi ambigue
della dottrina e illusa da un miraggio di
speranza, abbracciò e propugnò il Nuovo
Verbo che doveva ricompensarla tanto
male. ,-.
In verità, nella filosofia della rassegna
zione è implicito il consentimento della
servitù.
La douna, secondo il cristianesimo, è
la impura, la seduttrice che portò 11 pec
cato e trasse l'uomo alla rovina, Ella do
vrà sopportare più gravemente il divino
castigo.
San Pietro parla, e dice : "donne, sia
te obbpdienti all'uomo". San Paolo
predica ai servi l'obbedienza ai padro-.
ni 2), e soggiunge : "le mogli siano sot
tomesse ai loro mariti come al Signo
re 3) E nella Genesi si legge: "i tuoi
desideri dipenderanno dal tuo marito, ed
egli signoreggerà sopra di te" 4).
Tutta la morale cristiana nei rapporti
della donna si aggira intorno a queste
massime servili. Così che è facile consta
tare che ogni miglioramento delle coudi--zioni
Iella donna fu conquistato alla ci
viltà progrediente dei popoli occidentaii
malgrado e contro il cristianesimo.
È bea vero che, in certe epoche della
storia, l'azione educatrice della donna
sull'uomo dovette essere' riconosciuta. Il
Medio Evo e la Cavalleria la esagerarono
anzi, ma in un modo barbaro e ridicolo.
Le corti d'amore (e i tornei e il sangue
sparso per una sciarpa o per un sorriso
non fecero che ribadire il pregiudizio'
della donna oggetto di lusso e di conqui
sta. Così l'adulazione stupida degli uo
mini e le vicende della impari lotta ses
suale produssero e alimentarono a detri
mento della intelligenza la vanità sciocca
del sesso femminile. Quante lodi melli
flue furono cantate alla dolcezza, alla
bontà, alla stagilità, alla leggerezza fem
minile ! Quanti inni di ammirazione usu
raia si sciolsero all'ideale della donna
modesta, rassegnata, paziente, virtuosa !
E tutta la virtù doveva consistere nel
l'obbedienza, che non è certo la virtù
degli animali più intelligenti.
L'obbedienza conduce le pecore dalla
tosatura al macello.
Si comincia infine a comprendere che
nelle società umane il malessere di una
parte si riflette ineluttabilmente sulla in
tera compagine. E si riconosce che nes
sun equilibrio sociale può essere stabile
su una base minata dagli abissi econo
mici, così si intravede che nei rapporti
dell'amore e della famiglia ogni adatta
mento è fittizio, e dannoso alla evoluzio
ne progressiva della specie, finché la
donna venga considerata cqme uu essere
inferiore e soggetto all'uomo.
Alla emancipazione della donna, che
si presenta come una necetsità dell'evo
luzione sociale, i neofobi obiettano le dif
ferenze fisiche e psiche dei due sessi.
La donna è oggi, sotto alcuni rapporti,
più debole dell'uomo : Il Quetelet h.-i
stabilito con esperienze che la sua dina
mometria muscolare media sta a quella
del maschio come 55 a 100 : il che non
toglie che la dinamometria di molte don
ne superi la media dell'uomo.
D'altra parte non è pure innegabile
che, sotto alcuni rapporti la douna è
più forte dell'uomo ? Che è più resistente
al dolore? più pronta al sacrificio ?
Se il fatto della sua soggezione al ma
schio dipènde da cause originarie, è for
se detto che queste non possano venir
sopraffatte da altre ragioni, portate dalla
evoluzione incessante della specie e dal
rinnovamento delle condizioni sociali ?
Se l'autorità sulle cose cioè la pro
prietà ha prodotto come sua conse
guenza indissolubile l'autorità sulle per
sone cioè la schiavitù è forse detto
che la schiavitù non si modifichi a tra
verso il tempo continuamente, nel senso
della libertà ?
Gli antichi schiavi erano considerati
come esseri inferiori, ma la loro inferio
rità non dipendeva che dallo stato in cui
si trovavano. -
Quando, ribellandosi, conquistarono la
loro emancipazione, poterono mostrare
al mondo che gli esseri umani si equi
valgono. -
Ammessa quindi la inferiorità attuale
dtlla donna rispetto all'uomo, è logico
il voler limitare la sfeja (l'azione delle
energie femminili? Ciò equivale a sovra
porre una infermità artificiale ad una in
fermità naturale. Se un fanciullo è de
bole, l'igiene consiglia forse di rinchiu
derlo in una camera senz'aria e seuza
luce? Fate che il fanciullo abbia libertà
e modo di crescere, di vivere, di respira
re, di correre sotto i raggi vivificanti del
sole a traversò le verdi campagne o' sulle
spiagge, in cospetto del mare immenso,
o tra i monti, dove l'aria purissima re
suscita le stremate energie. Fate che egli
possa percorrere con baldanza le vie trac
ciate dall'uomo. Fate che riceva dalla
società tutto quanto compete alle sue
tendenze, ai suoi bisogni, alle sue capa
cità, ed egli darà alla società tutto quan
te le sue attitudini e le sue forze inno
vellate "possono, dare.
Intendiamoci. È necessario che le don
ne stesse, alle quali tuttora è imposta la
soggezione, si muovano, si agitino, vi
vano, gettando la zavorra dei pregiudizii
attinti alla morale e ai codici dell'uomo
padrone, se anelano a libertà. Si afferma,
è vero, non senza ragione, che "la don
na è quasi sempre nemica del progresso
e costituisce l'appoggio più fermo di ogni
reazione". Ma io vi domando,, o mie
ascoltatici, siete voi pronte a consolida
re la regola di codesta affermazione ? O,
non piuttosto, sentite sorgere e avvam
pare da tutte le vostre fibre un'intimo
desiderio di vita libera, una fiamma di
ribellione, una volontà acuta di separarvi
risolutamente dal gregge delle eterne
rassegnate,' un fiero sdegno contro1 tutto
ciò che vi fu imposto" di servile, di umi
liante, di inumano, un bisógno irrefrena
nabile di mostrare a coloro che vivono a
voi d'intorno che anche voi siete capaci
accogliere e custodire e vivificare coi vo
stri entusiasmi 'un ideale magnifico di
redenzione e di libertà ?
Voi farete vostro, allora, questo assio
ma che niun sofisma potfà mai cancella
re : che ogni libertà si conquista, si strap
pa, si ottiene con l'energia, nè serve il
chiederla timidamente come un'elemosi
na. E, parafrasando un detto caro al
proletariato voi proclamerete che: "l'e
mancipazione delle dònne dev'essere ope
ra delle donne stesse".
Eilolao Misovulgo.
' 1) Bebel La'donna e il socialismo.
2) Epistola di S. Paolo agli Efesi.
Capo VI, 5-
3) Id. Cap. V, 22.
4) Genesi Capo III, 16.
La Salute e' in Voi!
Opuscolo indispensabile a tutti quei compa
gni che amano istruirsi
Prezzo-25c la copia
Rivolgersi per le richieste (accompa
gnata sempre dal relativo importo) al
Gruppo Autonomo.
P. 0. Box 53, East Boston, Mass.
Ergastoli industriali
Noi apprendisti sigarai della Val. M.
Antuono Factory, rompendo il giogo
che ci teneva avvinti alla -malvagia bru
talità di una infame carogna di capotaz,
stauchi di subire i suoi reiterati ingiusti
ficabili rimbrotti ed insulti, gli abbiamo
gridato sul grugno di bull-dog tutto il
nostro disprezzo, e abbiamo abbandona
to il lavoro. .
Ma abbiamo scioperato se. così può
dirsi solo gli apprendisti. I sigarai
son rimasti al loro posto indifferenti; non
una sola parola hanno pronunziato per
noi he da sette mesi siamo sfruttati, di
sprezzati, insultati e comandati a bacchet-,
ta." V , .
Gli apprendisti, tra cui parecchi d'età
inferiore ai sedici anni, nella fattoria An
tuono non spio debbono spazzare le gale
re, raccogliere lo strame, pulire la pica-
dura, ma scopare le scale ed il marciapie
di, fornire d'acqua i risaccatori, bagnare
il tabacco, andare a pigliare il caffè al ca
potaz, perchè il gran...... porco non vole
va scomodarsi. Spazzini e domestici!
Ma per dimostrare che. razza di 'mani
goldo egli è basti dire che parecchi ap
prendisti oltre i lavori sopraccennati, ma-,
nifatturavano dà 100 a 150 sigari al gior
no corrispondenti ad un salario di otto o
nove dollari la settimana che però inta
scava il padrone senza altro guiderdone
per lo sfruttato che scùlaccioni,. rimbrot
ti e soprannomi ingiuriosi, porco spinò,
testa firossa, pilu russo, che egli, uno
sgorbio comico della natura, regalava
con larghezza. Tutto ciò contribuì a far
nascere tra gli apprendisti il più acerbo
malcontento e la sera del 24 si giunse al
colmo. Il capotaz orninò agli apprendisti
di pulire le sputacchiere ingiungendoci
d'andar via se non volevamo, ubbidirlo,
Con questa minaccia credevi fiaccare
e spegnere il nostro sentimento di ribel
lione ad uua occupazione così ' ripugnan
te. Due andammo via, altri due rimasero
col proposito di protestare al domani; gli
altri perchè piccoli 0 paurosi degli sca
paccioni del capotaz e dei propri . genito
ri sono rimasti pure.
Dico ciò perchè è bene che si conosca
il delitto' che quotidianamente consuma
no i padri sui propri figli costringendoli
a lavoràre in tenera età, ragione per cui
avvizziscono precocemente.
L'indomani, sabato 25 aprile, previo
accordo preso tra i quattro apprendisti
più grandi, i due che eravamo stati scac
ciati la. sera precedente ritornammo al la
voro col proposito di protestare e far sì
che i sigarai ci proteggessero e impones
sero che gli apprendisti che lavorano
senza paga siano rispettati come uo
mini d'idee e di coscienza e non trattati
al pari di bestie da soma e da catena. '
Ma non fu così. Il capotaz s'avvicinò
a me intimandomi di andar via. Risposi
rifiutandomi e protestando ad alta voce
contro la sua tracotanza biliosa e feuda
le; e poiché accennavo a rivolgermi alla
solidarietà dei sigarai, non appena gri--dai:
Compagni!, questo negriero di mi
nuscolo calibro inopinatamente rui lasciò
andare uno schiaffo. Gli risposi con un'e
nergica tavolata in testa e mi gli lanciai
addosso. Accorsero gì' immancabili paren
ti e ruffiani che m'impedirono di pestare
per bene quell'essere lercio e bestiale; cer
to, cercarono di darmele, ma qualcuno,
nipote cugino paesano o semplicemente
schiavo nell'anima dovette ritirarsi mal
concio. Che gti operai di tutti gli opifici non
siano che oggetto di sfruttamento è più
che normale e logico finché li lavoratore
non annienti con ben altri mezzi che i
palliativi unionistici la potenza del capi
tale; ma che l'operaio, sia pure apprendi
sta, debba difendersi dalle manesche e
scandescenze d'un antropomorfo messo
a dirigere un lavoro, è cosa che ci ripor
ta molto indietro nella storia.
Il capotaz, Pietro Gerace, è cognato
del padrone, e nella classificazione zoolo
gica non si saprebbe se metterlo tra le
scimmie o tra i selvaggi di qualche isola
inesplorata. Ila attorno a sè parecchi
ruffiani vegetanti nel luridume della più
miseria morale e intellettuale dell'assen
za completa di volontà propria; e di tali
lecchini lo scimmione si serve per terro
rizzare e domini. Non conosce il mestie
re e scarta ottimi prodotti di operai e
sperti; che, d'altronde, sono troppo man
sueti per incoraggiarlo nei sorprusi.
L' apprendista per lui è una cosa, e non
lo cura affatto. Ma lo vogliamo ben gri
dar noi, trascurati, vilipesi, insultati, sul
grugno ai manigoldi, dal più grosso al
più piccolo, quanto d'infame sia nei lo
ro atti, nel loro pensiero, nelle loro aspi
razioni: le pezze ed il dominio, pezze e
dominio ad ogni costo, con la violenza o
con le transazioni ove la violenza diventi
pericolos'a. ;
. E lo sa bene Antuono, il vampiro mag
giore, che, riuscito finalmente sur un si
stema sociale a trovare cui la sua asseta
ta di furto, satolla l'epa capace sul lavo
ro altrui, ed i piaceri materia dei dolori
della povera gente.
Durerà? Nel tempo matura la storia: a
lei la risposta. A noi rimane un rancore
infinito che ci spinge nella lotta che non
è forse nel programma dei grassatori.
Per gli apprendisti
Giuseppe Lacausa. .
Tampa, Fio., aprile 1914
Max Stirner
Studio storico e critico di V. Roudine
traduzione di MENTANA
Di questo studio che la Cronaca Sov
versiva pubblicò a puntate tra il Gen
naio e l'Aprile del 191 1 il Gruppo Auto
nomo, "sicuro di giovare, allo -sviluppo
"delle idee libertarie, di far giacere ai
"compagni studiosi e di rèndere un se
"gnalato servizio agli avversarli che del
"l'opera di Marx Stirner discorrono con
"mala fede od incoscienza, disinvolte sì,
"ma egualmente sciagurate", h fatto
una magnifica edizione con note ed . illu
strazioni che pone in vendita a dieci soldi
la copia- .
: Indirizzare le richieste accompagnate
dal relativo importo, esclusivamente :
Gruppo Autonomo, Box 53
East Boston, Ma.'S
Quello che ci aspetta
Considerazioni melanconiche d'un tubercolotico
Oggi m'hanno dato la non confortante
notizia, qui all'ospedale, che la tuberco
losi mina il mio organismò. Ad alcuni
compagni di dolore che mi vedevano sorri
dente dopo l'annunzio e della mia.., gioia
si sorprendevano, risposi: E la fine, la fi
ne a treut'anni'd'una vita di miserie di
stenti di privazioni di dolori infiniti e
non me ne dolgo; certo, avrei preferito
la lotta, la morte sul campo di battaglia,
ma dal momento che non me n'è data
la possibilità, è meglio morir alla svelta.
E la storia di tutti i sofferenti di tisi e
mi duole non poter scolpire bene nel cuo
re e nel cervello dei compagni di schiavi
tù quésto che é pur uno dei più crudeli
quadri che la borghesia ci mette sotto gli
cechi, che in luogo del lampo dell'odio
dà il languore rassegnato e disperante,
che al posto del sentimento della vendet
ta punitrice mette un pensiero di pietà
troppo cristiana.
In piccola età, quando maggiore è il
bisogno dell'aria, quando l'organismo
domanda libertà di tutti i movimenti per
chè possa svilupparsi proporzionato in
tutte le sue parti, si è obbligati a chiu
dersi nelle galere industriali, fucina di
tutte le malattie. E se ogni mestiere ha
una malattia tutta propria per gli adulti,
per cui anche il fisico sviluppato e resi
stente viene lentamente abbattuto, è fa
cile imagiuare quale nocumento sia ad
un ragazzo la costrizione al lavoro, e co
me ben presto la candidatura alla con
sunzione s'affacci terribile.
Ed è ben duro per. -hi s'è sforzato
ad uniformarsi allaiuorale corrente, che
al lavoro fu obbligato dai genitori preoc
cupati di insegnare al ragazzo, oltre che'
a venire in aiuto ai suoi, ad amare solo
il frutto dell'onesto sudore è ben du
ro in premio a tanta onestà non racco
gliere, in fondo a tutte le altre sofferen
ze, che una morte per tisi all'ospedale o
sul mergine della strada.
. Vorrei, da questo letto su cui la mia
vitalità si spegne piano piano e il mio fi
sico si consuma, gridare ai miei compa
gni ai miei fratelli: .Piuttosto che la vi
sione d'un'agonia lenta all'ospedale sfi
date la morte sul campo di battaglia con
tro il secolare nemico. Oh! meglio la
morte al sole, con le armi in pugno con
tro chi è causa unica dei nostri mali,
sulle barricate. Non ascoltate le verbosi
tà mitingaie che la vittoria additano lon
tano lontano, attorno ad un drappo ros
so sventolante anche a dispetto di tutti
sui balconi d'uu Parlamento. La vita è
lotta e chi non combatte è soprafatto: è
legge di natura. La mussulmana aspetta
zione che l'evoluzione compia il gran mi
racolo dell'emancipazione proletaria, che
l'espropriazione avvenga pt decreto.; di.
parlamenti, che la piovra capitalistica si ,
recida i tentacoli, ricaccia l'uomo all'e
poca del millennio. In voi, compagni, è; .
la forza, quando lo vorrete, ed in voi è.
l'avvenire, la felicità, premio alla lotta..
Non affidate i vostri dentini ad alcuno,
pigliateli nelle vostre mani e trionferete.
Mordano la polvere gli oppressori e i
fanciulli non saranno più le future re
clute della tubercolosi ma i perpetuatori .
dell'energia e della potenza della specie,;
Frank Provenzano
(Dall'ospedale) Chicago, 111. 24r-4- l&
Esagera, a quel che pare, il buon com
pagno Provenzano sulla gravità dellasua,
malattia, che potrebbe anche essere una .
cantonata dei medici. E uscito dall'ospe- ,,
dale e gli auguriamo che si rinfranchi,,
e sbugiardi l'infallibiltà dei medici del
l'ospedale. . '
' ' ' N. d. R.
LIBERA PALESTRA
Sulla disoccupazione
È convinzione diffusa nei proletari! ,
cui non è pervenuta l'eco neppur tonta- ,
na della propaganda delle fazioni d'avan- -
guardia, che la disoccupazione sia dovu- .
ta a cause politiche, non determinate da ,
alcuna influenza del capitale. Pochi cer
to tra gli immigranti italiani che hanno
visto nel '908 l'enorme disoccupazione
negli Stati Uniti, pensarono a quel vam
piro americano che è Rockefeller od al
gran finanziere morto per il clima debili
tante di Roma, ma avranno facilmente
creduto che solo le elezioni presidenziali
determinarono quella crisi che fece me- ;
glio da vicino conoscere la fame.
Nel '96 era un presidente democratico.
Cleveland, che si divertiva ad affamare
il lavoratore. Nel '908 era Roosevelt od
il timore d'uu altro presidente democra
tico ed oggi è Wilson.
In Italia saran gli effetti della guerra
che spinge i nostri patriottici industriali
a mandare a spasso gli operai. In Fran
cia sarà la conflagrazione europea colla
Germania alla testa contro la fortuna dei
cugini. In Russia sarà magari lo starnu
to del Piccolo Padre. Ed il popolo beve e
giura sulle asserzioni pagate.
A parte che lo Stato è il rappresentan
te degli interessi capitalistici ed in tanto
esiste in quanto esistono questi e secon- .
do questi guida la bari ;cia collettiva, sa-
rebbe puerile il pensare che un uomo
possa dare la prosperità o la miseria sol
perchè portato sugli scudi di una mag
gioranza più o meno pecorile.
Può essere utile alla borghesia far sup
porre un uomo, investito dell'alto potere
di legiferare o di reggitore, padrone del
buono o del cattivo tempo. È la religio
ne dello Stato, l'adorazione della legge
in chi la personifica.
Ma è dovere nostro, specialmente ora
che il malessere si generalizza, dimostra
re dove stanno le vere radxi della disoc
cupazione. E opera buona di propaganda
da fare, metter sempre di fronte i due
interessi antagonistici del proletariato e
della borghesia, rilevando che il bene
dell'uno è il male dell'altro, e che tra L
due dev'essere lotta continua, che cesse
rà solo quando chi sfrutta sarà sparito
dalla società.
Bisogna Jar penetrare nella menfe de
gli inerti queste che per noi sono eviden
tissime verità. Il mezzo ?
L'opuscolo da distribuirsi gratis. I
fondi si potranno raccogliere per sotto
scrizioni sulle pubblicazioni sovversive
di qua e di là dell'oceano in tutte le lin
gue. È una proposta che io credo utile e
gravida di buoni risultati.
Avrà fortuna ?
Leonardo di Bari.
Portsmouth. Va.
LUISA MICHEL ' . ,
LA COMUNE.
è, in un volume nitido, elegantissimo
della Casa Editoriale Milanese, la prima
traduzione italiana dell'opera capitale di
Luisa Michel, l'eco più limpida e più fe
dele dell'epica insurrezione
proletaria e della reazione sanguinosa
con cui la borghesia si è illusa di soffo
carne per sempre le aspirazioni generose
e le audacie ammonitrici.
Il volume si vende a cinquanta soldi la
copia.
Affrettare le ordinazioni accompagnate
dall'importo relativo presso il "Gruppo'
Autonomo, box 53, East Boston, Mass.

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