OCR Interpretation


Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, August 15, 1914, Image 1

Image and text provided by University of Vermont

Persistent link: https://chroniclingamerica.loc.gov/lccn/2012271201/1914-08-15/ed-1/seq-1/

What is OCR?


Thumbnail for

ANNO XII
LA CUCCAGNA E'...
La cuccagna è arrivata, e la stra
ge pure: due condizioni diverse a
due diverse classi sociali; la prima
a chi tutto ha fatto per determina
re una tensione ed uno stato d'ani
mo che provocassero lo spezzarsi
della corda, la seconda a chi non
ha interessi da salvaguardare in
essi, non ha odii al di là delle fron
tiere più che non ne abbia al di
qua. .
Si tratta ora di supremazia guer
resca: il gran duello è tra la Ger
mania e la Russia, tra i tedeschi e
gli inglesi, tra i galli ed i teutoni;
non si può vìvere tranquilli finché
si hanno vicini potenti atti ad al
lungar gli artigli anch'essi sulle
facili prede di popoli tranquilli e
deboli.
Non si può vivere in pace perchè
i loro diritti i popoli hanno abban
donato nelle mani dei ciurmadori
e dei prepotenti.
Io non credo, non posso concepi
re che tra un lavoratore francese
ed uno tedesco, tra un operaio ita
liano ed uno austriaco possa esser
vi tutto quell'odio secolare profon
do che li spinge l'uno contro l'al
tro in una sete feroce di sangne. E
fittizio, è artificiale.il rancore; la
sciati a sè, alle loro riflessioni, tan
to il soldato francese come quello
tedesco, che ordinariamente sotto
la livrea imperiale o repubblicana
hanno cuore di lavoratore, si guar
derebbero un istante pensosi e poi
finirebbero col buttare lontano il
fucile per gettarsi l'uno nella brac
cia dell'altro, e se per caso un uffi
ciale un superiore, che ha fatto del
la guerra un mestiere, fosse pre
sente scandalizzato, lo coprirebbero
del loro disprezzo compiangendolo
che nell'anima sua gretta e picci
na, gravida di odii non suoi, non
trovi la spiegazione del loro atto
affettuoso. Sono fittizi, sono artifi
ciali gli odii dei popoli. Non può
interessare gran che agli austriaci
se Francesco Ferdinando è morto
sul letto o di piombo sur un auto
mobile, come non interessa a sua
maestà imperiale se il misero peri
sce di fame sulla via o sotto le fru
state dei suoi armigeri o per la roc
cia che si stacca dalla montagna.
Non può interessare ai tedeschi se
Guglielmone, questo pagliaccio che
si è sempre dichiarato fautore del
ia pace armata ed è stato sempre
un provocatore della guerra, possa
conservare il superbo -titolo di
"War Lord" eppure dal piedestal
lo olimpico dei suoi sogni di domi
natore debba scendere sotto gli
sberleffi della platea che talora non
"spetta neppure i divi. E non può
importare alle folle francesi se la
qualità delle armi di casa propria
Jia superiore a quella delle armi
fesche; ed ai lavoratori inglesi è
semplicemente indifferente se il
dominio dei mari rimarrà ai loro
Padroni o passerà in mani del ca
pitale tedesco. Sono fittizi ed artifi
Corrispondenze, lettere, money orders debbono
ciali gli odii ed i rancori dei popo
li: rimangono solo, finché dura l'i
nerzia della classe oppressa, gl'in
teressi contrastanti del capitale che
si serve dello stato, del popolo di
remo così ufficiale, per le sue ven
dette e per i suoi trionfi.
Interessa solo a Guglielmone, ai
Krupp, ai Creusot, la guerra, per
chè al divo darà maggiore arrogan
za ed ai secondi altri milioni. Il
patriottismo dell'abnegazione, che
tutto domanda al misero, mentre
niente ottiene, tutto dando ai po
tenti è parola vana. E', parola per
gli allocchi per gli asceti.
Chi sono gli entusiasti della
guerra?
Non i soldati certo, che gli entu
siasmi pagano colla vita o con la
mutilazione, -senza che alcun van
taggio si presenti agli occhi loro,
più che la menzogna d'una meda
glia commemorativa e un sorriso
sempre bugiardo del superiore ed
un attestato di benemerenza; tutte
cose che non migliorano-' hr
condizione di parìa e di carne da
macello e che non li salveranno de
mani dalle grinfe dei poliziotti e
della legge se a loro verrà in testa
di domandare domani un pezzo di
pane men duro per sè e per i loro.
Non la folla che gli effetti imme
diati risentirà subito stringen
do di molti punti la cintola al fian
co, e che sa che a perire, a farla la
guerra sono le sue energie miglio
ri; non certo l'umanità che vede
minacciata la sua perpetuazione
superba di energie, perchè ad eter
narla rimangono i deboli, , gli stor
pi, gli inabili.
Ma ne godranno certo i profes
sionisti delle armi, che sul campo
di battaglia o avranno morte ono
rata, che ne ricorderà ai posteri in
sonanti epitaffi il nome di assassi
ni, o troveranno esca a più laute ri
compense di regia provenienza.
Ne godranno i negrieri " della fi
nanza che alle nazioni esauste, de
pauperate per i campi incolti, per
l'ingordigia dei mercanti, offriran
no ad un aggio da strozzino i soldi
defraudati ai cristi proletarii, ne
godranno gli industriali fabbrica
tori d'armi, sicuri di fomentare a
guerra finita le voluttà delle rivin
cite e le preparazioni dispendiose,
ne godranno i fornitori truffaldini.
In loro quindi l'entusiasmo ed il
patriottismo. Per i primi è un lus
so troppo costoso e troppo superio
re alle loro forze, per i secofrdi è la
necessità, è l'alimento delle loro
truffaldine speculazioni.
Osservando gli avvenimenti che
hanno gettato l'Europa in una san
guinosa tragedia, la più vasta, la
più tremenda che la storia abbia
mai registrato, un rammarico, un
dolore ne turba: la condotta dei so
cialisti di tutte le nazioni.
Se in noi parlasse un gretto spi
rito di parte, se al disopra del sen
LYNN, MASS. 15 AGOSTO
essere esjluslvanunte Indirizziti "Cronaca Sovversiva". P. 0, Box 678 - Lynn,
timento umanitario stesse la volut
tà del nostro ideale superiore, ,noi
ringrazieremmo questi socialisti
scientifici della dimostrazione ul
tima dello spirito borghese che in
forma le loro azioni.
In Germania essi sono prima te
deschi e poi socialisti, in Fran
cia partono per il fronte, dopo
aver lanciato appelli ai lavoratori
incitanti alla guerra ed a questa in
neggianti; in Italia si apprestano a
lanciare il proletariato contro
l'Austria.
Buffoni e vili!
Nell'ora della prova, nel momen
to in cui a loro'si domanda la coe
renza, la rispondenza dell'azione col
pensiero sono trascjnati dalla foga
patriottarda e vorrebbero trascinare
le folle lavoratrici.
Lancieremo il proletariato alla
guerra: è sintomatica la frase; è
quasi più esplicativa dell'armiamo:
ci e partite ed è discretamente au
toritaria. Il dovere nostro? Combattere ad
oltranza la guerra: ricordare ai po
poli che non sononemici tra di lo
ro, ma che sono due classi contra
rie nel mondo, sonodue nemici ben
più terribili, perchè nimicizia di
tutti i giorni, di tutte le ore, per
chè sempre tesi, l'uno a conserva
re un dominio che sfugge, l'altro
alla conquista d'un'esistenza meno
precaria: il ricco ed il povero. Sono
essi i contendenti logici del pre
sente assetto sociale.
Siamo visionari noi? no: siamo
sinceri e ragioniamo senza preoc
cuparci di fisime di superiorità di
razza, ed alle nostre azioni diamo
una direttiva consona ai . no
stri interessi che sono gli interessi
delle masse.
Col cuore sanguinante della vi
sione dei fratelli macellati a centi
naia di migliaia sui campi dell'o
nore regio, con la mente evocante
gli strascichi d'odii e di rabbie sel
vaggie che l'esercizio della guerra
lascia, noi gridiamo: abbasso le
guerre fratricide! morte ai tiranni
che le provocano, le vogliono, le
fanno con la pelle proletaria! viva
la rivoluzione liberatrice dalle jene
dai vampiri dalle piovre della clas
se dei derelitti!
La guerra europea
La vecchia Europa è un vasto, - orren
do campo di battaglia. Tutto è in fiam
me! Fuoco per terra, per mare, per aria.
Nell'alto degli oceani immensi le coraz
zate vomitano nembi di palle di acciaio
ed affondano altre corazzate, vere città
galleggianti', cariche di uomini e di ric
chezze; nei campi i cannoni rovesciano
tempeste di mitraglie che seminano mot
ti e rovine; dall'aria piovono bombe de
vastatrici di fertili campagne, stermina
trici di vite.
Ci è da piangere e da compiangere
pensando alle tappe della civiltà a ritro
so. Si è lottato secoli per l'abolizione del
servaggio, ma inutilmente.
Nei tempi dell'odioso ed aborrito feu
dalismo il vassallo che doveva accorrere
a difendere l'imperatore, faceva suonare
19U
la campana del castello ed i servi della
gleba lasciavano la vanga ed armati alla
men peggio seguivano il loro s:gnoreche
li trattava con lo scudiscio; ed a guerra
finita decimati, umiliati, storpi ritorna
vano alla vanga, alia catena. Oggi la pie
be del campo e dell'officina ad un sc-n -plice
avviso dell'imperatore, del re, o di
un semplice presidente di repubblica, in
saccato nell'uniforme del soldato, si ar
ma, e dove viene comandato va per am
mazzare e farsi ammazzare.
Sono oltre venti milioni di uomini che
nel pi: no rigoglio della vita, gli uni. con
tro gli altri, senza odio e senza rancore,
si gettano furibondi a trucidarsi. Dinan
zi a questi eserciti sterminati il ricordo
delle orde di Ser3e, delle armate romane
e cartaginesi, della stessa grande armata
napoleonica, impallidisce nel fremito e
sussulto della umanità impotente e dila
niata. Le guerre moderne non sono come
quelle del passato quando le carneficine
avvenivano per la difesa di interessi di
nastici, o per far trionfare una menzogna
religiosa impudica su di un'altra menzo
gna spudorata, nè le guerre del risorgi
mento che immolarono martiri ed eroi
sull'altare dell'indipendenza nazionale,
ma sono le guerre della banca e delle in
dustrie, le quali fanno strame dei dritti
nazionali, di razza e di stirpe, per-soddisfare
l'insaziata ingordigia, la sfrenata
lussuria.
Si disilludano i pòveri asini pazienti
disprezzati e bastonati che di qui si ac
cingono a partire per andare a difendere
un paese che non hanno, che la guerra
sia scoppiata per la loro difesa. La guer
ra, da lungo tempo preparata, è scoppia-"
ta come fulmine a ciel sereno perchè gli
interessi della pirateria capitalistica co
smopolita l'imponevano; specialmente
quelli dei capitali e delle industrie ingle
si e tedeschi.
La Germania dopo di avere battuta sui
campi di battaglia la Francia nel '70, con
un lavoro tenace, paziente ed assiduo la
aveva battuta sul mercato mondiale me
diante la bontà dei prodotti industriali,
e faceva una feroce e spietata concorren
za all'Inghilterra; quindi la necessità per
l'impero teutonico di espansioni colonia
li e conquiste militari per potere control
lare il mercato e sfruttare altri popoli.
In altri termini la Germania voleva e
tuttavia vuole esercitare in Europa un'e
gemonia politico industriale-commerciale.
Pretesa azzardosa non tollerata dalle
altre nazioni.
Chi vince e chi perde in Europa vince
e perde in Asia e in àfrica.
A chiunque delle parti in conflitto ar
riderà la vittoria per noi non vi è nem
meno un interesse relativo. Io mi cruccio
e mi affliggo per l'atteggiamento preso
dall'Italia. La speranza di una rivoluzio
ne nella nostra penisola per ora'si è dile
guata. Quelle carogne di Salandra e di
S. Giuliano se ne sono accorti e si di
staccano dalla Triplice Alleanza.
1 socialisti, francesi sono diventati pa
trioti. Quelli tedeschi applaudono all'im
peratore che nel momento del pericolo li
chiama fratelli, riseivandosi il dritto di
imprigionarli a guerra finita.
Quello che stupisce in questo catacli
sma è la tracotanza teutonica. La Ger
mania che ha dato filosofi, pensatori, uo
mini freddi" eccellenti nelle scienze,
questa volta si sia lasciata dominare dal
l'entusiasmo ed abbia gettato il guanto
di sfida a tutta l'Europa. Si cullano anco
ra su gli allori di Sadow e di Sedan. Ma
dalla battaglia di Sadow fino ad oggi so
no passati 4S anni, e dalla catastrofe di
Sedan 44.
E lo stato maggiore tedesco, reprimen
do il suo orgoglio, avrebbe dovuto pen
sare che la vittoria di Sadow fu dovuta
al nuovo fucile Weterly usato per la
Num. 33
Mass.
prima volta dall'esercito prussiano; eche
quella di Sedan fu opera della demora
lizzazione di un esercito putrefatto dalla
corruzione della corte imperiale.
Inoltre gli ufficiali di tutti gli eserciti
hanno letto le opere del maresciallo Mol
tke e tutti conoscono la sua tattica av
volgente; e non si si se un'altro stratega
te lesco abbia escogitato un'altra tattcì
che sconcerti le previsioni dei nemici.
Attendiamo, e non sarà un gran male
se i due imperi centrali andranno alla
malora.
Saraceno
LEGGENDO....
Molti anni sono, forse troppi, ahimè !
quando eravamo ancora ragazzi, la non
na, beata lei ! aveva costume, come tutte
le nonne del suo tempo, di raccoglierci
intorno a lei e di raccontarci le più stra
bilianti storie. Sfilavano così ai nostri
occhi, palazzi fastosi, grotte incantate,
boschi animati, montagne d'oro, d'ar
gento, di diamante : la ricchezza ; e
ci parlava di donzelle incantevoli, di
cavalieri senza paura : coraggio e bel
lezza ; e favoleggiava di dragoni enor
mi dalle mille teste, di serpenti a sona
gli, di vipere. di-fiori meravigliosi di
profumo e di colore : la flora e la fauna.
Era la natura al superlativo, la vita pa
radossale, quali poteva essere uscite dal
la mente fantasiosa di un poeta primitiva
o dal profondo superstizioso delie menti
molteplici di un popolo, di una razza
Noi. ragazzi, ci divertivamo alla nar
razione di quelle storie, e prendevamo
ad amare oppure ad odiare questo o quel
personaggio o luogo. Per noi non esiste
va la finzione della favola ; tutto consi
deravamo come esponente di realtà, tan
to eravamo allora creduli ed ingenui !
11 tal cavaliere ? la tale reginotta? il
tal animale innominabile o fiore fanta
sioso? Via, non li avevamo visti, eviden
temente, pure li consideravamo come
realtà poiché trovavamo facili elementi
di confronto negli esseri e nelle cose che
ci attorniano. Il cavaliere lo riconosce
vamo nei panni del figlio del signore -decorato,
la reginotta la vedevamo nella
signorina dal sorriso regale, e così di se
guito ; perfino il serpente aveva il suo....
corrispondente iu una povera biscia che
un giorno vedemmo rannicchiata e mez
zo morta sopra una siepe.
Gli è chj la favola, sorga ove vuole,
ha sempre un fondamento di realtà oltre
al colore locale, ha le sue radici nel folk
lore. Fra gl'innumerevoli personaggi che la
buona nonna faceva risaltare da suoi
racconti e che ci rimasero poi impressi
per lungo tempo, ora ne ricordiamo uno,
nè amabile nè odioso, discretamente buf
fo, un po' spaccone, spesso vile, non per
cattiveria ma per temperamento. Era in
namorato d'uua giovane splendida per
forma e temperamento. Era innamorato
diciamo così ma in modo partico
lare ; il suo non era un amore forte, con
tinuo, verso l'oggetto amato, era invece
un amore alternativo, un ti voglio e nou
ti voglio : erano crisi di passione alterna
te da periodi d'indifferenza. Chi ne sof
friva di questo stato d'amore era la
povera Dulcinea. Assalita da più parti
con veementi proteste d'amore, aveva
sempre resistito, si era sempre conserva
ta fedele alla parola data al suo capric
cioso innamorato, ma soffriva, soffriva...
Ebbene, mentre ciò durava, un bel o
brutto giorno, il donchisciottesco nostro
personaggio, s'imbattè in un tale il qui
le osava spingere la propria impudenza
s no al punto di disconoscere le qualità
fisiche e morali della meravigliosa ra
gazza. Non ci mancava altro per man-

xml | txt