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Cronaca sovversiva. [volume] (Barre, Vt.) 1903-1920, September 02, 1916, Image 2

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CRONACA SOVVERSIV A
siri corrasione direttissima andremo noi,
i padri ni;'e la legge guarita dalle distra
zioni e dalle aberrazioni demagogiche
tornerà quella che è stata sempre, quello
che deve essere in perpetuo, il presidio
dei privilegi economici e della sicurezza
politica delle classi dominanti.
Quanto ai lavoratori che al varco del
l'inattesa eccezionale prosperità ci atten
dono, col rituale dei vecchi banditi, e ci
vogliono la borsa o la vita, spianati gli
scioperi assidui ad estorcerci salari esosi,
esose riduzioni d'orario senza riflettere
che cessata domani la guerra, infervorata
nei vinti e nei vincitori la riparatrice at
tività industriale, la concorrenza ripren
derà più avida e più feroce che non sia
stata mai per l'innanzi, e che il capitali
smo indigeno ricostretto nei suoi mer
cati non potrà in nessun modo soggia
cere al livello eccezionalmente attinto
dai salari i lavoratori impareranno che
cosa valga il lavoro organizzato di fron
te all'organizzazione nazionale del pa
dronato.
Perchè questo è il rimedio che il co
lonnello George Pope ha proposto nel
ssuo annuale rapporto al Congresso della
jNational Association of Manifactu
rers: organizzare tutti i padroni in ogni
anche minor centro industriale, fede-
rarsi nello Stato prima, in tutta la na
zione poi, creando così un'organizzazione
formidabile, da cui n ss m padrone debba
scampare, la quale affronti sicura di sè,
della propria forza incoercibile, il pro
blema delle relazioni fra Stato ed indu
stria, fra capitale e lavoro.
Senza che pure un padrone grande o
piccino abbia a scamparne.
"Vi sono leggi contro i trust che sareb
bero a quest'ora sepolte negli archivi
iper sempre se noi fossimo concordi disci
plinati. Ebbene, i pitocchi, i dissidenti
che considerano l'azienda da un punto
di vista esclusivamente personale e sono
d'impaccio ai grandi falchi i quali si ispi
rano alla visione più larga delle condi
zioni economiche generali, i pitocchi sa
ranno alla 'cooperazione, alla organizza
zione costretti dalla più severa disciplina,
saranno alla prima debolezza al primo
scarto, espulsi, abbandonati alla deriva,
in preda agli scherni ed alle violenze del
jnemico.
Con noi o contro! Rintuzzata la bal
danza dei parlamenti, la tracotanza delle
organizzazioni operaie, si vedrà se dopo
di essere stato onesto col lavoro il capi
tale deve esigere che il lavoro debba una
buona volta essere onesto col capitale.
desolati nè disperati pur se qualcuno
rampolli da contrasti melanconici: di là
dalla barricata s'intendono oltre la bre
ve frontiera della chiesa, della fede, del
rito; si accordano obliando la guerra a
troce e sanguinosa, profeti d'ogni chiesa
ad arginar l'onda plebea che monta rug
gendo vandalica e minacciosa. Di là dal
la barricata si intendono aquile e pidoc
chi tigri, e faine del parassitismo indù
striale insaziato, e si stringono oltre le
acerbe competizioni intime a contenere
l'orda immane degli straccioni che attra
verso l'uragano delle esperienze rinno
vate ha visto tralucere balenare insop
primibile il diritto al pane all'amore alla
luce ed alla libertà.
Dall'altra parte della barricata. . .
DOPO DUE ANNI
Da questo lato, ne
i . . .l'aria senza tempa tinta,
diverse lingue orribili favelle
Parole di dolor accenti d'ira
voci alte e fioche e suon di man con elle
come nella bolgia dantesca esalano le a
nime di coloro
che vivon senz'infamia e senza lodo.
"E' minaccia che si oscura di propositi
concreti. Ai suoi inizii appena, la Natio
xial Association of Manufacturers
accoglie quattromila padroni, controlla
per cinque miliardi d'industrie e cinque
milioni di lavoratori.
Che cosa farà domani quando avrà
costretto nelle sue trame la grande mag
gioranza degli industriali d'America?
Perchè come le chiese oltre i simboli
..il credo i dogmi s'intenderanno, finiran
no per intendersi sfruttatori grandi e pic-
cini, oltre le sterili invidiuzze e le com
jtiziorii (minori, solidali contro il pro
'letariato indocile e fellone nel fine supe
riore della salvezza comune..
'"Quante considerazioni, se i limiti ne
cessariamente avari di un articolo di
giornale potessero consentirne il pieno
.viluppo, l'esauriente discussione!
La chiesa, la chiesa cattolica che insi
diata screditata pericolante abdica al
isuo immobilismo tradizionale ostinato,
.alxlica alla divina redenzione per cui "il
ìsik) regno non era di questo mondo" ab
dica al rigore dei dogmi che salvò al li-lx.-ro
esame per un millennio col furore
Ielle stragi la ferocia dell'inquisizione
ilei tormenti, degli auto-da-fè, dei sup
plirli e dei roghi, per costituirsi, essa che
iìi piedi dei suoi pontefici, vide re ed impe
ratori umili genuflessi contriti, per pro
stituirsi impudica esecutrice delle basse
opere di polizia del padronato, raccat
tandone il salario, la mancia e la tutela
nell'eresia e nello scisma!
Il capitalismo insorto contro il privi
legio nel nome della concorrenza libera
illimitata incessante, in cui trovò gli au1
spici il viatico e la fortuna della classe,
compie la sua parabola tornando dalla
rr .ricorrenza alla cooperazione; rimpiat
tato fino a ieri nella macchia fitta degli
istituti democratici cui aveva affidato
il carico delle proprie responsabi.'ità pau
rose, sbuca tuon oggi a reclamarle pie-
nv f i inrir-rf nf l rrnnrttn rl(-l turi rv,n-
Torrente più vero e più temibile, il pro
letariato. Quanti insegnamenti anche, non tutti
Da questo lato è lo squallore.
Come nell'imperiale agonia della vec
chia Roma, a molcere le auguste accidie
di imperatori idioti e di smidollati patrizi
si scannavano nel Circo, senza odio, già
diatori coscritti nelle più varie e più re
mote provincie dell'Impero, oggi, co
scritti fra i due poli in ogni zona del pia
neta, pel chilo e per la borsa del patri
ziato nuovo salito ai fasti della porpora
e della fortuna traverso l'usura la rapina
la prostituzione dal letame dalla boz
zima dalla belletta del ghetto delle
scuderie dei lupanari, i servi già
aiaton disprezzati si scannano senz o-
dio, ciecamente come due mila anni ad
dietro, ammonticchiando nel vasto Circo
che chiudono i Carpazi le Alpi e le Ar-
denne venti milioni di cadaveri ; librati
su l'ecatombe immane, menzogna impu
dica, atroce ironia, i cento vessilli delle
patrie civili.
Peggio, peggio! Da l'armento che ha
levato la fronte e dall'eccidio aborre ed
oltre il miserando insanguinato confine
della gente guarda alla patria più vasta
albeggiante su la terra redenta su le stir
pe riconciliate nella comunione del labo
rioso destino, emergono ottusi intolle
ranti irosi, ostinati, pur di fronte alla co
alizione minacciosa dei nemici secolari,
a non gridar che le glorie e le virtù del
proprio tabernacolo, del proprio deca
logo, dei proprii santi ; a non gridare che
il proprio diritto, la propria libertà, come
se diritto e libertà, il diritto di pensare
e di vivere, la libertà di attingerlo di con
sacrarlo vittorioso nella realtà viva e gio
conda, non fossero, oltre l'arido chiuso
della confraternita, patrimonio insepa
rabile imprescrittibile uguale di tutti i
figli dolenti del lavoro, della servitù della
miseria.
Incontro a Maometto grifagno, cinto
d'armi, ansante alla distruzione ineso
rata, Bisanzio pettegola ed eunuca!
In tutti l'onta e la vergogna oggi; sul
destino di tutti amara e sanguinante le
spiazione domani.
. , Mentana
N
J
Aladri proletarie!
Una vostra sorella, come voi
schiava d'ogni più' esoso ser
vaggio, priva di tutte le gioie,
rosa dalla fatica, affranta dai
patimenti giace nelle carceri di
Duluth, Minn., straziata dai ge
miti del figliuoletto che invano
chiede il latte all'esauste mam
melle, oppressa dall' incubo a
troce che possa domani penzo
lar dalla forca, accanto al com
pagno della sua ingrata vita.
L'hanno incatenata gli sgher
ri malvagi, la minacciano di
morte i giudici inumani per es
sere corsa in aiuto di suo ma
rito a ritorcere 1' aggressione
di tre poliziotti briachi.
Aladri proletarie!
In nome del più' santo fra gli
affetti umani: quello d'una
mamma; in nome del primo fra
i diritti: quello alla vita, schie
ratevi con i vostri compagni,
coi figli, i fratelli vostri per
strappare al boia la vittima attesa.
"Il diritto internazionale è caduto! il
diritto civile vacilla, il diritto pubblico
è capovolto. L'Europa è di nuovo, come
prima della Rivoluzione Francese, retta
da governi che leggono in precedenza e
correggono i manoscritti degli scrittori,
che fissano il prezzo delle cose; che apro
no le lettere dei privati; che alterano il
tenore dei contratti; che legiferano e le
vano imposte di autorità; che prendono
formidabili impegni di pace e di guerra
senza dover consultare nessuno e ren
derne conto a chicchessia."
Così descrive Guglielmo Ferrerò il
caos europeo durante la grande guerra,
ed ammonisce "la storia non aveva an
cora veduto uomini investiti di un più
formidabile potere, che quelli i quali fu
rono sorpresi dalla guerra Europea al go
verno degli Stati involti nel conflitto: am
moniinento a pensare ogni tanto anche
alla smisurata responsabilità che, rista
bilita la pace, potrebbe un giorno con
trobilanciare l'illimitato potere dell'ora
che volge."
E' previdente Guglielmo Ferrerò, quan
to non lo sono certamente quelli che l'im
mensa catastrofe prepararono ed attua
rono.
Poiché è logico domandarsi, se essi po
tranno, ed in quale misura, compensare
a pace fatta il popolo che la guerra ha
sopportato, delle sofferenze patite, delle
persecuzioni di cui fu vittima durante
il non breve regime militare, dei dolori
sofferti senza un lamento.
Se ai vecchi sfiniti dagli anni e dalle
fatiche, ai figli rosi dalla fame, alle spose
accasciate dal dolore, curvate dal lavoro
bestiale che il sostegno perderono nel
l'infame macello, potranno i governi as
sicurare il pane e la vita.
E se ai mutilati, ai ciechi agli invalidi
della grande guerra altro non sapranno
garentire, che il permesso di mendicare
per le vie delle città e dei paesi immise
riti, al prossimo cristiano, il quotidiano
boccone, a smorzare ì crampi dello sto
maco e trascinare ancora la vita lungo
il doloroso Calvario della millenaria pas
sione proletaria.
La risposta viene dallo stesso Ferrerò:
"L'abbondanza, della quale tanto i po
poli si compiacevano e alla quale aveva
no sacrificato l'eredità di bellezza traman
dataci da tante generazioni; l'abbondan
za, figlia prediletta della pace, a poco a
poco si ritira da tutte le terre che la guer
ra invade. In mezza Europa i campi si
isteriliscono per mancanza di braccia;
tutte le macchine che non servono a fab
bricare armi irruginiscono; le arti oziano
melanconicamente. ."
E non è tutto: gli Stati indebitati mol
to più che non lo fossero prima, rovinati
finanziariamente, costretti a fare lavori
urgenti affinchè la vita riprenda il corso
interrotto, dovranno necessariamente,
per rimpinguare il tesoro pubblico, spil
lar danaro dal popolo sovraccaricandolo
di tasse, e di balzelli.
Sicché non solo non avrà pane la pa
tria pei figli che la guerra gettò sul lastri
co e rese infelici; ma da essi s'attenderà
nuovi sacrifici, abnegazioni nuove; con
essi, dopo averne bevuto il sangue e le
lacrime, sfrondandoli delle gioie piccole
ma sempre gradite delia vita, vorrà spar
tirlo, il pane domani, il pane scarso e mil
le volte sudato.
Tramonteranno allora gli ultimi resi
dui della generale illusione, svaniranno
col perdersi delle strombazzate fanfarone
che ubriacano la gente dabbene i fumi
del .patriottismo regio e repubblicano
creati per l'occasione; e mentre gli arruf
foni ripresa la caccia al potere daranno
al popolo estenuato spettacolo immondo
delle vecchie sozzure, deg'i intrighi e dei
tradimenti nuovi, finirà la plebe di con
vincersi ch'essa fu vittima dell'inganno,
e che al macello fu condotta da interessi
non suoi, ma per soddisfare la riarsa sete
dei potentati.
Lo Stato uscirà dal suo bagno di sangue
più forte e più saldo, che non lo fosse a-
vanti la guerra, poiché mentre sui cam
pi della lotta si mira a distruggere la ci
viltà teutonica, nelle cancellerie degli al
leati si instaura la politica superlativa
mente f rganizzatrice della Germania ; ma
appunto per questo il proletariato della
restaurazione, vedrà nello Stato la ( ausa
unica, il solo responsabile di tutti i suoi
mali.
Il regime terroristico infeudato nel
le inani di una banda di corsari, i quali
niun altro diritto riconoscono che non
sia il loro interesse, altra legge che quella
del taglione, nessun giudice che non sia
no gli ingibernati difensori del monopo
lio borghese e delle prepotenze statali 1
codesto regime del ferro, del fuoco e del
delitto che lo stesso Ferrerò apertamente
disprezza pur ritenendolo necessario ad
assicurare la vittoria, non può durare a
lungo, non può sopravvivere alla guerra.
Quei diritti e quelle libertà, che con
quistate dal popolo a prezzo del suo san
gue e di sacrifici immensi durante secoli
di lotta disperata, furono dal popolo go
duti per decine d'anni, sono stati in un
sol giorno ringoiati dai governi d'Europa:
ma non per sempre.
Se per due anni e più si è potuto impe
dire agli uomini di vedersi, di parlarsi,
di sapere la verità sulle cose e sui fatti
di pubblico interesse; se si è tollerato il
ritorno al vassallaggio antico non è per
chè i governanti avessero in sè stessi la
forza e il potere; ma perchè i sudditi e
rano e purtroppo sono, accecati da una
grande menzogna. La quale una volta
scoverra, e va già dileguandosi la schie
ra degli illusi non varrà certo più a
frenare la tormenta che s'appresta.
Finita la guerra i governi avranno an
cora bisogno delle leggi marziali per con
solidare le nuove attribuzioni, per affron
tare le urgenti difficoltà inevitabili; ma
ciò lungi dall'essere tollerato dalle masse
stanche di servitù, verrà energicamente
combattuto.
La tragedia s'avvia verso l'epilogo in
glorioso :l'anhunciano gli ultimi eventi
dalla vecchia Europa. '
Ma dalla terra inzuppata del sangue
tiepido e vigoroso di giovinezze a milioni
sacrificate sull'altare infame di false dvi
tà, germoglia e cresce, alimentata ditte
lacrime dei popoli doloranti, il bisogna
estremo: di libertà e di ripdenzjone.
t NANDO
CONTRO LO STA TO
Fra i precursori dell'anarchismo, spicca
per l'originalità del suo pensiero libertario,
per la sua tempra rivoluzionaria, Thomas
Paine.
Nato in Inghilterra nel 1737 emigrò in
America, dove non tardò a sposare la ca
usa dell'indipendenza, diventandone apo
stolo e soldato. Nel 1787 tornò in Europa
è fu membro della Convenzione, durante la
grande rivoluzione francese (1793).
Imprigionato, si salvò miracolosamente
dal patibolo. Opere sue magistrali sono:
L'età della ragione, e I diritti dell'uomo
Traduciamo da quest'ultima i brani che
seguono.
Una gran pM'te dell'ordine sociale
non è un effetto del governo, ma ha ori
gine dal principio di associazione ine
rente alla natura umana. Esso esisteva
prima ancora che vi fosse il governo, se
guiterebbe a sussistere anche quando o
gni forma di governo venisse abolita. La
dipendenza mutua ed i reciproci interessi
fra gli uomini e tutte le parti di una co
munità civile, creano la grande catena di
connessione che li mantiene associati.
Il proprietario, il contadino, l'indù
striale, il mercante il professionista e
qualsiasi altra attività umana, si esplica
e prospera mercè l'aiuto che ognuna ri
ceve dall'altra e dall'insieme di tutte
L'interesse comune regola i loro rap
porti e determina le loro leggi; e le leggi
stabilite dall'uso comune ànno un'influ
enza di gran lunga superiore a quelle
emanate dai governi. La società, infine,
adempie di per sè stessa a tutte quelle
funzioni che ingiustamente si credono
opera del governo.
Per ben comprendere la natura e la
quantità di governo che s'addice all'uo
mo, è necessario capire esattamente il
carattere dell'uomo stesso. Come la na
tura lo creò per la vita sociale, egli fu
provvisto delle facoltà indispensabili a
tal sistema di vita. In ogni modo i suoi
bisogni naturali sono superiori alla sua
capacità individuale. Nessuno è capace
di sopperire a tutti i suoi bisogni, senza
l'aiuto della società; e sono appunto
quei bisogni che agendo sopra ogni sin
golo individuo, impongono a tutti di u-
nirsi in società, precisamente allo stesso
modo che tutti i corpi, per la legge di gra
vitazione tendono verso un medesimo
centro.
E questo non è tutto. L'uomo non è
spinto ad associarsi coi suoi simili solo
dai bisogni varii che il mutuo appoggio
può soddisfare, ma anche da un comples
so di affettività sociali ingenite nella sua
natura, che se non sono indispensabili
alla sua esistenza materiale, sono però
essenziali alla sua felicità. Non v'è pe
riodo della nostra esistenza in cui cessi
d'agire questo attaccamento naturale
verso la società: esso nasce e muore con
noi stessi.
Se esaminiamo attentamente la na
tura e la costituzione umana, la diver
sità di talento nei vari individui per la
soddisfazione reciproca dei bisogni d'o
gnuno, le tendenze ad associarsi, e con
seguentemente a preservare i vantaggi
che dall'associazione risultano, compren
deremo con facilità che una gran parte
di ciò che si chiama governo, altro non
è che una imposizione.
II governo non diventa necessario
quindi che per supplire ai pochissimi
casi riguardo i quali la società e la civiltà
sono incompetenti; non mancano esempi
a dimostrare che tutto quanto il governo
può fare eli utile, fu già attuato dal con
senso e dal lavoro comuni, senza l'inter
vento governativo.
Per due anni, dal principio della guerra
per l'indipendenza americana, e per un
periodo più iungo in certi stati, non v'era
alcuna forma di governo stabilita. I vec
chi governi erano stati aboliti, ed il pa
ese era troppo occupato nella sua difesa
per rivolgere l'attenzione a riedificare il
nuovo governo; eppure durante questo
intervallo, l'ordine e l'armonia furono
mantenute ed inviolate come in qualsiasi
altro paese d'Europa. C'è una naturale
tendenza nell'uomo e sopratutto nella
società poiché questa abbraccia una
più vasta variazione di abilità e di risor
se ad adattarsi a qualsiasi situazione
in cui venga a trovarsi. Non appena il
governo formale viene abolito, la società
incomincia ad agire . Ne consegue una
spontanea associazione generale, ed il
comune interesse produce la sicurezza
di tutti.
La pretesa che l'abolizione d'ogni for
ma di governo produrrebbe la dissolu
zione della società, è tanto più falsa in
quanto lungi dal disgregarsi, gli uomini
sono indotti a unirsi con un vincolo sem
pre più stretto.
Quella parte dell'organizzazione so
ciale ch'era stata arrogata al governo, ri
cade nuovamente sulla comunità e si e
splica per suo mezzo. Quando gli uomini,
sia per istinto naturale , sia per il reci
proco vantaggio, si sono abituati alla
vita civile hanno Cognizioni e pratica suf
ficienti per compiere quei cambiamenti
di governo ch'essi ritengono necessari o
convenienti. In breve, per la stessa ra
gione che l'uomo è una creatura della
società, è pressoché impossibile met-
ternelo al di fuori.
Il governo formale non è che una pic
cola parte della vita civile; e' quand'an
che la miglior cosa che l'ingegno umano
può creare, venga stabilita, essa rimane
un nome e un'idea più che divenire un
fatto. La salvezza e la prosperità degli
individui e della comunità, non deriva
da quanto di migliore può fare il governo
più perfetto che si possa immaginare, ma
dai grandi principi fondamentali della
società e della civiltà, dall'uso comune
universalmente e reciprocamente accet
tato e mantenuto; dalla incessante cir
colazione degli interessi che passando
per le innumerevoli arterie sociali rinvi
goriscono la grande massa degli uomini
civili.
Più progredita è la civiltà,e meno sen
te il bisogno del governo, perchè regola
di più i proprii affari e sè stessa. Ma così
contraria alla ragione è la pratica dei
vecchi governi, che aumentano le pro
prie attribuzioni e le proprie spese, in
quella proporzione con cui dovrebbero
diminuirle.
Le leggi generali che governano la vita
civile, sono così poche e di utilità tanto
comune, che siano o no applicate dalle
forme governative, l'effetto sarà sempre
il medesimo. Se noi consideriamo i mo
tivi che dapprima .spingono gli uomini
ad associarsi fra di loro, e quali gli incen
tivi a legarne i rapporti di poi, noi trove
remo che il complesso delle funzioni so
ciali è regolato appunto dalla mutua dipendenza.
Sotto questo aspetto l'uomo è una cre
atura più consistente di quello ch'egli
stesso non creda, o che il governo vuol
dargli ad intendere. Tutte le grandi
leggi sociali sono leggi naturali; quelle
economiche e commerciali sono leggi di
interesse reciproco. Esse sono seguite
ed obbedite perchè è nell'interesse dei
contraenti di farlo e non per l'inframmet
tenza nè per l'imposizione delle leggi
scritte.
Eppure (piante volte non è la tenden
za naturale ad associarsi disturbata o di
strutta dagli atti del governo! Quando
questo invece di uniformarsi a quelle
tendenze, si considera fine a sè stesso ed

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