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Cronaca sovversiva. (Barre, Vt.) 1903-1920, September 23, 1916, Image 2

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CRONACA SOVVERSIVA
di rivolta per trionfare a novella apo
teosi ed erigere sul cadavere del piccolo
tiranno il suo monumento magnanimo
di sacrifici e d'abnegazioni; che volando
indomita sprezzante dell'ire furiose dei
potenti, di piazza in piazza di paese in
paese pei campi, per l'officine, pel sotto
tuolo tetro, dovunque son schiavi da
redimere, a demolire col piccone prole
tario l'opprimente edificio dell'inqui-
sizione borghese, s'afferma sovrana del
divenire sociale.
Invano s'affaticarono a Parigi ed a
Lione, a Fietroburgo.a Montjuich, a Chi
cago i boia ad insaponar capestri e ad
affilar mannaie per la maggior salute
dell'ordine: "Il sangue vuol sangue;
ogni vittima frutta il vendicatore" e il
ferro del giustiziere "non è mai sì tre
mendo, come quando è aguzzato sulla
pietra sepolcrale del martire".
L'hanno voluta essi la guerra, essi cui
la pace opuicnta prodigava tutte le mol
lezze del quieto vivere.
L'hanno voluta, non se ne lagnino se
non posson più ormai arrestarne 1' ir
ruenza irresistibile.
Trenta anni son passati ' dacché dai
tabernacoli sacri della giustizia repub
blicana ci lanciavano in isfida il guanto
inzuppato nel sangue dei ribelli di Hay
market, e quel guanto non fu ancora rac
colto: fummo dei vili.
Ci sfidarono i cosacchi del capitalismo
a Lawrence a Calumet a Ludlow, ogni
qualvolta stendemmo in piazza a chieder
pane e ad invocare il riconoscimento di
un diritto, coi più selvaggi massacri.
Pur ieri ci schiaffeggiavano baldan
zosi quando dagli spalti della città mor
mona si soffocava nel sangue di Joe Hill
la voce dell'avvenire.
Noi tacemmo ancora e curvammo im
potenti il dorso alle violenze che scende
van dall'alto.
Oggi, il colmo è raggiunto: la sete di
vendetta che arde i fachiri del conser
vatorismo degenera in follia sanguina
ria: la sfida non è più sporadica, ma gene
rale, non è più ad una setta, ma ad un
popolo; è la guerra dichiarata, e conti
nuar nel sonno letargico sarebbe vergo
gna. t
Dovunque la voce degli iloti s e levata
a chieder di poter leccar l'ossa del gran
festino industriale imbandito a gloria
maggiore della grande guerra; dovunque
l'eterno dormiente ha innalzata minac
ciosa la mano a segnare un limite alla
voracità del capitale, là à piantato le
tende la reazione più crudele ed infame,
mozzando sulle labbra degli insorti la be
stemmia col randello, con la galera, col
piombo; in attesa che dal consesso dei
rigattieri del diritto codificato emani
l'inappellabile verdetto di abbominio.
Da un capo all'altro del continente
da San Francisco a New York, da Sran
ton a Virginia inferocisce l'ira implacata
degli avvoltoi dell'ordine pronti a sca
gliarsi sulla preda, a divorarla a stra
ziarne cogli artigli voraci le carni sacrate
alle nobili battaglie del lavoro.
Pullula e divampa nei cuori della plebe
la scintilla che dovrà tosto infiammarli
al grande cimento, s'apre il varco alla
mente dei perseguitati un bisogno im
prorogabile di vita e di libertà, mentre
dalle roggie della politica e dell'oro, com
plice l'aristocrazia nuova del lavoro, si
complottano la vendetta ed il tradimen
to, e si ammaniscono le panacee equivo
voche a trattenere il gregge dall'ultimo
scatto e prolungarne di qualche lustro
ancora la mansuetudine.
Vendetta e tradimento, o ribellione,
servitù eterna o libertà: non v'ha via di
mezzo pel proletariato.
E là guerra salutare desiderata da noi
che da essa solamente attendiamo la li
berazione integra d'ogni oppresso, lo
sbaraglio di tutte le sozzure, di tutte le
infamie della società vecchia e decrepita,
la riscossa audace degli schiavi assur
genti a dignità d'uomini s'annunzia nelle
sue prime avvisaglie di sangue. Che non
saranno vane ove le scolte vigili d'avan
guardia forti per diritto, tenaci per con
vinzione, audaci per entusiasmo virile,
?i lancino alla buona battaglia. . .
Nando.
I piantaconfini della solida
rietà' operaia non trovino po
sto fra noi. Nell'agitazione per
tutte le vittime della reazione
lanciamoci tutti, con un cuore
ed un impeto.
Meglio cosi9!
Meglio così! Sangue de i morti, affretta
I rivi tuoi vermigli
E i f ti; al ciel vapora, e di vendetta
Inebria i nostri tigli.
Ma se i padroni non succhiassero il
miglior sangue dalle turgide vene degli
schiavi; se i governanti non sanzionas
sero con le loro leggi l'esoso privilegio,
le usurpazioni cotidiane dei ricchi e la
servitù dolorante dei diseredati; se gli
eserciti non si arrovellassero di tanto in
tanto nella strage caina sui campi di bat
taglia; se i poliziotti non commettessero
prepotenze, angherie, assassinii di sorta;
se i giudici non mandassero in galera i
reprobi, e il boia non impiccasse mai nes
suno domando io sapreste dirmi
voi cosa ci sarebbe a fare sulla terra tutto
questo gentame?
C'è poco da meravigliarsi illudersi e
commuoversi : o il padrone sfrutta o non
è padrone, o il governo opprime o cessa
di esistere; o il poliziotto incatena o non
v'ha ragione per cui debba portar le ma
nette in tasca, o il giudice condanna o
cessa d'esser tale.
Sordi al gemito diuturno del vento per
non sentire che il rombo della procella,
insensibili al lamento cotidiano del pa
ziente per non voltarci che al rantolo
della morte, noi ci svegliamo tratto trat
to, trasecolati, esterefatti, e gridiamo a
noi stessi, coprendoci il viso con le mani:
"Che infamie, mio dio! Ma qui noi
siamo in Siberia, fra i Papuas.fra i Cafri."
Come se nella violenza non trovasse
le sue scaturigini e i suoi puntelli l'im
perio borghese; come se di sangue non
fosse cementato tutto l'edificio sociale;
come se l'antropofogia non fosse la con
dizione necessaria all'esistenza dello Sta
to; come se la menzogna non fosse il cibo
quotidiano del prete, e l'infigimento la
la stipnate degenerativa del politicante;
come se all'ombra fosca delle democra
zie non fosse sempre in agguato il boia;
come se nelle forme dell'industrialismo
moderno non rivivesse il feudalismo e
nel moderno ordinamento giudiziario il
Sant'Uffizio; come se in tutte le latitu
dini non si fosse acclimatato lo stesso
regime di barbarie sotto diverse spoglie;
come se, infine, non fosse di ogni giorno,
di ogni ora la sanguinante passione pro
letaria. Ma se per la docilità dell'armento si fan
più voraci i lupi; se dalla rassegnazione
umile torna a più feroci persecuzioni la
mafia padronale; e se soltanto al bagliore
dei roghi e al rombo della mitraglia si
sveglia il dormiente; se soltanto la dop
pia razione dei digiuni vale a scuotere
le membra anchilosate della plebe, eb
bene, meglio così : non tutto è male.
Ad un patto però.
A patto cioè che svegliati dalla atro
cità dei disinganni pertinaci non ci asso
piremo mai più, che ci drizziamo per non
accasciarci più mai, per tendere i mu
scoli e la volontà verso più aspri cimenti
per assicurare alla libertà una più salda
garanzia, per squarciare la tenebra che
ci serra ed aprire un più largo spiraglio
alle luci dell'avvenire.
E lo potremmo sol che noi lo voles
simo: la salute è in noi. E' nella tenacia
della nostra volontà, nell'audacia dei
nostri atti, nello slancio delle nostre pu
gne ardimentose.
Quando il governo giunge al dispo
tismo cesareo, quando lo sfruttamento
dei padroni arriva all'iniquità, quando
l'attesa paziente nell'ingrato lavoro si
traduce in disperata agonia, quando la
rassegnazione non da nemmeno il gua
dagno della pace e non è ripagata che
di scherni e di irrisioni, allora il malcon
tento degli schiavi si inasprisce sino alla
disperazione, e la disperazione arroventa
l'odio e fomenta la vendetta.
Se dobbiamo giudicare dal coro di pro
teste e di maledizioni che partono dai
recessi più lontani che fin qui sembra
vano immuni da ogni infezione sovver
siva, se dobbiamo avanzare una previ
sione dal fervore con cui le fazioni d'a
vamposto riprendono di questi giorni
la lotta contro le orde nemiche, giova
sperare che la contesa che oggi si accende
non debba disperdersi con la nuvolaglia
delle effimere proteste mitingaie.
Non lo dovrebbe: pena la nostra per
dizione. Poiché in America dove si è
avuto Ludlow non si è ancora avuta la
Comune. Poiché non v'è ancora una
pagina rossa del sangue borghese nella
storia del movimento operaio in Ame
rica, e ve ne son mille da cui suppura in
vendicato il vermiglio sangue proletario.
La tormenta reazionaria infuria. Le
galere inghiottono a centinaia gli ostaggi.
I carnefici insaponano le corde.
Meglio così.
Lanciate le folgori della vostra ira
sulle plebi accosciate nella rinuncia e.
nella sottomissione, o semidei della terra,
perchè sotto l'infernale bufera del fuoco
non sia in esse rifugio nè tregua, nè sa
lute finché la servitù non cessi.
Corfinlo.
M
Continuazione del num. prec.
Altre scuole sorsero a sostenere che l'i
dea morale sarebbe venuta meccaniz
zandosi divenendo organica nella coscien
za individuale, cosicché la riflessione non
si sarebbe più osservata e tutta la vita
morale si ridurrebbe ad atti istintivi.
Tutti gli esseri viventi, immagazzi
nando le cognizioni morali acquisite e
ritenendo quelle ereditate, verrebbero
a costituire una società nella quale gli
atti istintivi avrebbero tutti uno stesso
punto di origine, uno adeguato sviluppo
uno scopo uguale e determinato, ossia
si verrebbe ad avere tutti i medesimi i
stinti, i medesimi atti, i medesimi biso
gni e starei per dire le medesime soddi
sfazioni se non avessi già detto che il pia
cere ci è dato solo quando riusciamo a
sottoporre qualunque atto o fatto di co
scienza alla osservazione e che essendo
conforme alla nostra natura vi s'imme
desima adombrando i pensieri di specie
diversa, fugando i contrarii e dominando
in tutta la sua forza nelle parti intime
degli organi sensitivi.
Ma la prospettiva che ci offre la vita
a base di istinti è così vuota e scialba,
da preferire la imperfezione morale di
oggi piena di emozioni e di lotte per il
miglioramento di noi stessi; poiché l'au
tomatismo incosciente ed unificato fa
rebbe dell'uomo una macchina perfetta
nel meccanismo, armonica nei movimen
ti, maravigliosa nei risultati.
Ed in questa età aurea, la donna d'al
tri non inspirerà più alcun desiderio ed
il marito o l'amante non avranno perciò
più occasione di essere gelosi ; si soppor
teranno le malattie e la morte con uno
stoicismo automatico ; si nascerà e si mor
rà v irtuosi senza avere la minima preoc
cupazione per la selezione del bello, del
buono, dell'utile.
Adesso, però, torna utile esaminare
sino a quale punto la moralità può dive
nire istintiva e sino a quale punto l'istin
to morale può essere modificato mediante
la riflessione.
Wundt osserva nel suo libro sull'Etica
che neppure le semplici percezioni dei
sensi sono riuscite a meccanizzarrsi nella
coscienza attraverso i secoli : il cieco non
ha la percezione innata della luce, nè il
sordo quella del suono; cosicché viene
alla conclusione che è impossibile ammet
tere che gli istinti morali potranno pro-r
fondamente imprimersi ed ereditarsi una
volta che presuppongano una moltitu
dine di rappresentazioni molto compli
cate rispetto all'individuo medesimo, ai
suoi simili al mondo esterno.
Wundt negando l'impressione e la ere
ditarietà delle idee morali, sospende l'e
voluzione in un campo misterioso, men
tre che noi pur ammettendo l'impressione
e la ereditarietà delle idee morali, riget
tandone la meccanizzazione, dimostria
mo come tutto ciò che abbiamo fissato
mediante la memoria, si distrugga sotto
l'osservazione dande luogo a delle idee
più complete e più coscienti.
A tal uopo è bene servirsi di una cita
zione di Spencer che viene proprio a pro
pizio per dimostrare che la vita futura
non si può ridurre ad un automatismo
giacché egli stesso dice che allargandosi
il cerchio del sapere, aumentano i suoi
punti di contatto con l'ignoto, cosicché
quando anche avessimo immagazzinato
un numero indefinito di cognizioni, un
numero ancora innumerabile di esse si
presenterebbe alla nostra investigazione
ed alla nostra conoscenza e sarebbe in
tal modo impossibile meccanizzare i sen
timenti morali che si centuplicano pro
porzionalmente alla nostra conoscenza,
e che pur fissandosi vanno soggetti a
modificazioni e possono scomparire sotto
la pressione di altri più conformi alla na
tura umana.
Infatti noi vediamo come nei mammi
feri sia istintivo l'allattamento nè ci s'è
dato porgere le mammelle ad una prole
che non fosse la propria, nè dare a balia
la prole per ragioni proprie; mentre che
nel genere umano la madre che allatta
il fanciullo non lo fa più per un atto irri
flesso, ma essa è cosciente del compito
al quale attende e se crede meglio dare
il suo bimbo ad altri per allattarlo, per
la sua salute cagionevole o per serbarsi
sempre giovane e robusta lo fa senza che
avverta la disarmonia per aver distrutto
mi: effetto ottenutosi innumerevoli volte
attraverso innumerevoli generazioni me
diante una causa che è stata privata di
ogni valore soltanto che la si è sottopo
sta alla riflessione.
. Un?altra funzione più essenziale anco
ra, quella delle generazione,, sta a dimo
strarci la modificazione degli atti istin
tivi e la avalorizzazione dell'automati
smo morale.
CONTRO
Lo Stato ostacola lo sviluppo delle in
dividualità. Perchè tutte le misure e le
istituzioni restrittive urtano col libero e
naturale sviluppo delle energie dei . sin
goli ed aumeuta fino ad una molteplicità
indefinita le nuove relazioni. Anche se
supponiamo la società più equa che si
possa pensare, e non teniam conto dei
casi fortuiti, il numero delle .relazioni a
cui lo Stato couduce non può nemmanco
essere preveduto.
Chiunque ha opportunità di impiegarsi
negli stadii superiori dell'amministrazio
ne statale, sa certamente, per esperienza,
quanto limitato sia il numero delle misu
re politiche aventi una reale ed immedia
ta ragion d'essere, e quanto elevato sia
d'altra parte il numero di quelle che han
no una relativa ed indiretta importanza e
sono totalmente dipendenti da disposi
zioni d'altro tempo e quindi ammuffite.
In tal modo si rende necessario un vasto
aumento di mezzi di cui lo stato possa
disporre, i quali mezzi sono prelevati dai
fondi che dovrebbero servire a raggiun
gere lo scopo che lo Stato vanta di pre
figgersi: il pubblico bene. Lo Stato non
richiede solamente più ampie sorgenti di
entrata, ma abbisogna anche di un'addi
zionale incremento di' norme artificiali
per il mantenimento della sua stessa si
curezza politica ; perchè, corneale parti
distinte della comunità perdono il legame
intimo che le associava e manteneva uni
te, il controllo governativo deve farsi più
attivo, più intenso e diretto.
Di qui sorge il calcolo certo difficile,
ma anche troppo spesso trascurato, se le
entrate di cui dispone lo Stato siano ade
guate a provvedere i mezzi pel manteni
mento della sicurezza. Se tali calcoli ri
levano una sproporzione, ci si affanna ad
incubare un nuovo ordinamento del tutto
artificiale che in fin dei conti non fa che
peggiorare la condizione degli stati e pro
cura (quantunque non ne sia la scia cau
sa) un male che è comune a tutti gli
stati moderni.
Non dobbiamo trascurare una manife
stazione particolare di questa perniciosa
istituzione (lo Stato) poiché essa sbarra
recisamente il passo al progresso umano;
ed è l'amministrazione della politica che
diventa in certi momenti così piena di
complicazioni da richiedere per non ca
dere in maggior confusione, un numero
incredibile di persone ad occuparsi nella
sua giurisdizione.
Ora, la maggior parte di costoro ha a
che fare unicamente con i simboli e ccn
le formule delle cose; cosicché degli uo
mini di grande capacità non sono sola
mente distolti dallo studio che sviluppa
e stimola la mente ed il pensiero, ed altri
che potrebbero impiegarsi in qualche la
voro più utile sono sviati dal corso retto
del progresso, ma le loro facoltà intellet-.
tuali soffrono immensamente da questo
impiego sterile ed unilaterale.
Nuovi cespiti di entrata vengono quin
di introdotti e stabiliti dalla necessità di
regolare gli affari di Stato che rendono i
sudditi sempre più dipendenti dalle classi
dominanti nella comunità.
I molti, gli infiniti mali che derivano
da questa dipendenza della classe asser
vita, sono così noti a tutti attraverso l'e
sperienza che non riteniamo farne qui
l'enumerazione.
Una volta abituati alla transazione de
gli affari di Stato gli uomini perdono
gradatamente di vista l'obbiettivo essen
ziale, e limitano la loro considerazione a
uull'altro che alla forma. Sono così in
dotti a tentare nuovi miglioramenti
forse sinceri nell'intento , ma inade
guati allo scopo richiesto; l'applicazione
di tali piani incompleti rende necessarie
nuove forme, nuove complicazioni e,
spesso, nuove restrizioni; crea quindi
nuovi rami della pubblica amministra
zione, che per un'efficace opera di con
trollo richiedono necessariamente un
grande aumento di funzionari. Di qui la
ragione degli aumenti periodici del nu
mero degli impiegati pubblici e l'inaspri
In Francia dove lo sviluppo intellet
tuale precede quello delle, altre nazioni,
si sostituiscono all'atto di fecondazione
e di generazione il calcolo e la volontà
personale; si ha così il numero della na
talità ridotto a cifra spaventevole; e che
ciò sia indice di progresso lo dimostra il
fatto che nell'antica Grecia ed in Roma,
proprio nell'apogeo della gloria militare
e politica il Neo-Malthusianismo era pra
ticato su larga scala.
U. Colarossl.
(continua)
LO STA TO
mento costante delle tasse, mentre la li.
bertà dei soggetti declina in proporzione.
Potrei ora presentare un interessante
contrasto di un popolo che gode di una
libertà illimitata e di una diversità ric
chissima di relazioni individuali ed ester
pe; potrei mostrare come in tali' condi
zioni devono rivelarsi forme meraviglio
se, più belle ed affascinanti per varietà e
originalità di quelle dei tempi andati,, che
tanto fascino esercitano ancora su noi
quantunque sempre caratterizzate dalla
struttura rigida di una civiltà meno raf
finata in cui si produssero; potrei quindi
procedere a dimostrare quali nuove forze
sboccerebbero e maturerebbero dalla co
ordinazione libera delle cose esistenti;
quando ogni individuo libero da qualsiasi
coercizione esteriore, circondato dalle
forme più squisite trasformerebbe le at
tuali espressioni della bellezza in anima
della sua vita con quella sbrigliata spon
taneità che s'accresce col crescere della
libertà: io potrei additare con quanta de
licatezza e raffinatezza la vita interna de
l'uomo spiegherebbe la sua energia e bel
lezza; come essa diverrebbe presto l'alto,
l'ultimo oggetto delle sue cure, e come
tutto quanto v'ha di fisico e d'esteriore
sarebbe trasfuso nell'essere interno e mo
rale, ed il vincolo che lega assieme le due
nature guadagnerebbe forza durevole,
quando nulla intervenisse a disturbare la
reazione di tutti gli atti umani sulla men
te e sul carattere: come nessuno si sacri
ficherebbe ciecamente per l'esclusivo in
teresse di un altro; ma mentre ognuno
usufruirebbe efficacemente della misura
di potere affidatagli, sarebbe ispirato da
un sentimento maggiore di premura a
dare al suo potere e alle sue capacità
uno scopo anche agli altri benefico; come
ognuno progredendo individualmente,
sboccierebbero le più svariate e squisite
modificazioni del carattere umano e l'im
moralità diverrebbe più rara essendo il
risultato della debolezza e delia deficien
za; mancando ad ognuno il potere di sog
giogare gli altri, tutti sarebbero indotti
a migliorare il proprio essere dalla neces
sità persistente all'infinito di mantenere
la coesione di tutti: come in un popolo
simile non una sola energia, non una ma
no sola andrebbe trascurata o perduta al
lavoro di elevamento e di emancipazione
della razza umana; e finalmente come at
traverso il fuoco di queste energie con
centrate le vedete di tutti sarebbero di
rette ad un fine unico scostandosi da qual
siasi scopo che fosse falso e meno degno
dell'umanità.
Io potrei allorfrxoncludere dimostran
do come le conseguenze benefiche di una
simile costituzione sociale diffusa fra i
popoli di ogni nazione, servirebbero ad
allontanare dall'uomo una parte immen
sa di quelle tendenze che sembrano radi
cate in noi ed impossibile a liberarcene,
come lo spirito di distruzione, le ostili
animosità fra uomo ed uomo, l'eccessiva
indulgenza alla lussuria.
Ma mi basta aver smussate le maggiori
angolosità del problema in una revisiote
generale e di aver lanciate alcune idee
suggestive per un piO maturo esame ed
un migliore giudizio.
Se noi svolgiamo l'argomento fino alle
sue ultime conclusioni, il primo ad essere
posto fuori discussione, come indubbia
mente vero è il principio che lo Stato
deve astenersi da qualsiasi preoccupazio
ne pel benessere dei cittadini e non pro
cedere oltre il necessario nella difesa del
la loro sicurezza e nella protezione con
tro le potenze straniere; poiché per nes
suna ragipne esso dovrebbe imporre re
strizioni alla loro libertà.
Quanto più un uomo agisce da solo
tanto meglio sviluppa la propria indivi
dualità. Nelle grandi associazioni egli è
troppo suscettibile a diventare uno stru
mento dell'altrui volere. Un effetto fre
quente di queste unioni è di permettere
alla cosa di sostituire il simbolo intral
ciando la marcia del progresso. I gero
glifici dell'antichità, morti da secoli, non
inspirano come la natura che palpita e
vive.
W. Voti Humboldt.

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