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L'indipendente. (New Haven, Conn.) 1903-193?, February 19, 1916, Image 1

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NEW HAVEN,. CONN. 19 FEBBRAIO 1916.
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- ENTERED AT THE POS'T'OETFICE OF NEW HAJVEN AS i SECOND 4 OliASS LEATTTER
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D ipsiÈCO' 'dxElll3ai:(Lfl.2rrai
. Paniamo delle faccende dell'in
tesa, . delle ; quali si è tanto detto
m questi giorni; e parliamone per
veuere se dalle molte cose dette
si possa incominciare a pensare
l'.fì P l M rit.PSB ' fiìn rttir motfnnai fiiilln
uuona vk, (Quando si ebbe la no
uzia della caduta del lowcen, si
scatenarono le recriminazioni con
tro l 'Italia, da parte della stampa
irancese e inglese j poi vennero le
tLieiuaraziom deli'on. . Barzilai ' a
lioiogna, e il linguaggio dei gior
nali di Parigi e di Londra, fii modi
ncó j- inline vennero ancora altre
dichiarazioni del ministro triesti
no à Padova ; e eon 4 queste dichia
razioni entrammo nella iase ; defì-,
nitiva delia polemica. , i l;
attestano uunque lisaati per il
presente e per l'avvenire, per la
. i-rnhHfj a non li: arrvrift '"rnnnt.i'uft.
guenti: i.j la- responsabilità legii
a v vehiménti. ; sull'altra sponda, del-
puce, l 'Italia. iaciusa.ijiià nessuna
attra potenza esclusa r 2. ia jrfìspo
i-onilih, Al nnitin- rial !a otaeaa
DaMiUbttC' lucilo 00aH )r ak
me ai Oggi, poiché jSeri)ia .e.Monte-
ncsirrn non rinsnirnnn ia denofre.
neii'inr eresse di tutti le -loroipàr
ticolari vedute,isia- di ilronteìaiia
Bulgaria, sia di frónte alle aspira
zioni adriatiche dell'Italia j 3. tut
te le ragioni che si portano , oggi
gii errori commessa, uauavju'uui u
, pace non potrebbero in avvenire
tessere più ripetute, percnè , ; io
disse a Padova Ton. Barzjlai r-
sìasmi e di sacrifici, non perdone-
KhKcin vìi cimili Trnri ni lorrt
governi". ,
Quest 'ultima . considerazione è
un po la morale della malinconica
favola. Ma possiamo essere ben si
curi che simili errori .non si ripe
teranno h o, , ini altre , parole, pos-
ioTYift varin.mont.ft nrftflftrft . jl. ftòlorò
jl gitali aai9iiuiauu u.uu&
plice(è ora ben concorde, e ben fer-
ti ' i. J -j.à.J
. rttt n 1 1 r cidi nil ra Y l n h n a I in Q fi Tn
ma neiie sue ìaee circa l'aviconuottn
della 'guerra? , i -.'
JUn argutoeritiqmilittarfìfranr
cese osservava m questi giorni cne
è molto fdif fìpile giuocare agli scac-
chi in parecchi: e questa difficòl-'
tà, purtroppo,i rimane,) perchèrsa-
- .1 1 T '
ranno sempre, ancnq ne,i .miglior
accordo, quattro teste diverse da
questa parte della (scacchiera-contro
la sola1 e grossa testa-tedesca
che dirige il giuoco dalUaltna,. par
te. Ma iL difficile non è l'impossi
bile. Soltanto, è forse f legittima
una domanda : ìhi nuò;darci noti
zie del consiglio di guerra tra gli
lalleati: che - se non erriamo - si
è riunito una ivoltatsola ?
iettiamo da parte le illusioni
. uitMiiiiHiiiiiiiiiiriiiiiniiiiin
: Guglielmo II sta male : tra Vien '
na e Budapest fervono polemich
sintomatiche ; il "Berlin Tage
,blatt" 'ammette apertamente ché
Berlino vi sono state manifesta
ziòni popolari per.il disagio creato
dalla guerra . . . ? Di tutte queste
notizie si fa un, gran parlare, e d
tende ad annettervi una speciale
mp or tanz a. -v Ancorai una volta fd
tratta, secondo noi, di nn errore di
prospettiva.. Guglielmo ì II? tpo
trebbe anche sparire dalla scena
della vita, senza che questo fatto
cvtssa a TÌpcrcuotersi -nel! 'and
Cè stato, e c'è ancora, un certo
movimento di discussione intorno
alla, politica di guerra, del gover7
no italiano. Nella stia mpa, abbia
mo potuto, notare attacchi diversi
-che la censura, con lodevole larr
ffhezza. ha- lasciato -Tuaesar e in
giornali democratici j a. Monteci
torio,' abbiamo avuto gli accenni
di malumore dei socialisti riformi
!
sti e dei ra dicali. In generale, dun
que, si può parlare di un certo
malcontento ' degli V interventisti
di estrema Iia denominazione c
autorevole.8 oerchiè usata dal ' ' Po-
p olórJ d 'Italia V il quale tien e : a!d
illustrare le ragioni per le quali
gli ' interventisti d 'estrema ' f ham
dato il loro appoggio al governo ;
rimprovera' a w questo di non aver
accoltosempre i 4oroconsigli, am
rhonimentie incitamenti ' V deplo
ra che gì" ' intèrventistì ' d'estre
ma' ',s siano rappresentati nel gabi
flètto dai un: solo ministro, il Bar
zilai : e conclude che i torti del go
.verno verso di .èssidevqno èssere
riparati prima che si riàpràIajGaT
mera". ? v '':-!;"
-W? Sembra,; dunque clf democratici
eiflpciaUstMinteEventisti vogliano
subordinare-adunrimpasto mini
steriale, con una più tlarga parte
cipazione dei propri rappresentan
ti, la loro Ìnfpm: condotta ? verso
il ministero. A sentire invece-l'"A-vìanti
! ", ossi i inizierebbero oggi
"la loro ritirata sull'Aventino, per
sottrarsi a responsabilità, che essi
cominciano a considerare alquan
to gravi. per i loro omeri": e l 'òr
gano dei socialisti ufficiali trova,
naturalmente, che questa "mano
vra arriva in ritardo".
Noi non sappiamo. Raccogliamo
"dei sintomi e stiamo ialla fine
stra. Ma ci si permetterà almeno
di notare la differenza che passa
tra -iLcontegno di coloro che, dopo
aver-voluta la guerra, vJ sembrano
oggi,- ali 'apparire, di difficoltà, che
pure tutti ci- auguriamo sormonta
bili, tendere a distinguere le re
sponsabilità e magari ia rompere
la concordia nazionale m. con quel
lo di coloro , che, pur non avendo
prima spinto alla guerra, l'accet
tarono,rtPOÌ,; con. , ferma .disciplina
patriottica e a,. .questo dovere di
disciplina qualunque sia il doro
giudizio su uomini e cose mo
strano di non. voler venir meno.
u ? lIfPNIBTRO RICCIO
AL FRONTE
--(ROMAr 16 IkMini'strot.delle
Pose e Telegrafi on. Riccio sabato
si recherà al fronte per ispeziona-
re quei servizi, postali, telegrafici
e telefonici.
mento della guerra.; gli unghe
resi discutono dà diecine di ann
con gli austriaci sugli stessi tem
dei quali discutono oggi, e quando
scoppiò la guerra europea si batte
rono meglio di tutti gli altri popò
li del variopinto impero : e anche
oggi si battono accanitamente su
tutti i fronti, compreso il .fronte
italiano; le -manifestazioni po
polari, di Berlino sono, senza dub
bio, un ; sintomo ; ma non bisogna
dimenticare che , avvengono in un
paese dove perfino i socialisti son
pur la "guerra e dove ò instaurat
un rigido regime militare.
Noi cadiamo nel solito errore d
giudicare delle cose degli àitr
paesi secondo la nostra mentalit
democratica, jln piaesi - come 1 la
Francia e l'Italia fatti come quel
li che abbiamo ricordati potrebbe
ro avere forse un valore che non
hanno in Gernuania come non lq
hanno in Russia, dove le recenti
e non lievi vicende della vita poli
tica interna non hanno .impediti
la continuazione della guerra, i
rigetto delle proposte di pace se.
parata, la ripresa "offensiva degl
eserciti di Ivanoff. E dovremmo
invece ripetere ogni giorno a no
stessi e al nostro paese che non con
le facili illusioni, ma solo con la
fermezza, con la costanza, con la
resistenza ad ognr sorta di sacri
fizi, si vincono le guerre. ;
Appunto alla necessità di questa
resistenza si iè richiamato l 'on. Sa
landra nella lettera ' che indirizzò
ai membri dei due rami del Parla
mento per invitarli ad adoperars
pel prestito nazionale. La lettera
è uno di quei documenti che ripro
ducono, nella loro semplicità, una
situazione. IL'on. Calandra ebbe
già a scrivere un 'altra volta, dopo
la nostra entrata in guerra, ai de
putati e senatori: e fu il 30 maggi
dell'anno scorso, per invitarli al
ropera civile a 'benefìcio delle fa
miglie dei richiamati. Diceva al
lora egli", a proposito delle molt
domande di parlamentari che volé
vano reciarsi al fronte : " In verità
l'Italia non ha bisogno in que
sto momento, e ho fede non avrà
bisogno neppure in .avvenire, di le
ve supplementari : il suo esercito,
ben costituito, ben munito, è suffi-
t a tutte le difesie. Se mai, di una
ciente a tutte le difese. Se mai, di
unta sola leva supplementare avreb
be bisogno e questa vorrei che fos
se una vera; leva inr massa : per la
protezione delle famiglie che l'eser
cito e l'armata lasciano dietro j d
loro in tutte le terre del bel pae
se . i.
, Ora l'on. Salando ha raccoman
dato ai membri del 'Parlamento
la propaganda per il prestito con
queste gravi parole: "Da Patria è
impegnata in una lotta vitale che
per noi come per gli altri bellige
ranti, richiede mezzi di uomini, d
munizioni, e però di denaro, in mi
sura tale che nessuno avrebbe po
tuto prevedere. Do, sforzo imman
non sarà vano; sarà anzi fecondo
anche di benefìcii materiali se co
ronato dal successo. Pel successo,
è condizione necessaria disporre 'di
mezzi copiosi forniti in tempo uti
le. D'Italia che ha superate, con
la prova delle sue armi, le aspet
tative del mondo, deve superarle
anche con la sua energia e conia
sua resistenza economica".
Il tono è forse diverso oggi da
quello che era il 30 maggio, quan
do la guerra era appena stata dir
chiarata; ma questa differenza è
sincerità. CL'on. Salandra rileva
oggi che la guerra nella quale l'I
talia è impegnata richiede mezzi
"che nessuno avrebbe potuto pre
vedere". Ebbene, questo è tappun
to ciò che si deve far comprende
re all'opinione pubblica italiana
invece di nutrirla di facili, illusio
ni ; questo è ciò che si deve instan
cabilmente ripetere ; la necessità
di affrontare serenamente i mag
giori . sacrifìci, perchè la guerra
possa terminare con la vittoria. E
non rveò5iamo perchè . giornali e
pubblicisti italiani non dovrebbenfc
essere altrettanto sinceri quanto 1
è il Presidente del Consiglio.
Dall'apogeo alla decadeva
1 della Gloria Montenegrina
Si racconta che Francesco Giu
seppe viaggiando,- circa trent 'an
ni addietro, in Dalmazia, riceves
se a Cattaro la visita di Nicola,
allora solamente principe del Mon
tenegro. I (due sovrani s'incontra
rono in quella luminosa piazzetta
che si trova innanzi alla banchi-ì
na del ( porto, presso quell'antico
arco annerito che sembra tolto di
peso da un angolo di Venezia o di
Aquileia e, che si specchia nel cri
stalloverdastro delle aicque chiu
se da ogni parte. Avevano di fron
te il f ormidabile massiccio del Do
ween nudo, brullo, con quei suoi
ciuffi di vegetazione stentata, con
quelle caverne nere che lo rendo
no selvaggio, pauroso. Il Princi
pe era sceso allora da quelle bal
ze, che sembravano inviolabili e
sulla cui inviolabilità s'era creata
in tutlta Europa una leggenda che
oggi la realtà e la debole difesa
opposta dal Montenegro hanno de
finitivamente fatta tramontare. Do
imperatore salutò il Principe e,
indicandogli il monte, gli osservò :
"Mio fratello -abit a molto in ai
to....". E il principe grave e tri
ste rispose: "I turchi mi hanno
presa la terra e gli austriaci il ma
re, non mi resta che il cielo f
flPorsevfin d 'allora, l'aquila im
penalo ;?séiiia gioiasinistl A del
futuro possesso di quel nido altis
simo posato sulle rocce tra nubi,
di fronte alla conca frastagliata
delle Bocche famose. E la vecchia
aquila aspettò paziente, cauta, in
sidiosa, in attesa della occasione
propizia.
IL NEDO DELL 'AQUILA.
Essa ora è giunta, fatalmente,
inaspettatamente. Perchè nessuno
avrebbe mai pensaìto mesi addie
tro, che la (Ozernagora si, sarebbe
potuta forzare con la forza comu
ne delle armi e degli uomini, con
i mezzi di cui la guerra moderna
dispone. Pareva una cosa formida
bile quella montagna, inattaccabi
le, che si sarebbe potuta difende
re da sè, con la inaccessibflità, con
la maestà terribile del suo aspet
to; e sulla quale, ad ogni modo,
si credeva che i montenegrini a-
vrebbero versato fin l'ultima goc
cia di sangue, prima di cedere.
Del resto, lo sventurato piccolo
paese e abbiamo la convinzione
che essersi dato vinto al nemico
sia l'ultima delle sue sventure
sconta ora, oltreché gli errori al
trui, le sue audacie del passato,
le magnifiche provocazioni contro
i più forti; audacie e provocazio
ni che crearono intorno al Monte
negro ammiratori e nemici, e che
costituirono la sua forza e la sua
debolezza, la sua fortuna e la sua
decadenza di oggi.
Questo popolo di montanari e
di guerrieri che dal nulla si era
costituito in Stato forte, rispettato
e indipendente, dopo aver vinto
mezzo secolo ; addietro il ? primo
suo grande nemico, il turco (che
attraverso i secoli gli aveva occu
pato due volte la capitale) non
aveva avuto, da allora, che ;una
sola audace (aspirazione : quella
di battersi col nuovo e più forte
nemico, con l'austriaco. Lo ricer
cava, lo pungeva, non .lasciava
sfuggire occasione per incontrar
lo, per provocarlo.
Quando nel lftlO mi recai a Oet
tigne per f assistere all'incoronar
zione di Re Nicola, e presi occa
sione per studiare il fenomeno po
litico di quel piccolo popolo che
non ascondeva, fin da allora, la
incredibile velleità di assumere un
atteggiamento di . preminenza su
tutti i popoli balcanici, 'mi colpì
sopratutto la psicologia popolare
antiaustriaca che il (Montenegro
assumeva in quella circostanza'
solenne e che i responsabili inco--raggiavano
con il lord silenzio e
con la loro tacita connivenza. Il
ragionamento politico di quel po
polo di montanari, e di lottatori,
che celebrava allora, nella perso
na del Sovrano, i giorni della glò
ria e della felicità della Patria,
era molto semplice: "Se il Re Ni
cola essi dicevano .che è il
più vecchio fra tutti i Sovrani del
la Balcania, vuole ingrandire il
suo regno, e unire in un solo palpi
to tutti i serbi e gli slavi della bas
sa Europa,' è necessario che noi
sgombriamo il - terreno dall'osta
colo maggiore, dal nostro eterno
nemico: i austriaco".
E per questa psicologia impe
rialista, pare impossibile ! i figli
della Ozernagora si erano foggia
ta la loro anima - essenzialment e
antiaustriaca, si erano educati a
Stato moderno, .avevano messo in
sieme lavoro capitale (lina specie
di villaggio diplomatico,;yùnr-mk-'gnifi
eo ter.m om etra .Àiblso bal
canico ) avevano costituito un esèr
cito; per essa parlavano, agivano,
facevano della politica ; per essa
vivevano ; per preparare la lotta
futura: la lotta che essi stessi nin
potevano prevedere e chi' lo
poteva allora ? . così tremendar
così impari alle loro eroiche forze,
così fatale. : '"J')-?''i i .
L'AUSmiA IAIVORA. ? r
All'epoca dell'incoronazione Idi
Re Nicola, ricordo, ancora non era
svanita, l'impressione idi sdegno e
di rancore per l 'occupazione au
striaca della Bosnia e dell'Erze
govina ; impressione : molto, ma
molto più forte nel piccolo Monte
negro che non nella grande Italia.
Da noi, allora, nessuno' pensò" ul
serio alla guerra; ma a Oettigne,
tutti, cittadini é soldati, ministri e
principi, volevano scendere in ar
mi e rodevano il freno perchè una
qualche misteriosa, forza diploma
tica aveva loro impedito di dichia
rar e guerra ali TAustrià Magnifica
e audace psicologia che- negli (ul
timi anni, però, si era venuta af
fievolendo, non già nel popolo o
per un qualche mutamento del suo
spirito, ma per un evidente equi
voco atteggiamento di; alcuni cir
coli politici dirigenti i quali ave
vano i loro rappresentanti, a tutti
noti, anche nei circoli di Oorte.
Non erano, difatti, un mistero i
buoni rapporti tra alcuni perso
naggi politici montenegrini e il
governo di Vienna. ; t ' ì
, Il contrasto oggi, dopo "tutto
quel che è avvenuto, apparisce
troppo forte; il raffronto sorge
spontaneo, pieno di tristezza. iChi
ha vissuto i giorni della gioia mon
tenegrina, quando il vecchiòì So
vrano, in una aureola di gloria fu
salutato con ammirazione da tut i
Europa non può non sentirsi oggi
stringere il cuore vedendo j che
tutto il magnifico sogno del ITe
della montagna sia così, sfamato
d'improvviso, tutto il ; lW gO
faticoso lavoro dlfiO Anni di poli
tica sia andato distruttole - che la
improba costruzipnéiv fatta dì sa
crifìcii edi sangue; si. sia abbattu-
ta di un tratto in una rovina dalla
quale speriamo riesca a salvarsi
--e la storia lo dirà l'onore del
Montenegro. , '
GLORIA CADUTA ! ,
Ricordo ancora, in una' magnifi
ca ee chiara mattina d'estate, la
cavalcata dei cavalieri d eli 'E r.e
govina innanzi alla casa del Re.
Gli efzegovesi erano venuti a Cet
itigne sui loro piccoli cavalli; tra
versando monti e valli, v affron
do ogni disagio, lasciaudo dietro
di loro, nell'anima del nuovo pa-drone,-un
sospetto : e tutto per sa
lutare j il "gospo dar ", per rivol
gergli; un augurio nelln. --grande
solennità, per riaffermargli le spe
ranze che avevano in lui per di
mostrarsrli ché il fatto storico no.
co prima avvenuto) l'occupazio
ne austriaca dell'OErzegoyina , a
veva fatto rimanere adamantina
la loro fede nel grande ideale pan
serbo"che f tutti -anima a in quel
momento. Ho .vìva nella . memoria
la "parata" che essi f ecero dinan
zi al balcone del Re cariccollando
sui loro cavalli,' mentre lino di essi
così diceva' rivolto , al Sovrano :
"SijErnore. i tuoi fi srli-chr. attende-
vlano la redenzione ti salutano
e ti augurano vita fino a che il so
le tramonti per l 'ultimo giorno ;
noi viviamo in pace nella nostra
terra soggetta allo straniero; ma
quando tu voglia, ' r ricordalo, o
Nicola, ad un solo tuo cenno le no
stre armi son tue".-
E iil Re, dall'alto del balconf.
con acceàgrave e trhtc rispC-f-e :
"Non crediate o miei suddit. vi
cini e 'lontani, che l'opera no tra
(e alludeva allo sforzo politico e
militare compiuto dal Moit ''ne
gro in 50 anni di lotta) si esauri
sca in questo caduco giorno di glo
riai No, figli miei; bisogna conti
nuare nell'opra opera ei aver
sempre nel cuore la- spina della
giornata dì : domani IL Montene
gro è ancora piccolo nei suoi con
fini, ma è grande per il suo valore ;
e f voi, doiveté raddoppiare questo
valore 'per-' raddoppiare; la gran
dezza della patria ". .
, Alle parole del : nuovo Re , ri
spondevano, per, le assolate vie di
Oettigne, come un 'eco i canti di
gioia del popolo festante; voci di
gioia che erano i lontani preludii
di tanto dolore.
Ma, intanto, . mentre per le vie
si tripudiava e mentre al "bazar"
il vecchio rapsoda lùrido, dal
le occhiaie vuote e chiuse - can
tava, poggiandolo sulle vibrazio
ni dell'unica corda lamentosa del
la sua "guzla", il canto delle glo
rie e degli eroismi della Ozerna
gora, nei cròcchi diplomatici della
. (Continua in 6.a pagina)
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